Ci sono tutti i personaggi chiave dell’Amleto di Shakespeare: il principe danese, lo zio Claudio, il nuovo regnante, sullo sfondo, nel ruolo di possibile correa nell’assassinio del marito, la madre di Amleto Gertrude. E ancora, appaiono il consigliere Polonio, Ofelia, Laerte, Orazio e lo spettro del padre di Amleto. In ventitré monologhi si snoda un percorso attraverso il dramma shakespeariano nello spettacolo Amleto a Casa Saddi andato in scena nei giorni scorsi, dove i personaggi si materializzano da diversi punti della Novecentesca dimora campidanese nel centro storico di Pirri, Cagliari.
Gli interpreti sono 28 tra ragazze e ragazzi tra gli otto e i diciotto anni diretti da Monica Zuncheddu, che nel 2004 ha fondato la Compagnia dei Ragazzini di Cagliari, l’unica compagnia teatrale stabile di ragazzi in Sardegna.
Ognuno di loro ha già un proprio approccio al personaggio, un carattere che emerge con forza. Ed ecco tanti Amleti, tante Ofelie, varie apparizioni di Claudio e Polonio e così via, che si legano le une alle altre senza cesure, come tanti passaggi di testimone fatti con naturalezza e senza tempi morti.
Le interpretazioni sono intense. E ti chiedi quanto lavoro ci sia dietro per metabolizzare dei testi così densi di significati: qual è il destino dell’uomo, la crisi dell’identità, la vita come rappresentazione, amore contro obbedienza alle regole, delusione e follia, e così via. È un lavoro impegnativo, non solo di grande valenza didattica, perché immerge i ragazzi in un contesto storico, culturale, filosofico (siamo nel mezzo del passaggio all’epoca moderna), ma anche di stampo formativo, perché li forgia, li allena ad entrare dentro il personaggio come non mai e di conseguenza ad esplorare la propria dimensione emotiva.
Lo spettacolo nasce da un progetto più ampio dal titolo ‘Amleto on the Street’, che si sviluppa ai tempi del Coronavirus come reazione naturale a un sentimento di privazione che non ha escluso nessuno, nemmeno i ragazzi e le ragazze della compagnia e la loro regista, Monica Zuncheddu, che durante il lockdown dei mesi scorsi e la chiusura dei teatri ha lanciato una sfida ai suoi giovani attori e attrici e cioè quella di raccontare una delle più grandi tragedie di tutti i tempi.
Perché Shakespeare? Perché il bardo, attore e autore, visse nel ‘600, in un’epoca caratterizzata dalla pestilenza che allora, come oggi, costrinse i teatri a chiudere. È in questo periodo che Shakespeare, relegato nella sua abitazione e privato dei contatti e delle relazioni, dà vita ad alcune tra le sue più grandi opere teatrali. “E’ un lavoro partito da ottobre dello scorso anno – spiega Monica Zuncheddu – realizzato online su Zoom. Con ciascuno dei ragazzi abbiamo affrontato il testo, provato, lavorato, e registrato i monologhi audio poi trasferiti in codici QR, e di seguito applicati alle locandine da affiggere per le strade di Cagliari. Amleto on the Street si inquadra all’interno di un progetto più ampio del Teatro del Segno, diretto da Stefano Ledda: il progetto interdisciplinare e di intervento sociale Quartiere senza Teatro. Il Teatro T’SE ha sede nel quartiere di Is Mirrionis ed è da lì che cominceremo ad affiggere le locandine con i codici QR, da cui poter ascoltare i nostri monologhi”. Da settembre prende il via la distribuzione nei quartieri cittadini.










