Sotto una spessa patina di estrema violenza e degrado psicologico, si nasconde un’opera che urla contro i poteri forti delle istituzioni che limitano di fatto la libertà dell’essere umano. Il controllo sul libero arbitrio visto in chiave estremista. Il titolo del capolavoro di Kubrick trae il proprio significato dal termine inglese “as queer as a clockwork orange”. Tradotto letteralmente “strano come un’arancia ad orologeria” viene utilizzato per indicare una persona dall’apparenza normale che in realtà è particolarmente strana.
Purtroppo, nei primi anni Settanta, il pubblico non riuscì a guardare oltre le scene di estrema violenza e, per questo motivo, il film non superò gli scrupolosi controlli della censura (i meccanismi della censura e la sua abolizione disponibili su questo link). In questo caso fu lo stesso regista che, a seguito di diverse minacce di morte per lui e per la sua famiglia, decise di ritirare il proprio lavoro dalle sale cinematografiche dando vita ad un vero e proprio caso di autocensura.
Sono trascorsi ormai cinquant’anni dal lontano 1971 quando un appena quarantaduenne newyorkese, regista e sceneggiatore, Stanley Kubrick, allora già famoso per capolavori come ‘Spartacus’ e ‘2001: Odissea nello spazio’, filmò il suo ultimo lungometraggio creando un nuovo genere cinematografico. ‘Arancia Meccanica’, nonostante rimase a lungo incompreso, ispirò e tuttora ispira innumerevoli registi.

E pensare che, inizialmente, lo stesso Kubrick si rifiutò di girare un film basato sul romanzo omonimo di Anthony Burgess perché lo considerava non idoneo per la sua visione cinematografica. Fortunatamente cambiò idea qualche anno dopo quando vide all’opera l’attore Malcolm McDowell (l’Alex, protagonista di ‘Arancia Meccanica’) che risvegliò in lui l’interesse nell’opera. Ironia della sorte fu che l’attore non conosceva affatto Kubrick e, in un primo momento, lo confuse con il regista Stanley Kramer (‘Indovina chi viene a cena?’).
L’opera originale aveva una durata di quattro ore ma dopo un’intensa opera di tagli venne ridotta a poco più di due ore e quindici minuti. Il resto del materiale venne fatto bruciare ad un assistente dallo stesso Kubrick.
Costato appena due milioni di dollari, ne incassò oltre ventidue solo negli Stati Uniti. Le parole ‘Arancia Meccanica‘ apparvero presto fra i titoli delle notizie di cronaca per indicare delle tipologie di crimini ispirate a quelli perpetuati dalla banda immaginaria del film, ‘i drughi’. Quello che forse è meno noto è che lo stesso autore del libro si è ispirato in prima persona a fatti realmente accaduti, quando assieme alla propria moglie, allora incinta, vennero aggrediti e pestati da quattro marines americani. Nel pestaggio la moglie perse il figlio.

Tante le curiosità attorno al film. L’attore Malcom McDowell, ad esempio, si ruppe diverse costole durante alcune riprese e perse temporaneamente la vista ad un occhio durante l’iconica scena che raffigurava la sua “rieducazione” attraverso la cura ‘Ludovico’.
La scena in cui il protagonista canta ‘Singin’ In The Rain’, oltre che improvvisata sul momento, creò diverse polemiche con la star Gene Kelly che ne rivendicò i diritti d’autore per l’utilizzo del brano.
Per dimostrare di essere in grado di riuscire a produrre grandi film anche con budget più contenuti, Kubrick girò l’intera opera utilizzando come set luoghi reali. L’unico set artificiale fu quello della latteria.
La colonna sonora, composta per la maggior parte da musica classica, prevedeva la presenza del brano ‘Atom Heart Mother Suite’ dei Pink Floyd. Il gruppo, non avendo chiara la porzione del brano che il regista avrebbe utilizzato, non rilasciò i diritti all’uso.
Infine, a causa delle manie di perfezionismo del regista, la scena dello stupro venne girata innumerevoli volte, sostituendo alla fine anche la prima attrice che abbandonò il set per motivi di stress.










