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A spasso nel tempo con Federica Valdés

Di Giacomo Pisano
17/06/2020
in Interviste, Moda
Tempo di lettura: 5 minuti

di Giacomo Pisano

Da anni una fetta del mercato della moda è rivolta agli appassionati di abiti d’epoca originali o di capi ispirati al fascino di tempi lontani. Rivenditori specializzati, fiere a tema, mercati e negozi con uno sguardo privilegiato al passato che fatturano cifre da capogiro tanto da influenzare costantemente anche la moda mainstream e le passerelle. Un trend in costante salita che ha portato alla riscoperta di tessuti antichi, fantasie desuete e accessori che conferiscano un’allure particolare. Non parliamo di costumi o rivisitazioni bensì di una personalizzazione di elementi delle mode trascorse per ricreare uno stile che risponda anche ai dettami della contemporaneità. Accostamenti cromatici, dettagli, e non ultimo tagli e confezioni, ovviamente, che richiamano un’eleganza antica da mescolare con elementi più attuali, urbani e street. Principe di Galles e pvc, stampe con teschi e lurex, tartan tonalità pastello e stoffe dai motivi inusuali si incontrano nei lavori sartoriali di tre brand cagliaritani: Taylor’s Touch, Skullture, Valdisandmapy. Accanto al loro lavoro come stiliste c’è anche una dj che da anni porta avanti un discorso legato al vintage sia nell’outfit che nella musica: Nostalchic (qui tutte le interviste)

Valdisandmapy: “La prima parola che mi viene in mente è evocativo. Mi piace pensare che le mie creazioni con un solo colpo d’occhio portino l’osservatore all’interno di un luogo e di un’epoca ben definita. Sono una nostalgica, quindi mi piace rivisitare i grandi classici ma soprattutto le icone di stile, non tanto in chiave moderna, quanto più in chiave personale”.

Quali sono le tue influenze (arte, musica, moda, cinema, letteratura)?

Fortunatamente ho sempre avuto molta curiosità per tutto ciò che è arte, sin da piccolissima. La mia famiglia è stata di grande aiuto da questo punto di vista, e crescendo ho sviluppato una fortissima passione per cinema e musica. Colleziono dischi, ho suonato il violino, suono sia la chitarra che il pianoforte, canto ma soprattutto sono una grande appassionata di storia del cinema, un campo che mi affascina moltissimo, da sempre. La maggior parte dei capi che realizzo hanno molti richiami musicali, ma soprattutto cinematografici. Mi piace vedere nelle mie creazioni rimandi a determinati contesti raccontati nei film che ho amato di più e che sono stati fondamentali in alcuni periodi della mia vita e nella mia formazione. In generale mi ispiro a quelle sono le mie grandi icone del cuore, che vanno da Greta Garbo a Twiggy, passando per la Monica Vitti di Antonioni, ma anche al mio artista preferito di sempre, David Bowie, a Diane Keaton nei film di Woody Allen, ai New Romantics, a Lou Reed e tanto tanto altro. In fin dei conti con i miei abiti racconto molto di chi sono, e molto di ciò che sono lo devo ai film che ho guardato e alla musica che ho ascoltato.

rbt

Quale pensi che sia, rispetto agli altri stilisti, il tuo point of fashion, ovvero la tua peculiarità specifica?

Penso che la mia caratteristica principale come creativa sia quella di farmi trasportare molto dal mio istinto visivo. Parto dalla scelta delle stoffe, da quello che visivamente, ma anche al tatto mi trasmettono, il progetto arriva dopo, “appena la stoffa inizierà a parlarmi”. Questo è il motivo principale per il quale la maggior parte delle volte ho a disposizione pochi pezzi per ciascun modello. Punto molto all’esclusività e ai particolari, quelli che subito ti fanno accendere una lampadina e ti trasportano esattamente nell’epoca e nel luogo che voglio rappresentare. Prediligo i pezzi unici e non amo particolarmente lavorare in serie, anche se con il passare del tempo sto riuscendo a trovare il giusto compromesso tra le due strade.

Con quale spirito si dovrebbe indossare un capo vintage o neo vintage della tua linea?

In generale credo che quando si decide di affidarsi ad una piccola realtà sartoriale come la mia si debba necessariamente sposarne la filosofia. Quando creo un abito mi immergo completamente nel mondo che ho deciso di rappresentare, per cui mi piacerebbe che chi sceglie i miei capi avesse le stesse sensazioni, ne cogliesse lo spirito e capisse la ricerca che c’è dietro ogni progetto.

Quando hai iniziato a realizzare e disegnare le tue creazioni?

Credo ufficialmente nel 2013, quando dopo una serie di cambiamenti importanti della mia vita, acquistai una piccola macchina basica Singer e decisi di fare un corso di modellistica. Ma in generale la mia è una tradizione di famiglia. Mia nonna faceva la sarta e sono cresciuta sin da piccolissima in mezzo a stoffe e fili. Ho sempre cucito, riadattato o personalizzato capi che avevo nell’armadio e il rumore della macchina da cucire ha accompagnato tutta la mia vita. Mia madre è la figlia che più ha preso la passione del cucito da mia nonna (che ancora oggi fa da supervisore a tutte noi) Lei mi ha sempre incoraggiato a percorrere questa strada. Tutt’ora è il mio braccio destro in questa pazza avventura sartoriale, mi aiuta nella realizzazione degli abiti e mi consiglia saggiamente. E’ sempre presente, è appunto lei la Mapy del mio brand.

Prossima meta?

Ho una serie di progetti in programma, tra cui una collezione di abbigliamento maschile che piano piano sta vedendo luce. Mi piacerebbe avviare anche un piccolo shop online e poi chissà, magari realizzare il mio grande sogno e cioè realizzare una linea di abiti da sera. Ma in generale sono in continuo movimento per cui mi preparo ad accogliere positivamente tutte le inaspettate novità che mi porterà il futuro.

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