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Monumenti Aperti approda a Carloforte sabato 24 e domenica 25 maggio: un angolo di Liguria a sud-ovest della Sardegna “dove tutto è possibile”

Di Giulia Sanna
23/05/2025
in Cultura, Senza categoria, Storia
Tempo di lettura: 5 minuti
Monumenti Aperti approda a Carloforte sabato 24 e domenica 25 maggio: un angolo di Liguria a sud-ovest della Sardegna “dove tutto è possibile”

“Dove tutto è possibile”, è il pensiero che può attraversare la mente di chi parte alla volta di Carloforte, l’unico centro abitato dell’isola di San Pietro, la seconda isola per estensione dell’arcipelago sulcitano, che sabato 24 e domenica 25 maggio 2025 ospiterà la 29esima edizione di Monumenti Aperti. Una piccola oasi, dai tratti liguri, di oltre 6 mila abitanti a sud-ovest della Sardegna, bagnata dalle acque del Mediterraneo, dove il tempo pare potersi fermare.

E infatti non è un caso che “Dove tutto è possibile” sia proprio il titolo scelto per l’ultima edizione della manifestazione culturale nata a Cagliari nel 1997 ad opera di un gruppo di ventenni visionari, che non potevano certo immaginare quanto sarebbe cresciuta nel tempo.

Oggi la kermesse conta l’adesione di più di 170 comuni, ha coinvolto 160 mila studenti di ogni ordine e grado insieme ad altri 60 mila volontari, che hanno raccontato e custodito oltre duemila monumenti, confermandosi un’officina culturale a cielo aperto, ma anche un laboratorio di idee sempre pronto a sfruttare nuove opportunità.

Coordinata dall’associazione Imago Mundi ODV, per la prima volta da quest’anno la manifestazione ha registrato una portata nazionale, con l’adesione di 87 comuni italiani, sparsi in 19 regioni, che hanno pensato di condividere il proprio patrimonio culturale mettendolo al servizio della collettività.

E così adesso tocca a Carloforte raccogliere l’invito “a lasciarsi sorprendere”, rivolto da Massimiliano Messina, presidente di Imago Mundi, durante la conferenza stampa in cui è stato presentato al pubblico il programma di questa nuova edizione.

Cosa aspettarsi

Una volta sbarcati dal traghetto proveniente da Portovesme o da Calasetta, uniche rotte possibili di collegamento tra le due isole, dal lungomare, simbolo della città, abbellito dalle facciate color pastello dei palazzi che si affacciano sul porto, si sceglie quale itinerario percorrere: se alla volta delle spiagge, calette di sabbia bianca e finissima lambite da acque cristalline, seguendo l’ideale percorso naturalistico verso la riserva naturale orientata, habitat di flora e fauna locali, tra cui fenicotteri e il Falco della regina, scoprendo le saline e le piscine naturali di Nasca; o se alla volta del paese – “U Pàize” in dialetto tabarchino – unico comune dell’isola di San Pietro, fatto di vie strette e colorate, i “caruggi” che animano i quartieri più antichi.

La storia

Per capire davvero dove ci si trova bisogna però fare un passo indietro, e andare alla ricerca delle origini storiche e culturali di un’isola che racchiude in sé l’identità ligure, conservando intatte molte delle tradizioni marinare della popolazione genovese, tra cui la gastronomia, oltre alla lingua, e in cui si ravvisano tracce di provenienze da tutto il Mediterraneo.

La nascita della comunità carlofortina risale al 1738, quando Carlo Emanuele III di Savoia, re di Sardegna, la cui statua è ora collocata nel centro del lungomare di Carloforte, concesse l’isola a un gruppo di pescatori e commercianti liguri, originari di Pegli. Questi, che di fatto furono i progenitori degli attuali carlofortini, provenivano dall’isola tunisina di Tabarka, dove si erano insediati intorno al XVI secolo per le attività di raccolta del corallo portate avanti per conto dei Lomellini di Pegli. Da queste vicende antiche deriva l’uso di chiamare gli abitanti dell’isola di San Pietro “tabarchini”, oltre che “carlofortini” e “carolini”, e “tabarchino” è il nome con cui si indica la loro lingua, variante locale di quella parlata a Genova e a Pegli, che riecheggia tra giovani e meno giovani.

Il lungomare

Dal lungomare si scorgono i palazzi storici di Carloforte, come il Palazzo Rivano, in stile liberty, edificato nel 1897 per la residenza della famiglia Rivano, attiva nel commercio di materiali per le miniere e legname, oggi sede dell’hotel Hieracon. Quando poi il porto di Carloforte divenne il secondo porto della Sardegna dopo Cagliari, l’edificio fu adibito a consolato di Danimarca e Belgio. Ancora, il Palazzo Napoleone, con la sua pietra gialla, che dal 1910 al 1935 fu sede della Banca & Commercio dei fratelli Napoleone, e che oggi invece ospita nel piano terra la banca Intesa Sanpaolo. Senza dimenticare Palazzo Vecchio, uno dei più antichi e signorili palazzi presenti nel centro storico di Carloforte, fatto edificare dal mercante Giorgio Rombo nel lontano 1773. Più recente, invece, il Palazzo Jacomy, costruito tra gli anni ‘60 e ‘80 dell’Ottocento per la residenza di Remigio Jacomy, il fondatore del villaggio minerario di Buggerru, che qui istituì la sede della società Malfidano, titolare delle concessioni di estrazione del minerale presente a Buggerru.

Il centro storico

Percorrendo a grandi passi la centrale via XX Settembre si trova la chiesetta della Madonna dello Schiavo, in passato chiamata anche “chiesetta del pretino”, in onore del giovane sacerdote don Nicolò Segni, che nel 1798 seguì i suoi compaesani catturati durante una incursione piratesca, deportati e ridotti in schiavitù in Tunisia. Don Nicolò nel 1800 accolse con favore il dono di uno schiavo: una statua di legno di tiglio scuro con i lineamenti della Madonna. Finita la schiavitù, e tornato in patria con la statua, le fece costruire una chiesa che potesse accoglierla. Ancora oggi, la statua della Madonna viene portata in processione ogni 15 di novembre, simbolo della protezione della Vergine sulla comunità tabarchina. Anche la chiesa di San Carlo domina il centro storico ed è invece un omaggio al re sabaudo. Il Cineteatro Cavallera è a suo modo un pezzo di storia del paese: nato per ospitare le prime organizzazioni sindacali dei battellieri e di altre categorie di lavoratori con fini assistenziali e previdenziali, l’edificio funziona sia come teatro che come cinema.

Il nostro consiglio è di abbandonarsi alla visita con l’animo del marinaio che assapora la terraferma dopo mesi in mezzo al mare, lasciandosi ammaliare dai profumi e dalle voci dell’isola, con la consapevolezza che al mare farà ritorno, perché Carloforte è così: terra di partenze e di approdi per chi il mare lo vive o lo ha scelto per passione.

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