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Le frontiere dell’astrofisica nella mostra “Einstein Telescope, in ascolto dell’universo”

Di Maria Carrozza
27/07/2024
in scienza e innovazione
Tempo di lettura: 3 minuti
Le frontiere dell’astrofisica nella mostra “Einstein Telescope, in ascolto dell’universo”

Ha aperto i battenti a Cagliari al Castello di San Michele la mostra “Einstein Telescope, in ascolto dell’universo”, un percorso divulgativo multimediale su uno dei più importanti progetti di ricerca nel mondo e sulla prospettiva della sua realizzazione in Sardegna.

La mostra, visitabile fino al 24 novembre, è ideata e prodotta da Orientare srl in collaborazione con il Comune di Cagliari. L’elaborazione dei contenuti scientifici è della Sezione di Cagliari dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare. INFN è l’ente che ha il coordinamento scientifico della candidatura italiana a ospitare nell’area della miniera dismessa di Sos Enattos, nel Nuorese, tra i comuni di Lula, Bitti e Onanì, l’ET, come è comunemente chiamato il più avanzato strumento tecnologico per studiare l’universo con le onde gravitazionali.

“Questa mostra racconta il progetto, partendo dalle basi scientifiche fino ad arrivare al dettaglio della candidatura del sito di Sos Enattos” – spiega Matteo Serra, responsabile comunicazione Einstein Telescope Italia – È un’iniziativa importante perché si tiene in un luogo a forte vocazione turistica come il Castello di San Michele, che ci permetterà di raggiungere non solo i sardi, ma anche stranieri che scoprono così la candidatura dell’Italia ad ospitare l’ET”.

Il giornalista Matteo Serra

Il percorso espositivo in nove tappe parte da un approfondimento sulla relatività generale di Einstein, lo scienziato che più di tutti ha influenzato l’evoluzione della fisica e della scienza moderna. La mostra spiega, poi, cosa sono le onde gravitazionali, ovvero le vibrazioni dello spaziotempo che si propagano nell’universo alla velocità della luce, prodotte dal movimento accelerato di grandi masse, come buchi neri o stelle di neutroni. Altro capitolo quello sulle caratteristiche strutturali e sul funzionamento degli “interferometri”, di cui l’ET è la versione più avanzata.

La parte centrale della mostra è dedicata all’Einstein Telescope. Osservando, attraverso le onde gravitazionali, alcuni dei fenomeni astrofisici più estremi, come la fusione di buchi neri e stelle di neutroni, ET ripercorrerà la storia evolutiva del nostro universo, fino a poco dopo il big bang. E potrà anche contribuire a far luce sulla natura della materia oscura e dell’energia oscura, che assieme costituiscono oltre il 95% dell’universo.

Una importante sezione è dedicata alla cosiddetta astronomia multimessaggera, ossia un nuovo approccio di esplorazione dell’universo, reso possibile proprio dalla scoperta delle onde gravitazionali, che permette di indagare lo stesso evento astrofisico attraverso diversi messaggeri cosmici, portatori di informazioni differenti e, in molti casi, tra loro complementari. La mostra chiarisce anche i nuovi scenari che si aprirebbero con l’attivazione dell’Einstein Telescope e con i suoi obiettivi scientifici.

Un’immagine della miniera dismessa di Sos Enattos, foto @EGO_INFN

“Stiamo facendo un lungo percorso destinato ad aumentare la consapevolezza dei sardi e in particolare della popolazione di Sos Enattos che sarà direttamente interessata dal progetto – prosegue Serra – Quante più persone sapranno di questa opportunità per la Sardegna, tanto più noi potremo rafforzare la candidatura. In questa fase cerchiamo anche di rassicurare le persone che magari hanno qualche timore sull’impatto del progetto sul territorio. Sarà un osservatorio sotterraneo che avrà anche un basso impatto a livello paesaggistico e di sostenibilità”.

E sulle iniziative nel territorio racconta: “Stiamo facendo degli incontri nei Comuni che sono nella cintura intorno a Lula, in cui i ricercatori di ET incontrano la cittadinanza con l’obiettivo di dialogare in modo orizzontale, per far conoscere il progetto ma anche per rispondere ad eventuali domande o dubbi dei cittadini. Abbiamo già iniziato in primavera con un paio di incontri e ce ne saranno altri in autunno”.

Nell’immagine in evidenza la simulazione di un buco nero

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