La prima cosa che vedi, quando arrivi a Nuxis, ovunque ti trovi, è il monte Tamara; del resto, ben il sessanta per cento del territorio del piccolo comune è montano. Il paese sembra quasi un borgo del centro Sardegna, unico nel panorama sulcitano, con le sue campagne verde acceso, la via San Pietro stretta e in salita, le case colorate con i giardini segreti, i frutti della foresta (sono famosi i suoi funghi) e le numerose sorgenti. Non è infatti la discreta vicinanza al mare a rappresentare, per Nuxis, la leva di maggiore attrazione turistica; sono il carattere montano e le sue gemme archeologiche, naturalistiche, geologiche e culturali a farne un luogo tutto da scoprire. Era arrivato il momento, anche per il paese, di partecipare, per la prima volta, a Monumenti Aperti e saggiare così questa speciale vocazione turistica, mettendola alla prova nella cornice di una manifestazione seguita e riconosciuta, con i suoi ventisette anni di divulgazione e valorizzazione del patrimonio storico, artistico e culturale di piccoli e grandi centri in Sardegna e in Italia.
Racconto di una giornata
Unico comune del Sulcis a partecipare alla manifestazione tra sabato 18 e domenica 19 maggio, Nuxis ha accolto visitatori e visitatrici aprendo le porte della chiesa di Sant’Elia, risalente al periodo bizantino (XI sec.), del sito Geo Speleo Archeologico Sa Marchesa, della grotta di Acquacadda, con le sue straordinarie testimonianze dell’Età del Rame (2500 a.C.) e del centro sociale comunale con una mostra dedicata ai monumenti e ai beni naturalistici del paese. Noi di Nemesis Magazine abbiamo partecipato alla giornata di domenica, accompagnati dai ragazzi e le ragazze delle scuole primaria e secondaria di primo grado dell’Istituto Comprensivo di Santadi, plesso di Nuxis; guide eccellenti supportate dall’associazione culturale Speleo Club Nuxis.
La meraviglia che non ti aspetti
Prima tappa, in tarda mattinata, il sito Geo Speleo Archeologico Sa Marchesa e la grotta di Acquacadda nell’omonima frazione del paese, a qualche minuto di macchina dal centro. Al nostro arrivo abbiamo trovato un piccolo museo curato nei minimi dettagli, con una grande campionatura dei diversi tipi di rocce della Sardegna, numerosi minerali e fossili e un’ampia collezione di oggetti legati all’attività dello Speleo Club Nuxis negli ultimi 35 anni. Dopo una rapida visita di questi spazi, abbiamo atteso il nostro turno, insieme a un folto gruppo di persone, per scoprire la grotta naturale di Acquacadda. Entrare è stata una grande emozione: l’ampiezza della grotta la rende subito imponente agli occhi di chi la scopre; tra le cose più sorprendenti poi, l’immensa quantità di antichi cocci rotti a ricoprire vaste porzioni di superficie.
Era il 2017 quando Riccardo Cicilloni, docente di Preistoria e Protostoria dell’Università di Cagliari, fece un sopralluogo per visitare il sito dell’ex miniera Sa Marchesa e la grotta di Acquacadda, anche detta “Su Montixeddu”; circa due anni dopo, nel settembre 2019 ha avuto avvio la prima campagna di scavo diretta dallo stesso professore in collaborazione con Elisabetta Marini del Dipartimento di Scienze della Vita e dell’Ambiente dell’Università di Cagliari e, da allora, nel sito continuano a svolgersi campagne di scavo annuali (attesa per quest’anno, a luglio, la quinta edizione), a dimostrazione della grande importanza dei ritrovamenti dell’età del rame in corso, su cui sono attese presto pubblicazioni.
Approfittando di un momento di calma prima di andare via, abbiamo chiesto a due delle giovani guide che ci avevano accolto, Aimen, al primo anno di scuola media, e Alessandro, in quinta elementare, di parlarci delle loro impressioni sull’esperienza di Monumenti Aperti. Con entusiasmo, ci hanno raccontato di essere molto felici di aver partecipato. Aimen ci ha detto: “Mi è piaciuto partecipare perché le cose che abbiamo raccontato sono molto importanti per la storia dell’umanità. Mi è piaciuto molto il museo, dove erano esposti i fossili di animali molto particolari, e vedere tutte queste persone arrivate a Nuxis per scoprire il paese. Sono rimasto sorpreso di notare che erano venute ad ascoltarci; vedevo che a loro piaceva molto questo argomento e ho apprezzato tanto quando mi dicevano grazie” e Alessandro ha aggiunto: “È stato molto bello per me, prima di tutto, studiare cose nuove, come la storia di questa grotta”.






Un gioiello nascosto nel verde
Per arrivare alla chiesa di Sant’Elia, appena fuori dal paese, si devono attraversare strade di campagna; tra mulattiere, caratteristici muretti a secco, furriadroxius perfettamente conservati, vigne, profumati frutteti e lo scampanellio delle greggi al pascolo, la sensazione è subito di trovarsi nel cuore della macchia mediterranea. La chiesetta si è fatta attendere, quasi nascosta, per poi spuntare, al termine di una salita, su un’altura a ridosso della valle dove scorre il rio Tattinu. Arrivare e trovare tante persone ad attendere l’inizio della prima visita pomeridiana e poi vedere il susseguirsi di vari gruppi, dava un senso di “condivisione”. C’erano le giovani guide trepidanti e felici di esporre, raccontare e accompagnare; i loro genitori attenti e incoraggianti e turisti e turiste approdati per la prima volta lì dove tutto sembra sospeso, come in un piccolo scrigno di vita lenta.
Sant’Elia t’innamora, piccola e insieme così bella da farsi maestosa, nella sua elegante semplicità; uno di quei luoghi che, una volta conosciuti, non vorresti più lasciare.
Non potevamo non passare, come tanti altri visitatori, dal pozzo sacro di Tattinu. Non presente tra i siti visitabili durante la manifestazione ma non lontano dalla chiesa di Sant’Elia, il pozzo, connesso a un villaggio di capanne di cui si possono ancora vedere i resti, si distingue dagli altri di epoca nuragica per diverse caratteristiche: l’assenza di strutture a vista e del vestibolo, la continuità lineare della scala composta da 28-29 gradini fino al vano d’acqua e la sezione “a bottiglia”.

Le visite
Roberto Curreli, presidente dell’associazione Speleo Club Nuxis, ci ha confermato che visitatori e visitatrici sono stati numerosi: “Tra un sito e l’altro, si sono registrate oltre 1500 presenze, prevalentemente sardi, anche dal centro e nord dell’Isola, e diversi stranieri americani, francesi e tedeschi, sebbene non in percentuale elevatissima”.
Un bilancio per il futuro
Un successo di visite ancor più roseo delle aspettative: la sinergia con altre iniziative (dal Cammino di Santa Barbara, con gruppi di pellegrini che hanno scelto la tappa di Nuxis proprio nel giorno della manifestazione, a “Mielerie aperte” che ha visto protagonista il mielificio del paese, Mieli Monte Tamara, con numerose e appassionate visite, compresa la nostra), la collaborazione con le attività commerciali del paese (i punti ristoro hanno offerto menù dedicati per tutte le tasche) e, soprattutto, la partecipazione di tanti cittadini e cittadine, hanno reso la prima a Nuxis, una due giorni di Monumenti Aperti speciale.
Qual è, in fondo, l’obiettivo principale dell’iniziativa se non quello di restituire anche a una piccola comunità la bellezza di scoprirsi? Attraverso la cooperazione nell’accogliere gli altri e il racconto di sé, si impara a coltivare il senso di comunità.
Di questa piccola magia è convinto il sindaco di Nuxis, Romeo Ghilleri, che per noi, il giorno dopo la manifestazione, ha dichiarato: “Queste due giornate che ci hanno visto protagonisti hanno avuto una valenza importante per il nostro paese; soprattutto per la sua conoscenza non solo turistica ma anche culturale. Abbiamo fatto scoprire Nuxis al nostro Sulcis Iglesiente e non solo, a tutta la Sardegna e credo anche a tutta Italia. Far parte di Monumenti Aperti vuol dire che Nuxis, un paese piccolissimo di 1500 anime, ha veramente delle potenzialità incredibili. Noi stiamo puntando tantissimo sul sito de Sa Marchesa, sul Pozzo sacro e sulla Chiesa di Sant’Elia e non solo. Dobbiamo cercare di continuare così, uniti, per cercare di ‘portare Nuxis fuori da Nuxis’; con il nostro motto vogliamo dichiarare che il turismo non è solo mare; stiamo lavorando su questo obiettivo perché ne benefici l’intero paese e per questo siamo impegnati in tante altre attività con tutte le associazioni. Ho visto tantissime persone, anche di Nuxis, contente per questo grande percorso. Un ringraziamento va soprattutto al ‘gruppo speleo’, che ci ha dato grande disponibilità e offerto collaborazione perché l’evento riuscisse alla grande. Siamo soddisfatti e contenti. Questa manifestazione può essere un punto di riferimento per lanciare veramente il turismo nel nostro comune e nel nostro territorio.”
Del resto, i ragazzi, guide oggi e cittadini e cittadine di domani – ce lo ha riportato Roberto Curreli che è anche referente di plesso della Scuola Secondaria di primo grado del paese – “sono entusiasti; per loro è stata un’esperienza eccezionale; chiedono già di riproporre la manifestazione l’anno prossimo”. Dal presente al futuro, consapevoli del proprio patrimonio, pronti a raccontarlo e imparare a preservarlo nel tempo, a partire dalla valorizzazione collettiva e condivisa; eccolo, lo spirito di Monumenti Aperti.










