La sensibilità fa la differenza, nella vita di tutti i giorni così come nell’arte. Arte come quella di Muzzurullu, al secolo Joele Ferreri, 23 anni di Ghilarza, che si nutre di empatia e ascolto interiore grazie a cui ha dato vita alla sua prima graphic novel intitolata ‘’Bonacatu: storia di una bambina e di un soldato’’, pubblicata il 9 ottobre da Camena edizioni e che verrà presentata oggi alle 18 nella sala polifunzionale del Lazzaretto di Cagliari in via dei Navigatori nel quartiere di Sant’Elia. Un volume d’esordio, curato dall’editor di Camena Stefano Obino, dove il modo di disegnare dai tratti delicati di Muzzurullu è accompagnato dalla capacità di elaborare tramite la scrittura concetti profondi, toccando argomenti non semplici come le difficoltà economiche, i problemi famigliari, il bullismo e la solitudine. L’opera è all’insegna della brevitas che rende i concetti incisivi e diretti: 72 pagine illustrate con maestria, in cui risaltano immagini nitide e al contempo sfuggenti, che da questa commistione traggono la propria forza. Il contesto nel quale si muove Bonacatu, bambina dalla grande dolcezza figlia di Maria e del burbero Antine, è quello della propria dimora in un piccolo paese della Sardegna negli anni Cinquanta, dove farà la conoscenza del fantasma di un soldato che ha perso la vita nel corso della Prima Guerra Mondiale. Il loro è un rapporto fatto di sguardi e silenzi: silenzi all’interno di cui Muzzurullu ha saputo muoversi con quell’empatia che possiede solo chi sa coglierne realmente il valore.
Quando hai cominciato a dedicarti al disegno?
Sin da quando ero all’asilo. Il disegno ha sempre rappresentato il mio gioco preferito.
Quando, invece, ti sei indirizzato verso il settore del fumetto?
Durante gli anni del Liceo Classico De Castro a Oristano, al termine del quale nel 2019 ho preso la decisione di iscrivermi all’Accademia d’Arte di Cagliari dove ho seguito il corso triennale di Fumetto.
Quanto è stata importante per te questa esperienza?
È stata fondamentale, perché mi ha permesso di prendere consapevolezza di ciò che volessi fare con la mia passione per l’arte. Tramite l’Accademia ho avuto la possibilità di entrare in contatto con tante persone, scambiando idee di vario tipo. Frequentare l’Accademia mi ha dato quella costanza nell’approccio al lavoro che prima mi mancava.
Da dove viene il tuo nome d’arte?
È un soprannome che mi hanno dato i miei fratelli quando ero bambino, a cui sono sempre stato legato e che ho deciso di tenere anche nel mio percorso artistico.
Cosa avete in comune tu e Bonacatu, la protagonista della tua graphic novel?
Il fatto di venire entrambi da una realtà piccola come un paese e il desiderio di voler ampliare il più possibile il nostro bagaglio di esperienze, oltre all’amore con la natura.
Cosa lega Bonacatu al fantasma del soldato?
Entrambi si sentono stanchi e soli, tutti e due fanno i conti con la sofferenza. Questo è il filo conduttore tra i due.
Cosa rappresenta per Bonacatu lo zio Battista?
È un rapporto particolare il loro, non di certo costante ma comunque intenso anche perché lo zio è l’unico a non ritenere Bonacatu una bambina strana. Sicuramente, lo zio è per la bambina una figura d’aiuto.
All’inizio della tua opera citi ‘’Anna Karenina’’ di Tolstoj: cosa ti ha colpito di questo Classico della letteratura?
Mi ha colpito il fatto che riesce a descrivere la tristezza non come una debolezza bensì come una peculiarità che differenzia positivamente ogni persona.
Quali sono gli altri autori e autrici che apprezzi?
Italo Calvino e Michela Murgia, mentre per quel che riguarda i fumetti Craig Thompson.
Cosa lega il disegno alla scrittura?
Il disegno e la scrittura sono complementari: le immagini valorizzano i sentimenti che esprimono le parole.
Cosa rappresenta per te disegnare?
L’atto del disegnare è una costante della mia vita che mi fa stare meglio. Rappresenta una parte di me, che mi accompagnerà sempre.











