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Ilienses, suoni ancestrali per la Sardegna del futuro

Di Mario Gottardi
05/12/2020
in Musica e spettacolo
Tempo di lettura: 5 minuti

Prendere per mano il pubblico per portarlo in un mondo fantastico, dove i suoni e la musica di popolazione arcaiche popolano però l’ambiente e le sonorità della Sardegna attuale creando un unicum sonoro assolutamente originale. È questo ‘Civitate Barbariae’ primo progetto di Ilienses, ovvero Natascia Talloru e Mauro Medde, che lo hanno declinato in un cortometraggio e in un disco, a cui presto si aggiungeranno altri singoli.

“L’idea nasce qualche anno fa — racconta Natascia, una delle fondatrici di Focusardegna dove è anche copywriter e articolista — Mauro voleva fare un progetto solista e sentiva il desiderio di fare qualcosa con i suoni più arcaici degli strumenti tradizionali ma non sapeva come”. Mauro, bassista diplomato al conservatorio di Cagliari, perfezionatosi con Massimo Moriconi alla Percentomusica di Roma, certi suoni e strumenti li ha interiorizzati fin dall’infanzia. “Mio padre costruisce tamburi in casa, ci ha aiutato anche nella produzione degli strumenti che abbiamo utilizzato nel progetto”.

Ed è così che hanno iniziato a pensare come far uscire dal solco della tradizione pipiolu, triàngolu, tumbarino, tamborro per farli approdare in composizioni più ampie dove confluiscono anche il suono di bassi elettrici, piani, chitarre e batterie.

Il progetto poi ha preso la direzione di un cortometraggio e di un concept album di sette tracce più una traccia ghost — “che però c’è solo nel disco ‘fisico’”, specifica Natascia — perché entrambi stavano studiando la musica per immagini. Infatti definiscono Civitate Barbariae “una colonna sonora immaginaria. Perché per noi la musica deve evocare scene, immagini, personaggi”.

Le radici, la sua storia e la cultura del territorio che li circonda sono state le muse di questi due giovani barbaricini. Natascia infatti è di Tonara anche se vive a Gavoi col gavoese Mauro, con cui fa coppia nella vita oltre che in questo progetto artistico. “Ci siamo lasciati ispirare da quello che abbiamo attorno a noi — racconta Mauro — che molte volte è più originale di quello che arriva da o che andiamo a cercare fuori”. L’insegnamento di Tolstoj non è rimasto inascoltato.

“Sia io che Mauro siamo molto attenti al passato – spiega Natascia – studiamo la lingua, la poesia locale, Peppino Mereu in particolare, le nostre tradizioni, i racconti dei nostri nonni, il suono dei “nostri’ strumenti e manifestazioni culturali e abbiamo cercato di fondere tutto nel disco”. E non è un caso che in Civitate Barabariae ci sia moltissimo del carnevale, una delle manifestazioni culturali più conosciute di Gavoi, e i campanacci di Tonara.

Tra gli strumenti tradizionali la scelta è caduta su quelli dal suono più arcaico: dai più conosciuti pipiolu, triàngolu, corno e tumbarino che sentiamo risuonare a febbraio per il carnevale, all’ancestrale tamborro realizzato con una vescica di maiale che fa da cassa di risonanza e una canna che tiene tesa una corda, che viene percossa da un archetto in legno. “Come forma ricorda un po’ il berimbao brasiliano – spiega Natascia. – Il nostro obiettivo era quello di utilizzarli in un connubio quasi progressive — spiega Mauro — dove lo strumento arcaico è aperto a una composizione più ampia. Affidare una parte ‘compositiva’ a ogni strumento”.

Chi ha partecipato alle proiezioni ha potuto pregustare la sapiente miscela di suoni che poi sono stati sviluppati nelle sette tracce più una ghost track (presente solo nel cd) suonate da Mauro, Natascia, con le parti vocali e strumenti tradizionali, e da Andrea Sanna e Alessio Zucca entrambi al piano, Gianfranco Delussu alla chitarra, Fabio Perra alla batteria e con la partecipazione del tenore Tzillonarjos di Gavoi e di Tzia Rosa Pira, con i suoi inserti vocali.

Tutta questa ancestralità si è riversata anche visivamente nel corto realizzato grazie alla collaborazione di tanti giovani di Gavoi, che hanno prestato la loro opera con slancio ed entusiasmo, motivo per cui il Comune ha finanziato la sua realizzazione (nell’immagine a sinistra, un momento delle riprese). “Il corto è un fantasy: degli escursionisti che si perdono in Barbagia e all’improvviso incontrano, non si sa se in sogno o nella realtà, questo popolo antico, gli Ilienses, scoprendo i loro suoni, la loro lingua”.

Aprono e chiudono il disco due pezzi in italiano tratti da brani del giornalista Antonello Satta (autore di ‘Cronache dal sottosuolo’) e di Francesco Ciusa.

“Il concerto è già pronto – sottolinea Mauro – avremo anche la partecipazione del tenore ‘Murales’ di Orgosolo, oltre ad altri musicisti”. Il Covid non ha scalfito l’entusiasmo di Natascia e Mauro che, ricalcando un po’ lo spirito anche di questa rivista, la bellezza come fattore di rinascita, si sono messi al lavoro. “Durante la quarantena abbiamo prodotto un singolo, che faremo uscire a breve”.

Descrivere le tracce di Civitate Barbariae è davvero complesso, è molto più semplice ascoltarle. Potete farlo su: iTunes, Youtube, Spotify, Bandcamp.

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