Chissà che effetto fa sfilare in mondovisione, nell’evento sportivo più antico, amato e seguito di sempre, in rappresentanza delle atlete e degli atleti di tutto il pianeta. Che effetto fa rappresentare un continente con il vessillo olimpico, cinque cerchi colorati intrecciati tra loro, scelta tra migliaia e migliaia di sportivi di ogni disciplina. Che effetto fa ignorare polemiche, cinguettii, piagnistei di chi vuole un’Europa immobile e stereotipata, possibilmente dalla pelle bianca, e rappresentare una gioventù aperta, fuori da schemi ed etichette. Un’Europa accogliente e in movimento.
Ce lo siamo chiesti in tanti, venerdì pomeriggio, guardando le immagini della spettacolare apertura dei Giochi Olimpici di Tokyo, mentre Paola Egonu, nata in Veneto da genitori nigeriani, considerata la migliore pallavolista al mondo, si presentava insieme ad altri cinque atleti e atlete con la bandiera simbolo delle Olimpiadi. Lei, 22 anni, pelle nera, capelli lunghissimi e abito bianco, stile e altezza da fuori classe, è stata scelta dal Comitato olimpico internazionale per rappresentare lo sport mondiale.

Un onore grandissimo, comunicato alla pallavolista da Giovanni Malagò tre giorni fa: “La notizia che ho ricevuto dal presidente del Coni è stata una delle emozioni più grandi ed intense della mia vita: una responsabilità e un orgoglio immenso, sono onorata e grata”, ha scritto Paola sul suo profilo Instagram appena ricevuta la comunicazione.
Un’emozione che condividiamo tutti e tutte nel vederci finalmente rappresentati da un’atleta che incarna la libertà, l’accoglienza, la possibilità di scegliere e costruire il proprio futuro ovunque si desideri.











