“Forse solo scoprendo la radice del nostro essere possiamo prendere atto del nostro esistere, di chi siamo. Perché solo così possiamo comprendere quale che sia la nostra missione, ovvero quale dono possiamo mettere in circolo per suscitare nel prossimo, anche solo per un attimo, un desiderio di trascendenza”. Parte da questa preziosa consapevolezza “Tracce di felicità. Nel labirinto di Dag Hammarskjöld“, il secondo libro della giornalista e scrittrice cagliaritana Virginia Saba (dopo “Il suono della bellezza. Note di vita e filosofia” del 2021) che troveremo in libreria con IfPress dal 15 marzo.

Abbiamo sfogliato le 123 pagine del libro, e abbiamo viaggiato tra arte, musica, scultura, filosofia, fisica, letteratura, poesia e testi sacri accompagnati dagli spunti di riflessione che Virginia Saba, laureata in lettere e oggi studiosa di teologia, ci ha lasciato. Il viaggio è un labirinto tortuoso che merita attenzione, concentrazione e tanto impegno: non è facile trovare tempo e spazio per se stessi, eliminare preoccupazioni e ansie, lasciare da parte pensieri superflui per fermarsi solo su noi stessi. Eppure, suggerisce l’autrice, questa è la chiave “per contrastare il trionfo dell’individualismo e dell’egoismo” e raggiungere infine la felicità.

Saba, che dopo la prima laurea ha conseguito il Master in Consulenza filosofica e antropologia esistenziale nell’Ateneo Pontificio Regina Apostolurum con un elaborato sullo Spirito, parte da una singolare iniziativa che lo svedese Dag Hammarskjöld, segretario generale delle Nazioni Unite per due mandati tra il 1953 e il 1961, volle al Palazzo di Vetro dell’Onu, a New York: una stanza della meditazione in cui invitava chiunque a fermarsi per trovare “il silenzio esteriore e la quiete interiore” per raggiungere le porte per “infiniti territori di pensiero e di preghiera”, come scrisse lo stesso Hammarskjöld, morto per un incidente aereo in circostanze misteriose durante una missione in Congo, nel suo diario “Tracce di cammino”.

Ispirata dalle parole e dalla vita stessa di Dag Hammarskjöld, Virginia Saba ci conduce in un percorso che mira a raggiungere la nostra parte più profonda, “quella più sincera, che sentiamo più nostra, che amiamo, che fa esperienza e cresce forte e rigogliosa offrendoci una dimora capace di resistere e vincere davanti a ogni tempesta”. Il viaggio è accompagnato da tante suggestioni visive e uditive: l’autrice ci invita di volta in volta ad ascoltare una musica, dal “Bolero” di Maurice Ravel alla “Sonata al chiaro di luna” di Ludwig van Beethoven, a fermare lo sguardo su un dipinto come “L’estrazione della pietra della follia” di Hieronymus Bosh o un’opera d’arte come l’icona Theotokos di Vladimir, sulle pagine dei classici della letteratura mondiale come “Le mille e una notte“, sui racconti della mitologia greca antica, come spunti per una riflessione su temi diversi, dalla bellezza alla follia, dalla creatività al dolore, dalla ragione all’istinto.
Riflettere sui grandi temi dell’umanità già espressi nell’arte e nella letteratura, e allo stesso tempo liberarci dalle preoccupazioni superflue può condurci a conoscere e fare nostro il bene universale: “Un atto d’amore – conclude Virginia Saba – a cui non ci dovremmo mai arrendere”.










