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Salem 1692, il dark cabaret è servito

Di Giacomo Pisano
03/03/2023
in Musica e spettacolo
Tempo di lettura: 9 minuti
Salem 1692, il dark cabaret è servito

La band cagliaritana è giovanissima ma ha già le idee molto chiare e le porta avanti con seducente grinta: i Salem 1692 con Maria Luisa Angius alla voce, Eugenia Soldati alla batteria, Nicolò Mereu alla chitarra e Matteo Saiu al basso hanno all’attivo due videoclip e alcuni singoli ispirati all’alternative rock degli anni ’90, al glam e alla darkwave.

Il loro sound è difficilmente etichettabile in modo univoco perché frutto di molteplici influenze, compreso lo swing e il cabaret. I live si caratterizzano infatti per una marcata impronta teatrale, accentuata da make up espressivi e dalle movenze ipnotiche della cantante. Nel sottobosco delle formazioni locali formate di recente, i Salem 1692 fanno ben sperare per il futuro. Si inseriscono con originalità in un panorama musicale dominato da adulti, battendo strade non banali e portando freschezza e appeal alla scena alternativa.

Che si tratti di ballad malinconiche o graffianti hit, l’energia della band traspare da ogni nota, così come l’immaginario a metà tra sogno e realtà che richiama Misfits e Siouxsie and the Banshees, di cui nei concerti propongono la loro interpretazione.

Il loro primo singolo, “Corpse bride”, è un monito che affonda le sue radici nell’orrore quotidiano vissuto da tante donne vittime di violenza domestica e che si lega ai troppi casi di cronaca nera di cui l’Italia e il mondo sono tristemente pieni. Il nuovo singolo, “My Valentine”, racconta di un amore non corrisposto, una tematica universale che parla al cuore di tutti, e che scorrendo melodica e incalzante regala anche accenni jazz nella parte vocale.

L’impressione, nell’ascolto dei brani e anche durante i live, è di trovarsi davanti a una band già matura e professionale, ma col vantaggio di una sfrontatezza e irruenza specchio della giovane età dei componenti.

Nel panorama sardo come le vostre influenze così particolari vi inserite in modo originale. E’ una scelta stilistica precisa o state seguendo il vostro istinto?

Il progetto è nato da un’idea ben definita: ci siamo trovati insieme un po’ per caso, ma abbiamo avuto sempre le idee molto chiare su cosa volessimo creare a livello stilistico: un mondo in cui il macabro e fiabesco si uniscono. Difatti le opere da cui traiamo maggiormente ispirazione sono proprio quelle di Tim Burton.
Dal punto di vista musicale ci piace seguire l’istinto; ognuno di noi arriva da background differenti, per questo sentiamo una forte necessità di sperimentare, ma sempre sulla linea di quella che è l’essenza dei Salem.

Colpisce la volontà di affrontare tematiche impegnative come la violenza domestica nei vostri testi. La musica deve essere impegnata o non solo d’evasione?

La musica è per noi un mezzo per esprimere principalmente sé stessi ma non va sottovalutata la leggerezza con cui si fa carico di temi molto importanti, spesso non trattati abbastanza. Vogliamo dar voce alle vittime, a chi non ha avuto la possibilità di rivalsa e a chi è emarginato ed incompreso.

Il nuovo singolo tratta invece di un amore perduto. Come è nato il brano?

La tematica affrontata all’interno di My Valentine è quella del fenomeno del ghosting. L’ispirazione giunge dall’analisi dei comportamenti tossici nelle relazioni e vuole fare riflettere sulla futilità dei rapporti umani nell’era digitale: protetti da uno schermo tendiamo a de-umanizzare le persone e dimentichiamo che ognuno ha i propri mostri e sentimenti con cui fare i conti. Ci si è come disabituati al confronto, per tale motivo nei momenti in cui bisogna prendere decisioni difficili, come il dover chiudere un rapporto, subentra un senso di indifferenza nei confronti dell’altra persona e prevale l’insensibilità pur di non agire, lasciando l’altro in balia del nulla.

Mettete molta cura nella dimensione live, il rapporto col pubblico è un aspetto fondamentale per voi?

Sicuramente l’aspetto scenico è ciò che permette di esprimerci maggiormente, oltre che darci la possibilità di instaurare dei legami con le persone che vengono a sentirci. Il rapporto che si crea ogni volta col pubblico è speciale e molto intimo. Siamo molto grati di questo.

Cosa c’è nel futuro dei Salem 1692?

Nel nostro futuro vediamo il coinvolgimento e l’inclusione di più persone possibili all’interno del mondo Salem. Gli obbiettivi a breve termine sono la composizione di nuovi brani fino alla pubblicazione di un album in cui vogliamo far immedesimare chi ci ascolta all’interno delle canzoni. Siamo grandi sognatori e lavoriamo sodo per arrivare sempre più in alto, non accontentandoci mai ma pensando sempre al passo successivo. Quello che sicuramente puntiamo a far arrivare alle persone non è unicamente la musica ma tutto ciò che rappresenta il progetto: una vera e propria corrente di pensiero, un mood: la libertà di essere se stessi.

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