Ci sono storie del nostro passato più recente ancora poco note o quasi sconosciute. Storie di cui si è persa la memoria, perché legate a uno stato di sofferenza, alla scelta di guardare al futuro e lasciare alle spalle un passato di miseria. Viola Ardone, scrittrice napoletana, in “Il treno dei bambini” pubblicato da Einaudi due anni fa ha raccontato con grande delicatezza proprio una di queste vicende, migliaia di bambini del Sud Italia, orfani o poveri, che nell’immediato dopoguerra vennero mandati ospiti da famiglie del Nord per sfuggire a un presente di povertà per iniziativa del Partito Comunista italiano.
“Si è in parte persa la memoria storica di questi fatti – ci ha detto Viola Ardone a margine dell’incontro a Cagliari per il festival di letterature applicate Marina Café Noir, lo scorso 17 settembre – perché per molti, per chi ha vissuto quei momenti in prima persona, era qualcosa di cui vergognarsi. Invece è una bella storia di incontri, tra il Sud e il Nord e in generale tra le persone”.
Il libro, pubblicato nel settembre 2019 e subito diventato un caso letterario con la traduzione in 25 lingue, presenta i fatti dal punto di vista di un bambino, il piccolo Amerigo, napoletano, che nel 1946 lascia la mamma e in treno raggiunge la casa di una famiglia modenese dove resterà per un anno. Un viaggio lungo ed emozionante, ricco di scoperte e speranza, che attraverso un personaggio di fantasia da voce a fatti realmente accaduti e rappresenta un incontro, quello tra il nord e il sud in un momento di grande sofferenza per il Paese.
Impensabile non trovare un confronto con quanto succede oggi, con migranti e profughi che cercano accoglienza in Italia: “L’ultima emergenza è quella dell’Afghanistan – ha sottolineato Ardone, che in questi giorni è tornata in libreria con il nuovo romanzo “Olivia Denaro” ancora per Einaudi – ma non credo che oggi siamo meno solidali rispetto a prima, penso che a quell’epoca la solidarietà fosse più strutturata, oggi invece è affidata alle associazioni di volontariato e ai singoli: un lavoro prezioso, che andrebbe sostenuto in maniera più netta dallo Stato, dalla politica, dal potere”.










