Le Ebbanesis, al secolo Viviana Cangiano e Serena Pisa, sono un concentrato di bravura e amore per la musica che traspare ad ogni loro esibizione. Un duo nato nel 2017 dopo una serie di frequentazioni professionali come attrici e musiciste. Interpreti appassionate con una solida preparazione musicale, sono capaci di spaziare dai grandi classici della canzone napoletana ai successi dei Queen e Michael Jackson, rivisitati e arrangiati alla loro maniera con l’accompagnamento di una chitarra.
Viviana e Serena saranno ospiti della settima edizione del festival di musiche per coro Spettacolo Aperto, organizzato da Studium Canticum con la direzione artistica di Stefania Pineider. Saliranno sul palco a Cagliari giovedì 20 ottobre 2022, alle 20:30, nello Spazio Open Scena Concept di via Newton, per presentare il loro ultimo progetto musicale e scenico Transleit.
L’idea di cantare insieme, alle due artiste campane, è arrivata senza pensare troppo ad un progetto ben preciso, ma solo come atto d’amore per la musica. Iniziano così a registrare dei video che su Facebook collezionano numeri da capogiro. Come “Carmela”, oltre 400 mila accessi o Bohemian Rhapsody dei Queen in versione napoletana per voce e chitarra, diventato un caso mediatico con oltre due milioni di visualizzazioni. Hanno quasi 170 mila followers ma è dal vivo, a contatto con il pubblico, che trasmettono tutta la loro luminosa bravura.

Nasce così il progetto Ebbanesis, che nel giro di pochi anni porta Viviana e Serena a calcare i palchi di tutta Italia con esibizioni in Francia, Russia, Emirati Arabi e Germania. Hanno all’attivo due album “Serenvivity” e “Transleit” del 2020, che dà il titolo al loro nuovo spettacolo, un’antologia del loro repertorio con brani come “Reginella“, “‘O sarracino“, “Rundinella“, ‘”O sole mio”, insieme a successi come “Attenti al lupo” o “Billie Jean” tradotti in napoletano.
Massimo Ranieri le ha volute nella sua trasmissione “Qui e adesso”, sono state recentemente ospiti di “Via Dei Matti n°0”, il programma di Stefano Bollani, sempre su Rai3. Sono impegnate in diversi progetti teatrali e cinematografici: nel 2017 hanno debuttato al teatro Bellini di Napoli con “Dignità autonome di Prostituzione” di Luciano Melchionna, hanno recitato insieme in “Così fan tutte”, liberamente tratto da Mozart. Viviana ha avuto una parte nel film di Sorrentino “È stata la mano di Dio”. Il videoclip del loro terzo inedito “A cura ‘e chi nun crede”, uscito ad aprile, è interpretato da Valerio Mastandrea e Lino Musella.
Le abbiamo raggiunte per fare loro qualche domanda.
Avete scelto un nome che sa di magico, Ebbanesis, ma cosa significa? Abbiamo voluto rispettare la tradizione tipica della parlesia, un linguaggio in gergo che un tempo usavano i musicisti per non farsi capire. Tra i vari vocaboli la scelta è ricaduta su ‘e bbane, ovvero i soldi. Non per il significato, si intende! Ma solo per la bellezza del suono che si ricavava dall’unione con qualcosa di più pop come Sis, diminutivo di sisters, perché nella vita siamo amiche, come sorelle. Ebbanesis è l’unione tra queste due parole che tanto ci piacevano insieme.
Come è nata la vostra collaborazione? Abbiamo iniziato a lavorare insieme in vari contesti teatrali e musicali più di 10 anni fa, in varie compagnie e associazioni. Ma solo nel 2017 abbiamo deciso, un po’ per gioco, di iniziare questa avventura in due, da sole. Pubblicando dei video che facevamo in macchina o in casa in tanti ci consigliavano di aprire una pagina. Un video tirava l’altro e dopo poco sono arrivate le prime proposte di lavoro. E non abbiamo più smesso.
Che effetto fa diventare delle star del web con moltissimi follower dopo anni di esibizioni sul palco dal vivo? È davvero entusiasmante per noi, e in più non riusciamo a credere che in molti ci sostengano non solo con affetto sui social, ma anche praticamente venendo poi a sentirci dal vivo. Molte idee sono nate per divertire noi due in primis e che siano piaciute al pubblico tanto da diventare oggetto di richieste, di bis, ai concerti, per noi è davvero importante. Stentiamo a crederci!
Oltre a cantare avete anche impegni cinematografici, musicali e teatrali sia individualmente che in coppia. Cosa vuol dire per voi essere artiste? Significa mettere sul piatto tutto ciò che ami e che ti piace sperando che qualcuno possa rispecchiarsi e riconoscersi in quello che fai, trovare la sua identità. Donare tutto, tutta l’umanità a disposizione, senza mai risparmiarsi. Questo almeno è il nostro obiettivo.
Il vostro repertorio spazia dalla musica tradizionale a quella napoletana, dall’opera alla rivisitazione di brani come “Bohemian Rhapsody”. Come scegliete i pezzi da interpretare? È sempre un po’ casuale. Magari siamo in macchina, parte una canzone e ci viene voglia di cantarla, di rivisitarla, o addirittura tradurla in napoletano. Spesso accade a lavoro, in camerino, o durante una pausa. Insomma la scelta del repertorio è sempre un po’ dettata dal momento che si vive insieme o da qualcosa che ci cade addosso, che ci succede. Non è mai una scelta consapevole.
Quanto è importante l’uso della lingua napoletana per voi? Come pensate che si concili con la comprensione da parte del grande pubblico? Il napoletano è uno dei dialetti più conosciuti non solo in Italia, ma nel mondo. E la sua storia musicale lo conferma. Non è un dialetto che si sceglie di parlare. La nostra è una vera e propria lingua, con secoli di arte, musica, teatro. In continua evoluzione. O la ami o la rifiuti. A volte il napoletano stesso non ne può più, la rinnega, la allontana. Noi abbiamo deciso di amarla, e di perseverare, come molti altri colleghi, in questa missione. Almeno attraverso le canzoni e in più attraverso le traduzioni. Sì, ci rendiamo conto. Siamo fanatiche, a volte. Il pubblico capisce, il napoletano si farà sempre capire. A noi personalmente è capitato di andare all’estero e di fare tutto lo spettacolo parlando e cantando in napoletano. Come a Mosca: il pubblico rideva ai nostri siparietti in dialetto, ci capiva in qualche modo. Chissà. Forse è davvero universale, questa lingua.
Teatro, televisione, tournée in Europa. Quali sono i vostri prossimi progetti? Abbiamo ancora date dei nostri concerti fino a dicembre, alcune date con “La donna è mobile” di Vincenzo Scarpetta con la regia di Francesco Saponaro al teatro Augusteo di Napoli, dal 28 ottobre al 6 novembre, e infine da gennaio la tournée di “Così fan tutte” liberamente tratto dall’opera di Mozart, e tradotto in napoletano con la regia di Giuseppe Miale di Mauro e la direzione musicale di Mario Tronco.











