Non esistono isolamento geografico, condizioni meteorologiche avverse e nemmeno una lingua comprensibile solo a poco più di 350 mila persone che possano fermare o rallentare un grandissimo talento come quello di Björk.
La sua carriera inizia da giovanissima ed è stato un proliferare di successi, sin da bambina, quando alla sua prima esibizione aveva destato lo stupore degli astanti. Oggi Björk, alla soglia dei suoi 57 anni che compirà il prossimo 21 novembre, continua ad essere quel piccolo genio nordico capace di ricombinare elementi musicali e visuali di incredibile impatto. Ed è ciò che troviamo nell’ultimo disco “Fossora” pubblicato il 30 settembre che Gian Luca Sacco ha recensito per noi.
Gli anni non hanno reso Björk sobria in nulla, ciò che fa è sempre intensissimo, talvolta divertente e altre volte commovente.
Cantante, autrice, produttrice, attrice e artista poliedrica, è semplicemente Björk e, in effetti, non ha bisogno di grandi presentazioni. Inconfondibile in tutto e pure in quella voce unica, inimitabile, estesa e pulita, ma anche roca o appena udibile quando vuole. Björk può cantare melodie complesse, pensare a stratificazioni vocali degne di Arvo Pärt, urlare, sussurrare e sempre la sua pronuncia inglese dalle marcate inflessioni islandesi ci ricorderanno che a lei è concesso definire una nuova perfezione, accettata anche dai puristi del verbo anglosassone.
Nel silenzio degli ultimi cinque anni
È proprio il silenzio che caratterizza un buon ricercatore, e infatti Björk vi si immerge per ritrovare respiro e nuova ispirazione. Con 10 album in studio all’attivo, l’ultimo è “Utopia” del 2017, dopo anni di attività in Inghilterra e Stati Uniti, prende del tempo per tornare in Islanda dove ristabilisce connessioni e residenze e, complice anche l’isolamento obbligato dalla pandemia, “entra nella terra”. Come lei stessa racconta, tutto è iniziato con un sentimento o necessità, quella di entrare in contatto con il suolo, ma non in maniera pesante o triste, bensì per fare un radicamento. Si riferisce al suo processo di creatività usando l’immagine dei funghi, perché se il nuovo album da una parte sarà serio e stoico, dall’altra sarà anche come i funghi, divertente come questi che sono psichedelici, spuntano dappertutto, sono bolliccinosi e viaggiano nella foresta. Così il prossimo disco sarà come essere sdraiati sul suolo lasciando che il corpo e la carne vibrino attraverso se stessi.
Tre video per anticipare Fossora
Il mese di settembre è stato un vero capodanno che Björk celebra con il rilascio di tre video e l’uscita del disco dal titolo “Fossora“, per la One Little Indipendent Records. Per chi abbia voglia, o bisogno, di capire cosa ci sia nel disco, sono ben rappresentati gli ambienti sonori che Björk utilizza. Come già accennato, i video ce la mostrano estremamente sofisticata, con colori che contribuiscono a impattare visivamente ancora più di quanto già lei non faccia.
Come promesso, il primo singolo, “Atopos“, ci mostra una Björk fungina, in un mondo sotterraneo in cui i funghi sono quegli elementi naturali che usa per denunciare la mancanza di connessioni. “Non ci sono scuse e le nostre differenze sono irrilevanti”. Con lei lo strepitoso sestetto Murmuri di clarinetti bassi, il dj indonesiamo Kasimyn al drumbeat e le voci dell’Hamrahlíð Choir.
Ad una settimana da “Atopos” esce il 14 settembre il secondo video, “Ovule“, in cui sembra di assistere ai passaggi fondamentali della Grande Opera, che è caratterizzata da tre fasi fondamentali e tre colori: nigredo (nero), albedo (bianco) e rubedo (rosso). La transizione dal nero al bianco e infine al rosso sembra vogliano mostrarci la gloriosa meta dell’elisir di lunga vita, racchiuso nell’ovulo rosso che vediamo nella scena finale del video. Un video in cui la cura degli abiti è affidata alla firma di Alessandro Michele, direttore creativo di Gucci e alla regia di Nick Knight, con cui aveva già lavorato per il singolo Pagan Poetry estratto dal bellissimo disco Vespertine.
Ultimo singolo e video uscito il 22 settembre è “Ancestress“, in dedica alla madre morta nel 2018. Realmente toccante e commovente. Anche qui dominano i colori nero, rosso e bianco in una danza funebre che accompagna il morente al suo ultimo respiro. Il testo è un ringraziamento continuo alla madre, alla sua integrità e a come ha affrontato la sua vita mostrandosi come esempio di creatività adattiva.










