C’è un sobborgo americano, né città né provincia; c’è il suicidio di un ragazzo che sconvolge la comunità; c’è una brutta storia di sfruttamento e violenza che racconta di un’America nera popolata di personaggi che vivono come rifiuti ai margini di una società solo in apparenza ricca e scintillante. In questo scenario si muovono tre ragazzini uniti da un patto di sangue: far sparire per sempre chi ha portato l’orrore a Black Creek. Il nuovo libro di Sam Millar da oggi in libreria per Milieu edizioni con “Sul fondo del Black’s Creek” sfugge a una classificazione netta e porta con sé i tratti del romanzo poliziesco, della letteratura di formazione, del noir, creando una storia “In equilibrio tra ‘Il buio oltre la siepe’ e ‘Le avventure di Huckleberry Finn’, come leggiamo nella presentazione della casa editrice.

In libreria da venerdì 8 luglio (266 pagine, 17,90 euro) il romanzo dello scrittore irlandese, nato a Belfast nel 1958 e autore del fortunatissimo “On the Brinks” pubblicato in diverse lingue in tutto il mondo, si apre con una notizia: il quotidiano New York Times annuncia che la polizia sta riaprendo un vecchio caso di omicidio grazie a nuove tracce di dna. Tom Henderson legge la pagina con terrore e rivive in pochi istanti quei drammatici momenti di vent’anni prima, quando la cittadina di Black Creek fu gettata nel panico da un ignoto pedofilo assassino. Lo scrittore ci porta indietro sulle rive del fiume, dove i tre amici Tommy, Ferro e Brent finiscono coinvolti in un’impresa terribile, troppo grande e spaventosa per la loro giovanissima età: firmano una alleanza segreta per vendicare quelle morti e uccidere il principale sospettato Norman Armstrong. La storia, densa di suggestioni visive che ci proiettano come in un film alla foresta buia sul lago, alla periferia disastrata dove vive Armstrong, alla fattoria degli orrori dove si muove una delle giovani vittime, Devlin, mostra con un linguaggio diretto ed efficace l’altro volto dell’America, quella che a pochi chilometri dalla grande New York dà rifugio ai peggiori istinti umani ma allo stesso tempo è animata dai sentimenti di giustizia, amicizia e solidarietà. Come nei romanzi precedenti, anche con “Sul fondo del Black’s Creek” Sam Millar mette insieme i volti opposti della nostra realtà fatti di luci e ombre. E li racconta da due punti di vista contrapposti: l’età dell’adolescenza nello sguardo innocente di Tommy e dei suoi amici, combattuti tra le fantasie di fumetti e supereroi e le storie violentemente reali, e quella adulta della consapevolezza e della rassegnazione.
Sam Millar, i cui romanzi (e la serie poliziesca del detective Karl Kane) sono letti in tutto il mondo, ha iniziato a scrivere narrativa quasi per caso: dopo una incredibile vicenda biografica che lo ha portato a combattere tra le file dell’Ira, negli anni Settanta, e finire in prigione a Long Kash dove insieme al celebre attivista Bobby Sand ha dato vita alla “rivolta delle coperte”, è stato protagonista nel 1992 di quella che viene ancora oggi definita “la rapina del secolo” contro la società portavalori Brinks, a Rochester nello Stato di New York, quando un commando rubò 8 milioni di dollari usando pistole giocattolo. Al suo ritorno a Belfast, ha raccontato in un’intervista di qualche anno fa su Il Manifesto, ha partecipato a un concorso per racconti con un premio di 100 sterline, e ha vinto. La sua storia, ben raccontata da “On The Bricks”, pubblicato sempre per Milieu nel 2016, mette in luce le straordinarie doti narrative di Millar. E la sua strabiliante capacità di reinventarsi dopo aver vissuto tante vite.










