Sembra una storia che ha sempre un lieto fine, la band di Reading continua nel suo viaggio non solitario a diffondere piccole gemme fuori a tratti dallo spazio tempo. Dopo la reunion del 2014 siamo, in circa dieci anni, a due release – 2017 ‘Slowdive’ ed ora ‘Everything Is Alive’.
Al solito la diluizione delle proprie uscite porta spesso il rischio di perdersi totalmente rispetto allo scorrere del tempo risultando invecchiati subito ma nel caso della band fondata da Neil Halstead accade invece il contrario, gli ‘Slowdive’ confermano la loro capacità di essere contemporaneamente presenti ed assenti, dentro e fuori al fluire, a maggior ragione riuscendo a depurarsi (e a depurare) da tutte le componenti schizofreniche della quotidianità e portandoci in un piano rialzato, sono solo otto tracce, per una durata di circa 40 minuti, ma sono sufficienti a farci vivere un sogno, a darci una sensazione di sollievo.
Evocativa l’intro ‘Shanty’, che mi ha fatto ricordare come i Depeche Mode hanno deciso di iniziare il loro ultimo capolavoro (qui su Nemesis Magazine) mentre invece già in ‘Prayer Remembered’ ho sentito quasi come un caldo abbraccio la sensazione amichevole di “ecco, sono gli Slowdive”, i riverberi, le atmosfere rarefatte infinite, il sapiente alternare momenti dream pop a scariche elettriche ed elettroniche.
‘Kisses’ è il singolo perfetto, con video ambientato a Napoli che potrebbe essere tranquillamente un nuovo gioiellino di Liberato.
Gli Slowdive ci sono ancora e forse ci sono sempre stati, anche durante quegli strani venti anni di impalpabilità.
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