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Depeche Mode. E finalmente, Memento Mori

Di GianLuca
25/03/2023
in as heard on radio nemesis, Rubriche
Tempo di lettura: 3 minuti
Depeche Mode. E finalmente, Memento Mori

E finalmente, che ‘Memento Mori’ sia. Volge al termine nella maniera più solenne possibile questa mini maratona di recensioni del nuovo album dei Depeche Mode, dopo aver già pregustato (qui e qui) i due precedenti singoli ‘Ghosts Again’ e ‘My Cosmos Is Mine’ ora riusciamo finalmente ad ascoltare l’intero album, il primo senza Fletch, lo sappiamo ma dobbiamo sempre ricordarlo, e, chissà, se il primo di una lunga nuova serie oppure no.

L’intro iniziale è un mantra spirituale dove la voce Gahan si eleva o forse è meglio dire si staglia tra le cupe onde sonore senza ristoro di luce o di calore e funge da apripista ad una delle prime eccezioni di quest’album, ovvero ‘Wagging Tongue’, prima canzone della quarantennale esperienza DM in cui sono Gore e Gahan a scrivere un pezzo insieme, eccezione ben giustificata dal ricordo di Lanegan. Ad avvalorare ancor di più le dosi di eccezionalità troviamo il contributo al songwriting del sempiterno amico Richard Butler (Psychedelic Furs).

Senza soluzione di continuità sentiamo il ricordo di un vecchio amico tornare a noi riascoltando ‘Ghosts Again’, di cui molto abbiamo già scritto e mai abbastanza rimane da ascoltare.

Da qua in poi si cambia registro, non è certo il caso di una telecronaca di pezzi ma era solo un modo per introdurre la necessità di ascolto totale di quest’ opera, avvolti in un silenzio personale, in un buio amico, nella necessità di prendersi un momento per sé e continuare l’ascolto svariate volte, per cogliere le innumerevole sfumature che emergono di volta in volta. Tale necessità ha molteplici cause, emotive e tecnologiche, se mentre le prime sono palesi, queste ultime si ritrovano nell’immenso lavoro svolto da James Ford (Last Shadow Puppet, Simian Mobile Disco), e da Marta Salogni nella produzione nel sound mixing.

‘Memento Mori’ non è un album solido, ha alcune frastagliature che avvertiamo in molteplici parti e che palesano ancora di più la mancanza del pilastro invisibile ma sempre presente che era Fletch, gli innumerevoli cambi di registro durante l’ascolto dell’opera che, sia chiaro, non devono essere presi come un fattore negativo, sono comunque palesi, come nel passaggio in ‘My Favourite Stranger’ ad esempio, come nel ripetersi di alcune vecchie forme prese direttamente da ‘Songs Of Faith And Devotion’ oppure da ‘Music For The Masses’

‘Memento Mori’ è un album umano, quindi contiene moltitudini, non è il monolite arrabbiato che è stato ‘Spirit’, roccioso, duro, politico, è invece una sintesi di un percorso di quaranta e più anni, arrivata poco dopo (e non sappiamo quanto a causa) della scomparsa di Fletch (e non solo), è un momento di raccoglimento, di introspezione, è il sabato mattina al cinema a riguardare parte del film della propria vita, è la reunion con se stessi al bancone del pub, di notte, quando la moltitudine dei nostri eventi può essere rivista nelle note e nella voce di Gore in ‘Soul With Me’.

“I’m heading for the ever after
Leaving my problems
And the world’s disasters
I’m heading for the open sky

And I’m taking my soul with me
And I’m taking my soul with me
And I’m taking my soul with me
And I’m taking my soul with me”

‘Memento Mori’ è l’opera non perfetta di una Band perfetta nella sua umanità, nella sua storia di vita e di morte, di unione e separazione, è l’ennesimo atto coraggioso dell’arte che i Depeche Mode portano con una tale naturalezza, ostinazione, serietà, professionalità, sin dalla fine degli anni ’70, è storia, è presente ed è futuro.

ASCOLTA ‘MEMENTO MORI’ SU SPOTIFY

GUARDA ‘DEPECHE MODE: MEMENTO MORI, SONGWRITING, & HUMBLE BEGINNINGS | APPLE MUSIC’ SU YOUTUBE

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