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Silvio Berlusconi è morto, fine di un’era ma non di un pensiero

Di Giacomo Pisano
12/06/2023
in Comunicazione e società, Cultura
Tempo di lettura: 2 minuti
Silvio Berlusconi è morto, fine di un’era ma non di un pensiero

La morte di Silvio Berlusconi, politico, imprenditore e quattro volte presidente del Consiglio, segna indubbiamente la fine di un’epoca e apre a scenari imprevedibili. È morto a 86 anni un uomo che dal 1994, con la celebre “discesa in campo” come imprenditore nella politica italiana, ha impresso una profonda trasformazione nella visione dell’Italia.

Lo ricorderemo per infinite vicende giudiziarie (Wikipedia ha addirittura una voce costruita ad hoc “Procedimenti giudiziari a carico di Silvio Berlusconi“, tra cui frode fiscale, falso in bilancio, corruzione, appropriazione indebita, rivelazione di segreto d’ufficio, prostituzione minorile, concussione, diffamazione, reati tributari fino alle accuse ben più pesanti (oggi archiviate) di traffico di droga, concorso in strage, tangenti, concorso esterno in associazione mafiosa. Tra tutti i procedimenti, solo il Processo Mediaset è arrivato a una condanna definitiva a quattro anni già scontata, mentre gli altri fascicoli è intervenuta sentenza di assoluzione o non luogo a procedere con una lunga serie di prescrizioni, amnistia, reati depenalizzati.

Se chiare sono le sue vicissitudini davanti alla legge, più oscura è l’azione che Berlusconi e il Berlusconismo hanno impresso alla cultura del nostro paese con tagli alla scuola (pubblica, soprattutto), riforme che nell’ottica di ottimizzare le risorse hanno fatto fuori insegnanti, istituti, ore di lezione e banalizzato l’idea, sintetizzata dall’espressione attribuita al ministro berlusconiano dell’economia Giulio Tremonti “Con la cultura non si mangia”.
Fine di un’epoca dunque, ma non di un pensiero. Un pensiero teso al mantenimento dei privilegi di una casta dominante e alla conseguente sottomissione di tutti gli altri. Un pensiero profondamente superomistico e maschilista che ha legittimato la donna solo come un oggetto da guardare (e toccare, nel suo caso), che merita considerazione e potere solo se fedele al cavaliere. Un pensiero omofobico mascherato da gag, che di fatto ha ridotto a barzelletta le giuste rivendicazioni per i diritti delle persone lgbtq+.
Un pensiero oscurantista anche per la libertà individuale di manifestare il proprio dissenso. Basta citare la scandalosa gestione del G8 a Genova, dove fu compiuto un massacro ai danni di dimostranti disarmati senza alcuna conseguenza per i colpevoli. E come dimenticare il posizionamento italiano nello scenario internazionale con Berlusconi che racconta barzellette, fa le corna nelle foto ufficiali insieme ai ministri degli esteri di tutta Europa, da del nazista a un europarlamentare tedesco, si esibisce in gaffe istituzionali senza precedenti davanti a sovrani e primi ministri?

Berlusconi è morto, ma difficilmente ci libereremo dell’egoismo da lui a lungo incarnato, banalizzato e istituzionalizzato. Ci ha lasciato in eredità una comicità televisiva triviale e sessista ben rappresentata dalla sua tv spazzatura. Lui, re e giullare per sua stessa scelta, sedeva sul trono di una nazione a pezzi, distratto dai balli, dalle “cene eleganti”, dal lusso, dai suoi infatuamenti. Anni di plastica i suoi, in tutti i sensi, che saranno difficili da smaltire come ogni polimero. Ma ci proveremo, perché questo si deve fare.

(la foto è di Wikipedia)

(ha collaborato Francesca Mulas)

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