In Sardegna si portano in scena settemila spettacoli all’anno, che impiegano più di quattromila persone attorno a 120 organizzazioni di teatro, musica, danza: un grandissimo e variopinto fermento artistico che attrae annualmente più di un milione di spettatori, praticamente tutta la popolazione sarda se escludiamo i bambini. Numeri rilevanti, che raccontano di un’Isola dove la cultura ha un ruolo forte in grado di produrre lavoro e ricadute economiche e sociali importanti sul territorio.
Ecco, in sintesi, quanto emerge dal rapporto “I dati dello spettacolo dal vivo in Sardegna” presentato mercoledì mattina all’Exmà di Cagliari da Stefano Chessa, Marco Benoni e Ornella D’Agostino in rappresentanza del Cuss, il Coordinamento unico dello spettacolo in Sardegna. Il documento relativo ai numeri del 2019 è il primo lavoro curato dal Coordinamento, organizzazione che ha messo insieme di recente 94 imprese, associazioni e cooperative che fanno cultura nell’Isola e che sono riconosciute dalla Regione Sardegna come operatori professionali.

L’effetto moltiplicatore della cultura: ogni euro investito dalla Regione ne genera otto
I numeri del rapporto non sorprendono, visto che da tempo si conoscono le importanti ricadute economiche del settore nel territorio. Per la prima volta però vengono esplicitati e messi nero su bianco grazie al confronto tra dati economici e occupazionali degli organismi che compongono il Cuss e che usufruiscono annualmente dei contributi concessi dalla Regione Sardegna sulla Legge 1 del 1990. La cifra che più delle altre colpisce è che ogni euro concesso dalla Regione per sostenere le attività culturali e di spettacolo permette di ricavarne quasi tre da biglietti, sponsor e altri contributi, e di generare ricadute complessive sul territorio fino a otto volte superiori. Investire in cultura, dunque, conviene sia agli enti pubblici che ai professionisti del settore. In termini di lavoro, tra artisti, maestranze, tecnici e altri professionisti, si contano 4203 persone occupate (di cui 303 a tempo indeterminato, 1103 a tempo determinato e 2797 lavoratori autonomi), con una media di 34 impiegati per ogni organismo di spettacolo. Se il budget complessivo concesso dalla Regione Sardegna era nel 2019 di 8 milioni di euro, 10 milioni sono stati utilizzati per pagare i lavoratori, e 2 sono rientrati nelle casse dell’Erario come oneri sociali e contributi.
Pubblico e biglietti
Sul versante opposto, quello del pubblico, il 2019 ha contato 1.011.108 spettatori, di cui un terzo per spettacoli a pagamento con oltre 45 mila spettatori provenienti dall’estero e quasi 76 mila dall’Italia, mentre il resto, 182 mila, sono sardi. I visitatori non spendono solo per i biglietti ma pagano anche ristorazione, alloggi e altri servizi, e queste somme restano per il 91 per cento nella località che ospita gli appuntamenti o nei territori limitrofi.
Sempre meno soldi pubblici alla cultura, il Cuss chiede un’inversione di marcia
Le note dolenti arrivano quando si considera il budget che la Regione mette a disposizione per il settore ogni anno: erano 11 milioni nel 2011, 8 milioni nel 2019, per l’anno in corso 7 milioni. Un andamento decrescente che non tiene conto delle grandi ricadute della cultura sul tessuto economico, sociale e occupazionale sardo. Da qui la richiesta degli operatori all’amministrazione regionale perché aumenti le risorse. “In considerazione dei dati inaspettati rappresentati dal nostro settore e dell’importanza dell’investimento in cultura, tanto più in un momento in cui per tutto il Paese è fondamentale puntare alla ripartenza sociale ed economica, chiediamo alla Regione nell’imminente assestamento di bilancio, di integrare con almeno 2 milioni di euro aggiuntivi, le risorse da destinare all’Art.56 per il 2021 – dichiarano Marco Benoni, Vincenzo De Rosa e Monica Pistidda in rappresentanza del Cuss – Ricordiamo che gli effetti della pandemia hanno causato quasi l’azzeramento dei ricavi per le attività di spettacolo e per ripartire è necessario un sostegno straordinario che in questo caso assume il significato di un vero investimento”.
(in foto, il festival Abbabula)










