Le storie dell’orrore fanno parte della narrazione popolare dall’alba dei tempi. L’uomo ha da sempre avuto un forte desiderio di spaventare ma anche di essere spaventato. Può sembrare contraddittorio, ma vorrei farvi notare la vasta produzione letteraria che fin dall’antichità è giunta ai giorni nostri trasformandosi, poi, in cinematografia di successo. Ma non tutto ciò che fa paura è stato trasposto in un libro o in un film.
Esistono tantissime storie anticamente sussurrate, e per questo motivo quasi dimenticate, che ancora oggi fanno accapponare la pelle ed è di una di queste di cui oggi vorrei parlarvi.
Nel paese in cui sono nato, poco lontano da casa, c’è un grande pozzo. Oggi, di passaggio quasi non lo noto più, ma ricordo che da piccolo ha avuto un ruolo molto importante nella mia vita. È stato un luogo di incontri, un punto da cui partivano le gare di corsa, una prova da superare per le sfide di coraggio. Il pozzo ha delle mura di protezione alte poco più di un metro, una bocca di almeno un metro quadrato e una profondità pressoché sconosciuta.
Si diceva che il pozzo fosse abitato da una strega malvagia conosciuta come ‘Mama’e funtana’. La strega era principalmente carnivora, specialmente cannibale con predilezione per la carne di bambino. Non si conoscono le sue origini ma sapevamo che aveva lunghe gambe e braccia, dita sottili e unghie affilate; riusciva ad arrampicarsi e ad uscire dal pozzo senza fatica e con straordinaria velocità. Era inoltre dotata di un olfatto molto sviluppato che le permetteva di capire se i bambini che le passavano vicino, erano buoni o cattivi.

Posso affermare con certezza di essere sempre stato considerato un bambino buono, eppure evitavo quel pozzo il più possibile; ci passavo sempre alla larga e se capitava di ritrovarmi da solo da quelle parti all’imbrunire, mi allontanavo di corsa il più veloce possibile e sempre con uno sguardo rivolto alle spalle.
Crescendo ho iniziato a credere meno alla strega e ad interessarmi di più alla leggenda. Secondo le tesi più comuni, la storia è stata inventata, tanto tempo fa, per tenere lontani i bambini dai pozzi. Il mito della strega è diffuso in quasi tutti i comuni della Sardegna con alcune differenze che riguardano, oltre che l’aspetto, il nome. Maria Abbranca (o Branca), Maria Putzu (o Puzzu), Strega e’ funtana, Maria Pettenedda, Maria Farranka (o Farranca), Maria Mangrofa, Maria Burra (perché avvolta da una coperta nera). Una aveva un braccio lungo con un uncino per afferrare i bambini che osavano affacciarsi nel pozzo, un’altra aveva il potere di trasformare le proprie vittime in maialini per poi cibarsene nel suo nido sotterraneo, un’altra vedeva attraverso gli occhi dei ragni che le garantivano di conoscere sempre la tua posizione. La presenza è riconosciuta anche nel più grande sistema di pozzi e canali sotterranei de Su Gologone, a qualche chilometro da Oliena. Secondo la leggenda la strega (Maria Abbranca) è la custode della sorgente carsica più importante della Sardegna. Si dice che i condotti sotterranei più profondi sono colmi di piccoli scheletri. Ho trovato tracce di una leggenda simile anche in Sicilia. La Marabbecca (nome con probabili origini arabe) è un essere leggendario che vive nei pozzi o nelle cisterne per la raccolta dell’acqua piovana, che trascina nelle profondità delle acque tutti i curiosi che si affacciano all’interno.
Un’oscura presenza che si arrampica fuori dal pozzo per trascinarti e portarti alla morte, vi ricorda qualcosa?











