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Ritorna Fedeeilcorvo con quattro nuovi brani tra rap, filosofia e fumetti: “Quando scrivo voglio creare una spiritualità in grado di andare oltre le mode”

Di Mattia Lasio
20/07/2024
in Interviste, Musica e spettacolo
Tempo di lettura: 5 minuti
Fedeeilcorvo rap filosofia fumetti

Federico "Fedeeilcorvo" Ghiani

La scrittura è un mondo misterioso. Si nutre di riferimenti, citazioni, suggestioni ed esperienze di vita che vengono fissate nella memoria grazie all’ingegno di chi delle parole sa farne buon uso. Proprio come Federico Ghiani, 29 anni, in arte Fedeeilcorvo talentuoso Mc e cantautore cagliaritano che, a distanza di un anno dall’uscita del suo disco ufficiale di debutto ‘’La classe operaia non va in paradiso’’, torna con la pubblicazione di quattro nuovi brani prodotti interamente dal promettente beatmaker Violentza al secolo Marco Piras che ha confezionato per l’artista quattro tappeti ritmici eleganti e intensi che valorizzano i concetti di rilievo espressi. Il tutto è stato mixato e masterizzato da Fabio Tidili che si è occupato anche della fase di registrazione dei pezzi. Il primo brano a essere stato pubblicato, il 1º luglio, è “Orochi”, un riferimento al mostro appartenente alla mitologia shintoista giapponese: un primo brano caratterizzato da un flusso di coscienza astrale e tecnico con vocalizzi cantati che rendono l’insieme ancora più ipnotico. L’8 luglio è la volta di ‘’Yamcha’’, riferimento al celebre personaggio della saga di Dragon Ball: traspare, da questo pezzo, ironia disincantata, contenuti validi espressi con una interpretazione scanzonata e pungente. Il 15 luglio è il turno di ‘’Chantecler’’ in cui satira e malinconia si fondono perfettamente, grazie a liriche attente ai dettagli dalle influenze oniriche. Il 22 luglio toccherà a ‘’Mishima’’ mettere la parola fine a questo ciclo di quattro brani: il pezzo, un riferimento al personaggio di Tekken Heihachi Mishima, presenta un beat astrale che avvolge perfettamente una metrica serrata e minuziosa da cui emerge una grande cura per la tecnica. I rimandi, anche in questo caso, sono degni di nota: si va dal pittore e scultore Giorgio de Chirico, passando per il mito di Sisifo sino allo scrittore Premio Nobel per la letteratura José Saramago. Un quarto tassello dove non mancano riflessioni importanti come quelle sui turbamenti dell’animo e sulla solitudine. Una solitudine non da temere ma da interpretare come trampolino di lancio per una conoscenza di se stessi matura e profonda, capace di andare oltre l’apparenza e di proiettarsi verso un domani avvincente fatto di nuove sfide e nuove ricerche.

Partiamo dall’aspetto della produzione: quando nasce la collaborazione con Violentza?

Conosco Marco da un paio di anni ormai, lui ha sempre mostrato stima nei miei riguardi già dai tempi del mio collettivo dell’Agenzia TuttoFare. Negli anni abbiamo iniziato a sentirci e siamo entrati in sintonia, umanamente e artisticamente. Tutti e due siamo molto prolifici, quindi gli ho proposto di fare qualcosa insieme costruendo il tutto passo dopo passo e così sono venuti fuori questi quattro brani, in maniera molto naturale e spontanea. A gennaio avevamo già le strumentali pronte.

Cosa lega e al contempo differenzia queste quattro nuove tracce?

Le tracce sono sicuramente accomunate dai riferimenti al mondo dell’animazione e dei manga che in me hanno sempre esercitato un grande fascino. Io scrivo in maniera molto astratta e immaginifica. Questi quattro pezzi sono frutto di un momento della mia vita in cui avevo cose dentro di me molto forti da dire. I brani si differenziano l’uno con l’altro perché in ciascuno vengono espresse emozioni molto nette e ben definite che chiaramente si diversificano tra di loro per un insieme di aspetti.

C’è un brano a cui sei particolarmente legato tra questi quattro?

Sì, assolutamente: direi ‘’Orochi’’ che reputo anche la traccia più sperimentale dove ho provato più emozione nel scriverla e credo, infatti, che questa emotività traspaia appieno.

Il celebre scrittore Yukio Mishima nella sua opera ‘’Il padiglione d’oro’’ scrive che ognuno è un testimone. Tu di cosa sei testimone?

Ambisco a essere il testimone di due aspetti: il primo è quello di sdoganare il mondo dei fumetti e dei manga che troppo spesso vengono considerati come cultura di serie b, commettendo un grosso errore pensandola in questa maniera. Come secondo aspetto, invece, quando scrivo voglio ricercare una spiritualità in grado di andare oltre le mode e le tendenze. Questi sono i miei capisaldi, poi nei prossimi progetti non mancheranno anche novità.

Ad esempio?

Sicuramente, nei prossimi lavori inserirò e metterò più in evidenza l’elemento della mia città ovvero Cagliari. Sono nato e cresciuto qui, vivo qui e i miei brani nascono qui, per questo motivo ci tengo al fatto che il luogo in cui abito abbia la giusta considerazione.

In cosa sei cambiato di più dalla pubblicazione del tuo primo disco ufficiale ‘’La classe operaia non va in paradiso’’?

Credo di essere diventato più rapper che cantautore, è venuta fuori maggiormente questa mia anima negli ultimi tempi forse anche perché mi ci sono dedicato maggiormente. In futuro voglio essere sempre più rappresentativo, ritagliarmi il mio spazio in maniera sempre più netta e stringere nuove connessioni con le persone di cui ho stima.

Tu sei anche un ottimo freestyler: quanto è stato importante il freestyle nel tuo percorso?

Per me è stato importantissimo, sono appassionato del mondo del freestyle sin da ragazzino, inizialmente lo praticavo con qualche amico oppure capitava anche di cimentarmi con il beatbox. Ho iniziato a mettermi in gioco in questo ambito in maniera seria nel momento in cui sono partito a Bologna verso il 2016, lì per me c’è stata una vera e propria folgorazione e quella fase per me ha rappresentato un momento di svolta fondamentale. Conobbi un altro Mc di nome ‘’Il Male’’ che come me voleva mettersi in gioco, così abbiamo iniziato ad allenarci duramente e a prendere parte alle prime sfide. Ogni domenica, a partire dalle 16 al Bastione, partecipo agli incontri ideati da Leonardo Murgia in arte Brato e grazie a lui e a freestyler di spessore come Mattia Vinci in arte Tiaz ho acquisito una consapevolezza del freestyle davvero matura e profonda.

Cosa rappresenta per te il freestyle?

Il freestyle per me è un rituale di grande fascino oltre a un modo per vincere la propria timidezza e per incentivare l’autoironia. Il freestyle merita più considerazione e più lustro, aiuta ad aprirsi al mondo.

Quali sono i tuoi progetti futuri?

Per il periodo di Natale ho un nuovo brano in programma prodotto da Luca Losengo, che si colloca a metà tra il rap e il cantautorato. Spero per il prossimo anno di fare anche un nuovo disco, attualmente non c’è nulla di definito ma l’auspicio è quello. Vedremo in futuro, vivendo giorno dopo giorno dando il meglio di me stesso artisticamente e umanamente.

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