La mostra fotografica di Milena Macis, “Riflessi”, ospitata da qualche giorno al Rainbow City di Cagliari, nasce dalla collaborazione con Giulia Balzano, responsabile comunicazione e promozione del Museo dell’Ossidiana di Pau nell’ambito di un progetto all’interno della colonia penale di Is Arenas, in provincia di Oristano.
Durante la pandemia di Covid-19 le persone detenute nelle carceri di tutto il mondo si sono trovate ancora più isolate, ultime tra gli ultimi. Nel dicembre del 2019 la fotografa e tatuatrice Milena Macis è stata invitata a intraprendere un viaggio per segni, parole e immagini in un laboratorio ideato e gestito da Giulia Balzano. L’idea è quella di trovare una connessione emotiva tra i segni dell’ossidiana, roccia considerata quasi magica e i segni sul corpo dei detenuti: quelli naturali come rughe, solchi, cicatrici o artificiali come i tatuaggi, ma senza tralasciare i segni nascosti, le ferite dell’anima. La due giorni è stata occasione di confronto e scambio in un alternarsi dei ruoli tra chi insegna e chi impara. Le persone coinvolte sono state soggetto fotografico ma anche fotografe, in un percorso narrativo coinvolgente, in un’ottica di condivisione delle emozioni e delle esperienze.
Così la pietra così il corpo
Con un allestimento efficace presentato al Rainbow City, piccolo bar nel quartiere cagliaritano Marina che ha fatto dell’inclusione il suo trade mark, le fotografie della Macis emergono in tutta la loro forza stabilendo un contatto diretto con lo spettatore. La scelta di non mostrare i volti nella loro completezza è parte del progetto laboratoriale ma anche scelta artistica, che si è voluta concentrare sui dettagli che costituiscono le differenze che rendono unica ogni storia. Il protagonista è il corpo, una mappa che trattiene memorie delle strade passate, dei ricordi belli, degli errori, delle incertezze, in una parola è una geografia umana capace di raccontarci e definirci, medium tra fisicità e spirito il cui equilibrio oscilla perennemente e che a volte sembra sfavorirci, altre spingerci a superare i nostri limiti.
La visione della Macis non pretende di cogliere l’interezza ma di individuare le tracce di questo viaggio chiamato vita, fatto di soste cercate o forzate, di cadute e ascese e di tutte quelle piccole, impercettibili peculiarità che guidano le persone nel loro quotidiano tra realtà e aspirazioni attraverso il gesto e il valore che lo accompagna. Il bianco e nero, coi suoi forti contrasti, sembra avallare questo dualismo, questo alternarsi di luci e di ombre nettissimo.
La fotografia fissa così il momento, incidendolo nella memoria e nel tempo come avviene con l’ossidiana che, scheggiata o graffiata racconta così la sua unicità e la sua storia. E quando ci si avvicina alla realtà di un’altra persona bisogna farlo con sensibilità e grazia poiché ci viene concesso un grande dono, grazia che Milena Macis e Giulia Balzano hanno saputo incanalare nella realizzazione di un evento artistico e sociale di pregio.
La mostra sarà visitabile sino al 1 aprile dal lunedì al sabato dalle 12 alle 24 al Rainbow city in via Torino 13 a Cagliari.










