Avrebbe compiuto 72 anni il 4 marzo di quest’anno Ken Robinson se una maledetta malattia non ce lo avesse portato via nell’agosto di due anni fa. Inglese del nord, nel 2003 la sua regina gli ha conferito il titolo di Cavaliere per gli innegabili servizi resi all’educazione.
Da autore ha firmato libri di divulgazione che stanno influenzando positivamente l’ambito educativo e formativo; tra tutti ricordiamo ‘Fuori di Testa, Perché la scuola uccide la creatività’ pubblicato in Italia da Erickson nel 2001.
Perché la scuola uccide la creatività?
Le sue argomentazioni diventano virali nel 2006 con uno speech tenuto per TED a Monterey in California: oltre cinque milioni di persone in più di cento paesi hanno ascoltato quel discorso ma, più che mai importante, quel talk è stato mostrato a convegni e conferenze grandi e piccole sui temi della formazione, la scuola e l’educazione. A oggi i suoi discorsi sono stati visti e ascoltati da oltre 70 milioni di persone.
I motivi sono semplici: avevamo bisogno che qualcuno portasse una nuova riflessione, massiccia e ben argomentata, su un tema di cui si discute da quando cinquemila anni fa i Sumeri inventarono la scrittura e da quel momento, per via della necessità di trasmettere la conoscenza per iscritto, hanno iniziato a nascere le scuole e i curriculum di studio. Ma ogni volta c’è stato da adattare, inventare, ampliare e consegnare a differenti enti formativi questo grande, immenso comparto in cui discenti e docenti si avvicendano per quello che dovrebbe essere un passaggio di consegne.
Ken Robinson però ci avverte del fatto che oggi la scuola è diventata un luogo in cui, per lo più, si uccide o quantomeno annichilisce il naturale orientamento con cui si viene al mondo, quello di scoprire e apprendere.
Sin da piccolissimi siamo portati a esplorare, con sincero interesse, l’ambiente circostante, fisico e sociale. Questo ci serve per imparare a conquistare la vita, a sviluppare la cognizione e l’affettività e a espandere l’intelligenza oltre che la coscienza. Ma oggi molti degli oggetti di interesse su cui si posa lo sguardo del bambino non trovano spazio nei programmi scolastici, o hanno un posto meno che secondario.
A cosa porta questo? Al fatto che moltissimi allievi saranno valutati come molto scarsi solo perché nella scuola non esiste la possibilità di conoscersi anche attraverso i propri talenti e soprattutto la creatività. Largo spazio occupano le discipline letterarie e scientifiche, pochissimo quelle artistiche, coreutiche, musicali.
Perché la creatività è così importante?

Come scrive Robinson, la creatività costringe, senza costrizioni, a “lavorare con grande concentrazione su idee e progetti, plasmarli nella forma migliore e intanto formulare giudizi critici riguardo a quale funzioni meglio e perché. In ogni disciplina la creatività attinge anche dall’abilità, dalla conoscenza e dal controllo”. Ecco perché è così importante dare agli scolari la chance di misurarsi non solo con le materie di base ma, e soprattutto, con quelle di loro scelta, per vocazione.
Accorgersi della necessità di alimentare la creatività e sostenere le vocazioni è il cuore della rivoluzione che dovremmo avviare, prima che centinaia di talenti si affossino nel noioso sistema scolastico sempre più distante dai giovani.

Ken Robinson era divenuto consigliere di numerosi governi in nazioni sparse per il mondo in cui si sta ancora oggi cercando di fare questa rivoluzione. In ricordo del suo contributo, sempre portato con quello humor inglese che contraddistingueva il suo modo di raccontarci le idee, le prospettive e la voglia di restituire al compito educativo quello di contribuire alla formazione di uomini e donne realizzati e portatori di pace. Oggi più che mai una necessità sentita e urgente.
Secondo Ken Robinson, ognuno di noi nasce con capacità naturali straordinarie con cui perdiamo il contatto man mano che cresciamo. Una delle cause è l’educazione che riceviamo. Ne parla nel suo bestseller ‘The Element’ in cui sostiene che esista un luogo in cui le cose che amiamo e quelle che siamo bravi a fare si ritrovano assieme. Questo luogo dell’anima si chiama l’Elemento. Ciascuno di noi deve trovare il proprio elemento, così da esprimere appieno talento e creatività.
La dipartita di Robinson non ci lascia a mani vuote, non solo per il lavoro già fatto da lui, ma anche per il suo ultimo libro, che esce postumo in questi giorni. Coautrice è le figlia Kate che gli promise di portare a termine questo manifesto per a scuola, per un mondo migliore. Il titolo è ‘Imagine if, Creating a Future For Us All‘.










