Horror fanatici e amanti del brivido la pellicola di cui vi parlerò oggi è una vera pepita dorata che ho scovato dopo ore di setaccio in ammollo nel rigoglioso fiume delle novità di questo Duemilaventuno.

Con ‘Relic’, uscito nel 2020, continua la serie di film prodotti da registi esordienti (qui la mia ultima recensione) che nulla hanno da invidiare ai lavori scaturiti da mani più esperte.
Natalie Erika James, oltre che un amante del genere horror e della letteratura gotica, con questo suo primo lungometraggio dimostra di aver tutte le carte in regola per occupare comodamente l’ambita sedia da regista.

Non avendo avuto più notizie dalla madre, malata di Alzheimer, Kay (Emily Mortimer, ‘Shutter Island’ 2010) e sua figlia Sam (Bella Heathcote, ‘In Time’ 2011) affrontano il viaggio da Melbourne verso la piccola cittadina di Creswick, Australia.
Arrivate alla vecchia casa natale di Kay tutto appare abbandonato da tempo; non c’è traccia di Edna (Robyn Niven, ‘Matrix Reloaded’ 2003 / ‘Matrix Revolution’ 2003). Iniziano così le ricerche assieme alla polizia, partendo con le perlustrazioni nel bosco vicino. Nel frattempo, madre e figlia, sistemate nella vecchia casa, iniziano a sperimentare sulla propria pelle che non tutti i racconti di Edna erano frutto di deliri dovuti alla malattia.
Per questo horror psicologico, Natalie si ispira ai momenti vissuti assieme alla nonna, anch’essa malata di Alzheimer, durante le vacanze estive trascorse in Giappone. I ricordi vengono sapientemente intessuti con una storia di fantasmi, ma fate attenzione, perché anche questa non è altro che una metafora.
Il tema è quello dell’invecchiamento e dell’inutile lotta contro il tempo, quando cercando di evitare l’inevitabile ci si rende conto che alla fine arriverà il proprio turno. Ma non solo. Fronteggiare il male invisibile della demenza senile e sentirsi sopraffatti dal senso di impotenza. E’ come se la paura cambiasse continuamente faccia.
La regista adora giocare con le ombre durante tutto il film e la cura nei dettagli delle scene sfiora quasi il maniacale. Il risultato è un prodotto che non ti fa saltare dalla sedia ma ti cattura e ti comprime allo stesso tempo e quando alla fine ti lascia andare non ti senti libero, perché di fatto non lo sei mai stato.
In questa pellicola tutta al femminile, il ritratto della nonna, della madre e della figlia è perfettamente interpretato dalle parti. E’ da pelle d’oca assistere allo sguardo della nonna, un momento prima perso nel vuoto, trasformarsi in un ghigno malvagio e come reazione quello della figlia colmo di preoccupazione, tramutare in puro terrore.

Prodotto dalla Nine Stories Productions di Jake Gyllenhaal ‘Donnie Darko’, 2001, ‘Stronger’, 2017) con un budget che si aggira tra i 5 e i 6 milioni di dollari, il film ha ottenuto il 92 % di consensi su 227 recensioni (fonte rottentomatoes).









