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Quella canzone di Kate Bush e la rivincita degli anni Ottanta

Di Giacomo Pisano
11/06/2022
in Comunicazione e società
Tempo di lettura: 8 minuti
Quella canzone di Kate Bush e la rivincita degli anni Ottanta

Tornano prepotentemente gli anni Ottanta nel cinema, nella musica e nella moda. ‘Running up that hill’, hit della cantante Kate Bush, è attualmente tra le più ascoltate al mondo: al secondo posto su Spotify e trend topic su Twitter. Perché?

Il brano dell’interprete inglese è stata inserita, e con un ruolo non secondario, nella colonna sonora della fortunata serie Netflix ‘Stranger Things’, giunta alla sua quarta stagione.

LEGGI ANCHE: Dopo un’attesa durata tre anni inizia la quarta stagione di Stranger Things, la serie più proficua della scuderia Netflix

“Running up that hill” era già stata un successo nel 1985 quando scalò le classifiche sbaragliando parecchi concorrenti. Il brano, tutt’altro che leggero e spensierato, parla di un patto con Dio, dell’incomunicabilità tra un uomo e una donna, di sofferenza, di un proiettile penetrato in profondità e del desiderio di superare una collina evidentemente simbolica. Ma perché oggi questo brano suona ancora così orecchiabile e accattivante?

Non è solo merito di ‘Stranger Things’, veicolo anche del revival di certi elementi dell’abbigliamento sia maschile che femminile: l’epoca più bistrattata degli ultimi cinquant’anni è oggetto di una lenta rivalutazione che investe soprattutto gli ambiti artistici.

Mal giudicata e considerata superficiale la decade ottanta era ricordata soprattutto per aspetti legati all’immagine, alla gioia di vivere e al disimpegno. A guardarla con la debita distanza non solo è evidente che non tutto fosse colorato e magnifico come nelle pubblicità e nei programmi della tv commerciale, ma che ci fossero anche delle tendenze in netto contrasto con quella visione edonistica, ad esempio nelle sottoculture post punk e dark.

Oggi si iniziano a riconoscere dei meriti a quel tempo così vilipeso. L’entusiasmo intanto, che seppure spesso virato verso la leggerezza, era frutto della voglia di emanciparsi dal clima di pesantezza del decennio precedente, fatto di lotte armate e tensione politico-sociale.

Campi come la pubblicità, la grafica e la moda seppero rinnovare completamente il repertorio del passato innovando e ampliando gli orizzonti, fissando in modo indelebile il ritratto di un’epoca.

Sono tornati il gusto per le linee decise, per i colori azzardati, per le fantasie retrò appartenute agli armadi di tutto il globo tra il 1980 e il 1985: giacche con spalline importanti, fuseaux in lycra lucida, paillettes, fasce e fiocchi per capelli. Le immancabili scarpe da ginnastica bianche, sdoganate, come abbiamo accennato, proprio da ‘Stranger Things’ e diventate subito un must have, orecchini vistosi, trucco egiziano. Si riscopre anche una propensione per certa comicità, forse ingenua, ma adatta a stemperare un clima sociale niente affatto rilassato tra guerre, crisi ambientale e razzismo imperante.

Ma è soprattutto con la musica che si assiste più che a un revival a una vera riscoperta di suoni e atmosfere. Nell’ambito della new dark wave ma anche in ambito molto più mainstram come con la band Editors. Quelli che sembravano i limiti della tecnologia del tempo oggi mantengono intatto un fascino che si è rivelato imperituro, grazie alla riscoperta di progetti fondamentali per la musica come i Joy Division, oggetto per altro di pubblicazioni di carattere critico molto recenti e che contemplano proprio questa sorta di rinverdimento dei fasti degli anni ’80.

Forse c’è nell’aria la voglia di entusiasmarsi in modo totale e coinvolgente come è ormai raro in un momento storico in cui tutto è stato visto, digerito e catalogato. Film come i ‘Goonies’, ‘Stand by me’ o ‘La storia infinita’ non hanno un corrispettivo contemporaneo, se escludiamo la saga del ‘Signore degli anelli’ e ‘Harry Potter’ e le emozioni che suscitavano allora sono ancora fresche e pulsanti.

E chissà se dopo 37 anni Kate Bush immaginava di essere di nuovo in vetta alle classifiche.

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