Era il 12 giugno 1922 quando a Firenze nasceva una bambina di nome Margherita.
Il suo destino era studiare le stelle.
Lei era Margherita Hack.
Nel suo primo libro autobiografico si definì come “l’amica delle stelle” sebbene si senta spesso riferirsi a lei come alla signora delle stelle. Probabilmente Margherita Hack, avendo una visione della vita secondo la quale siamo tutti interconnessi, “amica” era il termine con cui meglio definirsi nel consesso umano. Tutti sotto lo stesso cielo. Preferiva, inoltre, dirsi persona più che personalità illustre, in linea con l’aspetto umano e avvicinabile che sempre mantenne nella sua vita.

Margherita e due genitori straordinari
Venne educata da due genitori colti e che avevano abbracciato i principi della Teosofia. La madre si era diplomata all’Accademia delle Belle Arti, parlava fluentemente l’inglese e il francese, aveva viaggiato molto, era una donna dalla mentalità aperta. Il padre era un contabile di origini svizzere che per primo indirizzò la famiglia agli elementi portanti della Teosofia, ovvero la ricerca della saggezza, il rispetto di ogni forma di vita e la verità come unica religione possibile. Forse anche per questo Margherita Hack era atea, anche se sposò Aldo De Rosa in una cerimonia religiosa. Suo sposo e compagno di tutta una vita in un legame talmente indissolubile che lui le sopravvisse per un solo anno dalla sua dipartita, con un immediato aggravarsi della malattia di Alzheimer da subito dopo la sua morte. Aldo De Rosa era un letterato e lei amava definirlo “un’enciclopedia vivente” che aveva il vantaggio di poter consultare continuamente. Margherita crebbe in una famiglia pacifista con un altissimo rispetto della vita, vegetariana sin da piccola e per tutta la vita. Ma crebbe quando il fascismo si faceva sempre più strada in Italia, portandola a conoscere gli orrori della guerra e la persecuzione cui erano sottoposti anche i liberi pensatori. Alla sua infanzia felice, trascorsa in mezzo alla natura, si contrapponeva improvvisamente un’Italia in cui la libertà era perduta. L’impatto delle leggi razziali, le discriminazioni e le violenze di quel periodo contribuirono, tuttavia, a formarle un animo che si faceva sempre più responsabile anche degli altri.

Gli studi universitari e l’ambiente difficile per una donna
Fu una studentessa brillante alla facoltà di fisica, distinguendosi per la sua infinita curiosità ma dovendosi anche fare strada in un mondo maschilista e ostile. La sua determinazione e il sostegno di alcuni docenti che rimasero folgorati dal suo talento fu quanto le venne in soccorso per poter procedere lungo la sua carriera. Ebbe dei mentori importanti come Giorgio Abetti, Daniel Chalonge e Otto Struve, alcuni tra gli astrofisici più importanti del suo tempo, che le mostrarono come gestire un osservatorio astronomico in un mondo oltre quello ristretto e devastato del dopoguerra in Italia. Viaggi e collaborazioni importanti e prestigiose cominciarono a susseguirsi copiose nella vita della Hack. Come scienziata pubblicò un cospicuo numero di articoli scientifici e volumi che ancora oggi sono un punto di riferimento per la materia. Ma volle anche scrivere in maniera più accessibile, collaborando con riviste di divulgazione che potevano essere comprese dai non addetti ai lavori. Anche in questo sta il suo pregio, in linea con gli ideali di servizio all’umanità ereditati dall’impostazione teosofica. Le stelle dovevano essere raggiunte da chiunque si fermasse a contemplarle, non solo dagli scienziati.
Come ricordarla
Nei giorni precedenti a quello che sarebbe stato il suo centesimo compleanno, si sono svolte molta attività secondo un fitto calendario di iniziative promosso dall’INAF, Istituto Nazionale di Astrofisica, che sono rintracciabili a questo link
Altri contenuti dedicati all’amica delle stelle possono essere fruiti qui.
Marghertita Hack è stata anche una grande sportiva, amava il ciclismo e si distinse nel salto in alto, inoltre era un’appassionata di calcio. La sua personalità era ricca di contrasti, aveva un carattere forte ed era molto sicura di sé perché aveva sempre vissuto con fedeltà i suoi ideali e nella massima onestà intellettuale, anche quando decise di non avere figli, sapendo di non essere portata per questo ruolo. Nel sito Lunàdigas di cui abbiamo partlato su Nemesis Magazine si trova un contributo video in cui la Hack parla proprio di questa sua decisione in un docufilm dedicato a questo tema.
Una delle sue frasi più celebri con cui è bello ricordarla ancora una volta è “tutti noi abbiamo un’origine comune, siamo tutti figli dell’evoluzione e dell’universo, dell’evoluzione delle stelle, e quindi siamo davvero tutti fratelli”.










