Anche quest’anno i poetry slam disputati in tutta l’isola grazie ai collettivi Sard-Up poetry, Caralis e Poetry slam Sardegna si sono chiusi con la Finale Poetry Slam Sardegna 2023, giunta alla nona edizione: il 28 agosto nove penne e voci (Valerio Janus Camera, Sara Corona, Mauro Massa, Marco Mura, Moreno Murgia, Maria Oppo, Enrico Pedrini, Daniele Podda, Carlo Rosas, Luca Sedda) hanno gareggiato tra loro, animando il pubblico al Fico d’India di Cagliari. Tra queste, la 27enne oristanese Maria Oppo ha conquistato il primo posto, accedendo così alle finali nazionali di Rimini, iniziate lo scorso giovedì, che si chiuderanno il 17 settembre. Tre minuti a testa per presentare i propri testi, con il solo ausilio di voce e corpo e nessun accompagnamento musicale o costume di scena: sono queste le regole del poetry slam, una gara a suon di versi tra poeti sottoposti al giudizio di cinque persone scelte casualmente dal pubblico.
Poetry slam, la poesia arriva sui palchi dei locali
Questo nuovo modo di fare poesia, a tutti gli effetti popolare ed estremamente coinvolgente, nacque alla fine degli anni Ottanta negli Stati Uniti grazie al poeta ed ex operaio Mark Kelly Smith che iniziò a organizzare dei reading di poesia al Green Mill Cocktail Lounge, un famoso jazz club di Chicago. La svolta arrivò quando Mark incitò il pubblico ad essere più partecipe con applausi e fischi, piuttosto che assistere passivamente alle performance, generando così un clima di festa collettiva. Da quel momento il genere spopolò a livello mondiale, animando pub, bar, circoli e tanti altri spazi pubblici. L’arrivo in Italia è da attribuire a Lello Voce, poeta e performer che nel 2002 organizzò il primo poetry slam locale in occasione del festival Romapoesia, mentre in Sardegna il genere slam è una realtà consolidata da un decennio.
Tre poesie tra racconti e riflessioni di Maria Oppo

La giovane, con la forza delle sue parole e l’intensità della performance, ha stregato la giuria con tre componimenti: il primo, ‘La promessa delle Bruxe’, “è quello a cui tengo di più e anche l’ultimo che ho scritto – racconta Oppo – Parla della rabbia di essere donne ma anche della rabbia di essere donne sarde, quindi di far parte di due categorie sottoposte a una marginalizzazione consapevole o inconsapevole da parte dello sguardo esterno”. Il secondo, intitolato ‘Maieiutica’, “ha una genesi molto più lunga e complessa rispetto alle altre poesie ed è nato pezzo per pezzo in un momento molto difficile. Affronta il tema della depressione e del rapporto tra i nostri guasti personali e la nostra produzione creativa, una valvola di sfogo che spesso può avere una funzione terapeutica pur non essendo necessariamente la soluzione ai nostri problemi”. L’ultimo, ‘Figlio delle fate’ “è stato scritto tre anni fa nel periodo post quarantena e fa riferimento al mio lavoro di logopedista in un contesto molto difficile in cui gli impedimenti della quarantena hanno stravolto completamente la comunicazione con i pazienti neurodivergenti. Ed è così che ho deciso di scrivere questa poesia che si può definire un tributo alla complessità e alla frustrazione generata dall’incomunicabilità con i pazienti”.
Il poetry slam è quindi non solo festa collettiva ma anche occasione di riflessione e di scambio reciproco tra le parti coinvolte: da un lato, i perfomer che si mettono a nudo in modo umile e spassionato con le loro poesie, ricollegate a temi canonici della letteratura o frutto di riflessioni ed esperienza personali. Dall’altra, un pubblico sempre più intergenerazionale, partecipe e disposto a farsi avanti che contribuisce a spargere la poesia tra la gente, rendendola ancora più bella e apprezzabile, non più un genere di nicchia riservato a pochi aficionados.










