• Accedi
  • Aiuto
Sito nemesismagazine.it
  • Home
  • Articoli
  • Rubriche
  • Editoriali
  • Interviste
  • Podcast
    • Creattiva
    • L’isola sconosciuta
    • Vamp
  • Chi siamo
  • Sostienici
  • Newsletter
Nessun risultato trovato
Vedi tutti i risultati
Sito nemesismagazine.it
  • Home
  • Articoli
  • Rubriche
  • Editoriali
  • Interviste
  • Podcast
    • Creattiva
    • L’isola sconosciuta
    • Vamp
  • Chi siamo
  • Sostienici
  • Newsletter
Nessun risultato trovato
Vedi tutti i risultati
Sito nemesismagazine.it
Nessun risultato trovato
Vedi tutti i risultati

Non puliamo quel sangue. Genova, vent’anni dopo

Di Francesca Mulas
17/07/2021
in Comunicazione e società, Editoriale
Tempo di lettura: 5 minuti
Non puliamo quel sangue. Genova, vent’anni dopo

A note reading "Don't Clean Up The Blood" hangs in the headquarters of the umbrella anti-globalisation protest movement, the Genoa Social Forum (GSF), 22 July 2001 after an overnight police raid in Genoa. Activists at the scene appeared shaken and horrified by the police action, calling it an unprovoked and brutal attack, as a helicopter hovering at rooftop height lit up the streets with floodlights. AFP PHOTO GERARD JULIEN

“L’aggressione a una folla fitta a centinaia di migliaia, in una città stretta tra la montagna e il mare, è stato il più deliberato atto criminale commesso dalla forza pubblica dal tempo degli scontrosi anni Settanta in poi” (Erri De Luca)

C’è un prima e dopo per la generazione di noi quaranta, cinquantenni. Non è l’attentato alle torri gemelle, non gli attacchi terroristici in Europa, la morte di Saddam Hussein, non l’avvento dei social network che pure ha cambiato radicalmente le nostre vite. Il prima e dopo, il momento che ha sancito che niente sarebbe stato come prima, sono i giorni di metà luglio di vent’anni fa, quando abbiamo visto con i nostri occhi cosa accadde a Genova durante il summit mondiale del G8.

C’era una strana, euforica sensazione, nei mesi prima. Ragazzi e ragazze di tutto il mondo avevano iniziato a guardare al movimento no global con entusiasmo: i forum internazionali di Seattle prima, e poi Davos e Porto Alegre avevano contribuito a far incontrare giovani che si riconoscevano nella battaglia contro le ingiustizie, nella rivendicazione di una equa distribuzione di risorse e possibilità, nel rifiuto dell’idea che poche persone potessero rappresentare le istanze di un pianeta. Un mondo nuovo andava riscritto, e quello sembrava il momento giusto per farlo. Il G8 a Genova, programmato per i giorni 19, 20, 21 e 22 luglio del 2001, sembrava l’occasione perfetta per per trovarsi insieme. Decine di migliaia di persone scelsero di esserci, da tutta Italia e da diversi paesi d’Europa, riunite con movimenti e associazioni o in gruppo con amici.

Genova ci sembrava una grande piazza dove rivendicare davanti alle telecamere e i microfoni di tutto il mondo pace, giustizia, equità, autodeterminazione e diritti per tutti e tutte. Da subito, però, era palese che ci saremmo trovati davanti a un muro: un imponente e straordinario schieramento di forze dell’ordine che avevano ricevuto l’ordine di proteggere la zona rossa, quella del summit.

Oggi abbiamo un’infinità di documenti, testimonianze, immagini, atti giudiziari che ci aiutano ad avere un quadro preciso di cosa accadde in quei giorni, ma la situazione era chiarissima anche allora. Da settimane prima aleggiava su Genova un clima di paura, i media trasmettevano in continuazione l’allerta sui disastri che quei manifestanti avrebbero provocato, il terrore di attentati, terrorismo, violenze. Circolava allora un fascicolo segreto preparato dalla Questura di Genova che metteva per iscritto i pericoli attesi: il contenuto è agghiacciante, si diceva che alcuni gruppi avrebbero potuto lanciare tra la folla palloncini con sangue infetto o frutta con dentro lamette. La grande contestazione attorno al G8 fu presto raccontata a tutto il paese come un grande pericolo contro cui lo Stato italiano dispiegava tutte le sue forze, legittime e non.

Chi c’era a Genova spesso ha faticato e fatica ancora vent’anni dopo a mettere insieme le parole per descrivere l’orrore di quei giorni. Parole che ricorrono: il rumore incessante e inquietante degli elicotteri sopra la testa che spesso preannunciava l’arrivo di una carica della polizia, i limoni in tasca per ripararsi dai lacrimogeni, i numeri degli avvocati scritti con pennarello indelebile sulle braccia, i genovesi che aprivano cortili e giardini per far nascondere i manifestanti inseguiti dai militari o distribuivano acqua, bende, cerotti e disinfettanti. C’è chi si è visto sequestrare macchine fotografiche e rullini, chi ha visto le forze dell’ordine accanirsi con i manganelli su donne a terra, chi ha sentito gli agenti urlare “Vi ammazzeremo tutti“. E poi ci sono piazza Alimonda con il cadavere a terra di Carlo Giuliani, ammazzato da un carabiniere appena ventenne e oltraggiato ancora dalla camionetta che ci passa sopra due volte, e la scuola Diaz, e la caserma di Bolzaneto. L’orrore sotto i nostri occhi e in mondovisione tra le strade di una Genova attonita e impotente, dove per quattro giorni i diritti di manifestare, muoversi, dissentire sono stati sospesi, calpestati, colpiti con prepotenza da chi avrebbe dovuto proteggere quei ragazzi e quelle ragazze.

A Genova non c’è stato solo il sangue, le ferite, le torture: una delle colpe più grandi in chi ha voluto trasformare Genova in un massacro è stata quella di aver diviso un paese, un continente in due fazioni, noi e loro, buoni e cattivi, bandiere arcobaleno e black block. Oggi chi era il nemico lo sappiamo bene.

Mario Placanica, accusato di omicidio colposo per aver sparato e ucciso Carlo Giuliani, è stato prosciolto prima di arrivare a processo per aver agito per legittima difesa. Giuliano, padre di Carlo, qualche anno fa ha pubblicato “Non si archivia un omicidio”, in cui racconta attraverso immagini e testimonianze una versione dei fatti diversa da quella a cui ha creduto la giudice che ha archiviato il caso.

La scuola Diaz dopo il blitz della polizia

I 45 imputati per i fatti di Bolzaneto, con circa trecento persone che hanno accusato poliziotti, carabinieri, agenti carcerari, medici e infermieri di essere stati privati della possibilità di comunicare con un legale, picchiati, insultati e minacciati sono stati processati ma i reati sono stati prescritti per 37 di loro. Sette sono stati condannati, quattro assolti. La Corte di Cassazione ha ammesso che nella caserma furono commesse gravi violazioni dei diritti umani. La Corte europea dei diritti umani ha riconosciuto l’Italia colpevole per i fatti di Bolzaneto e ha disposto un risarcimento per sei persone.

Per il massacro alla scuola Diaz, da cui uscirono 60 persone ferite su 93 arrestate, sono stati condannati 25 agenti della polizia. “Una pura esplosione di violenza”, per i giudici della Corte di Cassazione che hanno scritto l’ultima parola sulla vicenda.

Se chiedete a un ventenne cos’è successo a Genova vent’anni fa è molto probabile che non sappia rispondere, nonostante scrittori, giornalisti, artisti, musicisti, fotografi, registi e documentaristi ci abbiano raccontato con ogni mezzo e con ogni linguaggio quei fatti. Tra i documenti più recenti c’è il bellissimo “Limoni”, podcast a puntate della giornalista Annalisa Camilli su Internazionale, o la raccolta “Nessun rimorso – Genova 2001-2021” prodotta da Supporto Legale con, tra i tanti, Zerocalcare, Blu, Erri De Luca, Maicol e Mirco, Rita Petruccioli.

Un dovere abbiamo, noi quarantenni e cinquantenni che contiamo il tempo prima e dopo quei giorni del 2001: ricordare e raccontare sempre, anche se fa ancora tanto male. Lo dobbiamo a Carlo, e ai ragazzi e alle ragazze di Genova.

CondividiTweetInviaCondividiCondividi

Post correlati

Perché quando la cultura perde spazi sparisce anche la sua voce
Cultura

Perché quando la cultura perde spazi sparisce anche la sua voce

18/10/2025
Arrivederci Nemesis Magazine, una palestra di sogni, parole e responsabilità
Cultura

Arrivederci Nemesis Magazine, una palestra di sogni, parole e responsabilità

18/10/2025
Post successivo
Yves Saint Laurent e la nostalgia del futuro

Yves Saint Laurent e la nostalgia del futuro

Notti a Monte Sirai, dal 18 luglio a Carbonia Stefania Rocca, Ascanio Celestini e Michele Mirabella

Notti a Monte Sirai, dal 18 luglio a Carbonia Stefania Rocca, Ascanio Celestini e Michele Mirabella

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Sono d'accordo con la Privacy Policy.




Enter Captcha Here :

Sostieni Nemesis Magazine

I contenuti di Nemesis Magazine sono gratuiti e accessibili a tutti e tutte. Potete sostenere il nostro lavoro con un una donazione. Grazie!
Fai una donazione

This Station Is Non-Operational
as heard on radio nemesis

This Station Is Non-Operational

Di GianLuca
18/10/2025
0

The Last One

Leggi l'articolo
Perché quando la cultura perde spazi sparisce anche la sua voce

Perché quando la cultura perde spazi sparisce anche la sua voce

18/10/2025
Quei posti, dove abbandonarsi ancora ai sogni di sempre

Quei posti, dove abbandonarsi ancora ai sogni di sempre

18/10/2025
Arrivederci Nemesis Magazine, una palestra di sogni, parole e responsabilità

Arrivederci Nemesis Magazine, una palestra di sogni, parole e responsabilità

18/10/2025
Casa Famiglia Killia, apre a Selargius la struttura per bambini disabili orfani o di famiglie in povertà socio economica

Casa Famiglia Killia, apre a Selargius la struttura per bambini disabili orfani o di famiglie in povertà socio economica

18/10/2025
LA VITA VA COSÌ V. Raffaele, G.I.Loi @Claudio Iannone

“La vita va così”, nel nuovo film di Riccardo Milani la storia del pastore del Sulcis che non volle vendere la sua terra agli speculatori edilizi

18/10/2025

Articoli recenti

  • This Station Is Non-Operational
  • Perché quando la cultura perde spazi sparisce anche la sua voce
  • Quei posti, dove abbandonarsi ancora ai sogni di sempre
  • Arrivederci Nemesis Magazine, una palestra di sogni, parole e responsabilità
  • Casa Famiglia Killia, apre a Selargius la struttura per bambini disabili orfani o di famiglie in povertà socio economica

Commenti recenti

  • Anonimo su Sindaco si muore. Il sangue degli amministratori locali nella Sardegna dell’Ottocento
  • Anna Licia Melis su Cagliari perde uno degli ultimi intellettuali. Si è spento Gianluca Floris
  • Marianna Peddio su Giornata della Memoria. Dalla Barbagia a Mauthausen e Auschwitz, la marcia della morte di Antonio Moi
  • .. su Le luci sul porto (Dietrich Steimetz)
  • Anonimo su Porto Canale in bianco e nero (Dietrich Steinmetz)

Sostieni Nemesis Magazine

I contenuti di Nemesis Magazine sono gratuiti e accessibili a tutti e tutte. Potete sostenere il nostro lavoro con un una donazione. Grazie!
Fai una donazione

Info

Direttrice: Francesca Mulas
Nemesis Magazine è registrato al pubblico registro della stampa con decreto del Tribunale di Cagliari n. 14/2020
Editrice: Associazione culturale Terra Atra
Sede legale: Via del Sestante 5, 09126 Cagliari

Email: info@nemesismagazine.it

Hosting

Hosting: Tophost srl
Piazza della Libertà 10, Roma
P.Iva 08163681003
Rea 1077898
Iscrizione alla camera di Roma del 01/10/2004

La testata usufruisce del contributo della Regione Sardegna, Assessorato della Pubblica Istruzione, Beni Culturali, Informazione, Spettacolo e Sport. Legge regionale 13 aprile 2017 n. 5, art. 8 comma 13

Newsletter

    • Arte
    • Cinema
    • Comunicazione e società
    • Cultura
    • Fotografia
    • Interviste
    • Libri
    • Moda
    • Musica e spettacolo
    • Privacy Policy

    Benvenuto!

    Accedi al tuo account!

    Ho dimenticato la password

    Recupera la tua password

    Inserisci il tuo nome utente o la tua email per recuperare la password!

    Accedi
    • Accedi
    Nessun risultato trovato
    Vedi tutti i risultati
    • Home
    • Articoli
    • Rubriche
    • Editoriali
    • Interviste
    • Podcast
      • Creattiva
      • L’isola sconosciuta
      • Vamp
    • Chi siamo
    • Sostienici
    • Newsletter
    • Aiuto


    Direttrice: Francesca Mulas
    Nemesis Magazine è registrato al pubblico registro della stampa con decreto del Tribunale di Cagliari n. 14/2020
    Editrice: Associazione culturale Terra Atra
    Sede legale: Via del Sestante 5, 09126 Cagliari

    Email: info@nemesismagazine.it

    Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, al fine di migliorare i servizi offerti e l'esperienza di navigazione dei lettori. Se prosegui nella navigazione o se chiudi questo banner acconsenti all’uso dei cookie. Privacy e Cookie.