I personaggi di Pirandello? “Di una povertà interiore spaventosa”. L’attrice Lyda Borelli, amatissima e bellissima? “Nessuno sa spiegare cosa sia l’arte della Borelli, perché essa non esiste, non sa interpretare nessuna creatura diversa da se stessa”. Il teatro torinese? “Un affare senz’altro, una bottega di paccottiglia a buon mercato”. Non deve essere stato facile portare spettacoli in scena nella Torino del primo dopoguerra, sapendo che tra il pubblico sedeva un giovane critico teatrale di nome Antonio Gramsci. Tra il 1916 e il 1920 Antonio, che pochi anni prima aveva lasciato la sua Sardegna per studiare Lettere a Torino, scriveva su l’Avanti! pubblicando di tutto, comprese recensioni teatrali. Al Gramsci critico teatrale, poco conosciuto ma ugualmente importante, è dedicato “Contro i comici“, selezione di scritti teatrali pubblicati su L’Avanti! durante la stagione torinese di Gramsci.


Il volume, appena arrivato in libreria per Succedeoggi Libri, è curato da Nicola Fano, giornalista, insegnante e autore, considerato tra i più importanti storici del teatro italiano. Mentre la raccolta completa è già stata pubblicata da Editori riuniti nel 1975 nel volume “Letteratura e vita nazionale”, Fano sceglie oggi alcuni degli scritti che raccontano tanto del Gramsci a teatro e in particolare il suo talento come critico militante, abile di cogliere gli aspetti più significativi di ogni spettacolo e saperli poi mettere per iscritto e pubblicare in pochissime ore. Straordinaria dunque la sua capacità di catturare l’essenza di ogni opera, la scrittura, l’interpretazione e infine la risposta del pubblico, e trasformare tutto in articoli carichi di osservazioni pregnanti e acute. Gramsci critico teatrale non risparmiava nessuno, neanche un Luigi Pirandello che in quegli anni si affacciava a teatro con le prime di ‘Pensaci Giacomino’, ‘Liolà’, ‘Così è (se vi pare)’, ‘Il piacere dell’onestà’, ‘Il berretto a sonagli’, ‘L’innesto’, ‘La ragione degli altri’, ‘Tutto per bene’ portati in scena tra il 1917 e il 1918: “nullaggine drammatica”, “atti stentati, prolissi nella loro secchezza e congestione”, “Personaggi di una povertà interiore spaventosa” alcuni dei giudizi più neri. Tuttavia, sottolinea Nicola Fano nella prefazione alla raccolta, “Antonio Gramsci coglie subito l’importanza del teatro di Pirandello” e “riconosce la complessità della poetica, la sua propensione allo scavo dei caratteri”.

Se c’è qualcosa, secondo Fano, a cui “a Gramsci è mancata lucidità” è il rifiuto del teatro dei comici e della comicità popolare che vedeva in Fregolini, Petrolini e Viviani gli esponenti di maggior successo in quegli anni. Impietoso, invece, verso gli imprenditori dei teatri, in particolare la ditta Chiarella che a Torino aveva il monopolio sui teatri, colpevole di portare in giro compagnie e contenuti “di infimo ordine” e con attori e attrici sfruttati e mal pagati.
Una situazione che, a distanza di un secolo, non pare molto diversa; Nicola Fano ne ha parlato di recente in un articolo dal titolo “Salviamo il teatro” pubblicato su Succede Oggi: “E’ importante oggi, cent’anni dopo quegli scritti di Antonio Gramsci, salvare il teatro – ci ha detto in un’intervista realizzata a Neoneli in occasione di Licanìas, festival di parole arte e paesaggi alla sua quinta edizione – perché aiuta le persone a capirsi e acquisire spirito critico. Lo si salva pretendendo da tutti attenzione e rispetto nei confronti del teatro e correttezza nell’organizzazione teatrale. Con un atteggiamento gramsciano nei confronti del teatro”.
L’INTERVISTA A NICOLA FANO PER NEMESIS MAGAZINE










