Decimo album, una carriera strepitosa, forse la più grande RapStar dopo Eminem del post 2000, il matrimonio dell’anno per non so quanti anni.
Cambi di nome, elevazione di se stesso oltre il concetto Brand, candidatura alle presidenziali USA, collaborazioni con praticamente tutto ciò che possiamo ritrovarci almeno una volta per ogni metro quadro di quello che calpestiamo quotidianamente
E quindi? Un mese e più rinchiuso in uno stadio a dare spettacolo sul campo con sceneggiate in streaming globale alternandosi ad un fantasma che percorre i labirintici spogliatoi di notte finendo di lavorare a quello che dovrebbe essere l’Album del decennio.
E il tutto per il miracolo che non c’è.
Appunto, chiariamolo subito, non c’è nessun miracolo, non c’è nessun album definitivo dell’anno, lustro, decennio o millennio, c’è un album che già parte malissimo con il “Donda Chant”, che recupera però molto bene nelle tracce successive – “Jail” e “God Breathed” sono veramente dei Pezzacci – fino a quello che mi sento di definire il momento di esaltazione mistica che parte con “Believe What I Say” e “24” dove – lo confesso – è veramente dura non spegnere tutto e mettere su del Black Metal anni ’90 norvegese per redimersi del peccato di avergli dato fiducia per circa un’ora.
La situazione non si risolleva poi di molto, “Remote Control” suona anni 2000 e pure male e non si decolla più per niente nelle tracce successive – pesanti alcuni intervalli spoken, pesante la title track, pesante il resto che sembra un Gospel autoriferito ed anche “Jesus Lord” non si risolleva poi così tanto il mood – e quindi tutto quello che avrebbe dovuto essere il Miracolo in realtà non lo è per niente se non un buon album che nella seconda metà (e anche un po’ più) annoia e non poco.
E poi invece “New Again” risuona invece fresca e potente ed è la sorpresa che ormai, stanco e prossimo alla fine dell’album, non mi aspettavo più, quasi come fossimo di nuovo nei 2000 quando Kanye campionava i defunti Daft Punk.
Non basta quindi la copertina nera, non bastano i featuring – quelli veri, quelli annunciati – non bastano i riferimenti al passato, non basta l’hype generato anzi quello ha peggiorato il tutto per quello che è un buon album si, ma non certamente la pietra miliare degli anni 202X.
L’oasi nel deserto però si secca subito e l’album termina come era diventato: un disco di Gospel tutto uguale a se stesso.
Insomma, Kanye ha già volato altissimo 15 anni fa, ha già toccato il cielo, ed ora sta galleggiando.
Che non è poco vista l’altezza e l’aria rarefatta che respira lassù.
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