È arrivata, finalmente per il pubblico italiano, l’ultima opera del regista canadese Craig David Wallace, ‘Motherly’ girata nel 2021 e subito vincitrice del London FrightFest Film Festival.
Con questo film il regista, già famoso oltreoceano per produzioni televisive come la serie ‘Todd and the Book of Pure Evil’ (del 2010 e non ancora disponibile in Italia), ci dimostra che non c’è bisogno di scomodare mostri, spettri o maledizioni antiche per creare un buon horror. Spesso i veri mostri si nascondono dentro di noi e non c’è limite al male che possono generare.
‘Motherly’ – Istinto primordiale, da non confondere con l’horror ‘Instinct – Istinto primordiale’ del 1999 con Antony Hopkins (quando l’ostinazione di voler dare per forza un secondo titolo va a braccetto con la scarsa fantasia) è un horror psicologico ben costruito che racchiude sotto generi come l’home invasion (l’aggressione armata all’interno di un’abitazione con la consapevolezza che il proprietario sia realmente presente) e il torture porn (legato a doppio filo con lo splatter si concentra più sulle mutilazioni, sadismo e torture).

La trama
Tutti i giorni sembrano uguali per Kate (Lora Burke) e sua figlia Beth (Tessa Kozma) che vivono isolate dal resto del mondo in una casa immersa nella natura.
Non è chiaro perché Beth non possa mai allontanarsi dalla vista della madre o perché il padre, marito di Kate, è stato rinchiuso in carcere con l’accusa di aver ucciso una ragazzina.
La sensazione di essere continuamente osservati è frutto della paura o è reale?
La struttura
‘Motherly’ è come una complicata reazione a catena che inizia leggera come i battiti d’ali di una farfalla e progredisce in crescendo fino a trasformarsi in una tempesta tropicale.
La maggior pare della storia si svolge all’interno delle mura della casa di campagna. Grazie però ai continui flashback, che ci forniscono ogni volta nuovi tasselli del puzzle, non ci si annoia mai.
La fotografia, punta tutto sulle luci naturali e sul contrasto dei colori che a seconda della prospettiva delle inquadrature crea subito nello spettatore a proprio agio il disagio.
Le musiche si fondono nella scena e anche se quasi non si percepiscono creano il giusto pathos.

Gli interpreti
Quanto tempo ci vuole per capire che ci troviamo di fronte ad una buona interpretazione o meno? In genere bastano poche battute in un determinato contesto ma spesso ci affidiamo alla credibilità che gli attori infondono nella scena. Tutta la storia è sorretta dalle spalle di un pugno di interpreti, il grosso del lavoro è svolto dalle protagoniste che sostengono l’intera storia dal primo minuto.

Considerazioni
La paura è un’emozione capace di far scattare in noi meccanismi diversi a seconda dell’intensità, dell’oggetto e del suo obiettivo. È un’emozione antica che si nasconde in ognuno di noi e molto spesso, quando emerge, è capace di scatenare reazioni che nemmeno secoli di evoluzione hanno potuto cancellare.









