Sabato 1 luglio è iniziato il Giro di Sardegna, un’impresa mai provata prima, il periplo dell’isola in tappe da dodici chilometri per un totale di circa 700 chilometri. Per questa sfida il campione Corrado Sorrentino ha chiesto e ottenuto la collaborazione di diversi sponsor e la loro disponibilità, insieme al crowdfunding lanciato qualche settimana prima della partenza, ha reso possibile l’organizzazione di un altro progetto di solidarietà della sua associazione Amelia Sorrentino, che porta il nome della figlia scomparsa troppo presto una notte di novembre di neanche quattro anni fa per una malattia congenita non diagnosticata per tempo.
E proprio al mondo della diagnosi in ambito pediatrico l’associazione Amelia Sorrentino ha destinato le sue attività e i suoi sforzi. Questa volta il ricavato servirà a dotare di monitoraggio multiparametrico il reparto di oncoematologia pediatrica del Microcitemico di Cagliari.
Corrado ha scelto di partire da Marina Piccola, lì dove la figlia Amelia mosse le prime bracciate, per un’impresa mai provata prima; abbiamo fatto con lui una chiacchierata a poche ore dalla partenza, prima degli ultimi due allenamenti che lo separano dalla sfida con la vita e per la vita, in un eterno spingere l’asticella sempre un pizzico più in là.
Corrado, partiamo dalle sensazioni, hai passato mesi in vasca, tra le mura amiche della tua Atlantide, e il mese di giugno a prendere confidenza con l’imprevedibilità del mare, a sentirti solo nel suo grembo. Ora che siamo a un passo dall’inizio, cosa provi? Ti saresti immaginato di arrivare con un’emozione diversa, con una preparazione diversa o è esattamente come ti aspettavi?
Sento che l’attesa è snervante. Sotto il profilo della preparazione so di stare bene, mi sento bene. Ciò che mi costa più difficoltà e fatica, in questo momento, è l’aspetto organizzativo, una macchina enorme. I preparativi delle ultime ore si sono dimostrati molto più faticosi di tutti i km percorsi nei mesi precedenti (ndr Corrado ha tenuto medie di percorrenza mensili in vasca impressionanti, con il traguardo dei 400 chilometri superato nel mese di maggio).
La grande disponibilità ricevuta nell’ultimo periodo mi ha portato a stare in continuo contatto con diverse persone, per tutto il tempo che passo fuori dall’acqua, quasi senza un attimo di respiro.

L’obiettivo che ti sei posto è sfidante anche per un campione con il tuo curriculum: 700 chilometri, 12 al giorno, senza pause, un solo gommone al seguito e intorno a te solo mare e ancora mare. Come sei arrivato a pianificarlo e quanto questo tipo di sfida ha inciso nel tuo modo di allenarti?
L’ho pianificato quasi per scherzo. Dopo il giro di Carloforte la mia compagna mi ha chiesto “Cosa farai la prossima volta, il giro della Sardegna?” Dopo un attimo di perplessità le ho risposto “Si, farò il giro della Sardegna, a tappe ma lo farò.” Ci siamo fatti una risata, ma alla fine siamo qui. È stato un progetto lunghissimo da preparare, ben ponderato. Al di là del tanto mare-mare-mare, come dici tu, sapevo che la marea più grossa sarebbe stata quella organizzativa, dalle autorizzazioni alla creazione di un team. Mi sono reso conto dell’impossibilità di alcune delle cose che avevo pianificato, come la creazione di un unico team che mi accompagnasse per tutto il percorso, ma altri problemi sono stati risolti grazie all’interessamento di alcuni sponsor, come la Secauto per camper e gommone, e diverse aziende che, oltre a contribuire con donazioni dirette, hanno provveduto a rilasciare voucher per beni alimentari di sostentamento come Despar-Eurospar Sardegna. Sotto questo profilo mi sono sentito coperto e coccolato. La farmacia Dam, oltre alla vasellina utile per evitare le escoriazioni da sale, mi ha fornito diversi prodotti per la cura della pelle che dovrà stare a contatto con l’acqua di mare per tre ore al giorno per tutta la durata del giro. Dal punto di vista della preparazione ho impostato un programma che all’inizio aumentasse la quantità di forza disponibile per poi trasformarla in resistenza. L’allenamento dapprima concentrato sull’intensità si è spostato sul volume e sulla lunghezza. Poi ho dovuto condizionare l’organismo in modo tale che 12 chilometri corrispondessero alla quotidianità dell’impegno che avrei dovuto affrontare.
Nel tuo sito è in evidenza la frase “La vita è così lunga da passare ma troppo breve per disperderla”. Ti seguono in tanti, per passione sportiva o per interesse verso l’associazione. Ti senti di consigliare a chi ti segue di far proprio questo modo di vivere?
Ho preso in prestito la frase da una canzone di Mario Venuti, Caduto dalle stelle. La ascoltavo quando Amelia era ancora con me. Mi colpì particolarmente perché mi rendevo conto della verità di quei versi. La vita è lunghissima. Ho visto mia figlia nascere, crescere all’improvviso e poi l’ho vista sparire da un momento all’altro. La vita è lunga da passare, ma basta un attimo per non esserci più o perché non ci sia più qualcuno a te molto caro. Per questo la vita va vissuta a mille, e viverla a mille non significa fare cazzate, ma viverla intensamente, con le persone che ami, non trascurarle. Tutto finisce, finisce in un attimo. Ed è terribile quando lo vivi.

Viviamo in una società che indirizza tuttə all’individualismo e all’opportunismo, ma forse abbiamo la speranza di poter vedere un salto negli adolescenti di oggi. Tu hai visto crescere ragazze e ragazzi che ora sono adultə o lo stanno per diventare. Parli spesso di empatia, di attenzione alle persone e al mondo che ci circonda, e anche durante questa sfida hai voluto accendere un faro, con la compagnia di MedSea Foundation, per la pulizia dei fondali marini. Hai detto “Dobbiamo proteggere tutto ciò che è bello, tutto ciò che vive”. Pensi che l’attenzione dei ragazzi su temi come questo possa fare la differenza?
La maggior parte di questi ragazzi è persa per colpa nostra, il mondo in cui vivono lo abbiamo creato noi. Siamo stati noi a metter loro di fronte a un luna-park gigantesco con milioni di luci che brillano. I ragazzi oggi sono attratti e distratti da queste luci, ma in mezzo al casino non riescono a vedere le cose importanti. Per noi è stato diverso, anche la nostra adolescenza ha avuto le sue luci, ma erano poche ed era più semplice distinguere quelle buone da quelle cattive. La società moderna è tutto un luccichio indistinto. Vedo ragazzi che buttano le carte per terra, che schiacciano una lumaca trovata per strada solo per il gusto di sentire lo scrocchiare del guscio. Molti di loro non si accorgono della bellezza che li circonda perché abbiamo coperto la bellezza del mondo con un bagliore effimero.
Da quando l’associazione Amelia ha mosso i primi passi ha contribuito alla dotazione degli ospedali pediatrici di Cagliari, così come accadrà stavolta con il reparto di oncoematologia pediatrica al Microcitemico di Cagliari. Quanto è importante il sostegno della collettività per le strutture ospedaliere sarde?
Ti faccio io una domanda. Quanti migliaia di euro potremmo raccogliere se ogni cagliaritano donasse un euro? Potremmo portare avanti progetti non solo per gli ospedali pediatrici, ma anche per gli altri ospedali e reparti. È ridicolo che sia un’associazione a doversene occupare, ma è il frutto di scelte scellerate della burocrazia. Purtroppo si va avanti anche con la disponibilità dei singoli, non intendo solo aziende sane che possono permettersi versamenti cospicui, ma si può e si deve fare la differenza con piccoli contributi. Non è importante dare tantissimo, ma lo è rimanere uniti per il bene comune. Purtroppo la gente è esasperata e impaurita dall’idea di perdere ciò che ha e pensa quasi solo esclusivamente al proprio orticello. “Chi se ne frega se succede a te”. Il problema è che non sappiamo quando possa accadere (ndr di aver necessità di cure) e a chi possa accadere, per cui la cosa migliore da fare è lavorare uniti come collettività. Dove le istituzioni non possono (o non vogliono) arrivare, possiamo arrivare noi. È la gente normale a far la differenza.
E noi, “gente normale” a cui sta a cuore fare la differenza, potremo fare la nostra parte seguendo il giro di Sardegna di Corrado qui ogni giorno, tappa dopo tappa, e contribuire alla sua buona riuscita con una piccola goccia (qui il link alla raccolta fondi, l’obiettivo è di 10 mila euro) nel mare di solidarietà che Corrado porta avanti dal maledetto novembre in cui la sua vita cambiò per sempre.
Buon mare Corrado, buon mare ♥️ Amelia ♥️









