Onestamente i Red Hot per me son sempre stati band atipica: mai al primo posto come NIN, Depeche Mode o Alice in Chains, ma mai disprezzati, ho adorato alcune parti della loro carriera, ma a fasi totalmente alterne: divorati a inizio carriera fino a ‘Blood Sugar Sex Magik’ – e non certo per Frusciante, anzi (lode a Slovak per sempre), osannati per ‘One Hot Minute’, e quello si grazie a Dave Navarro, poi apprezzati per quel ‘Californication’ che fu per loro il colpo del millennio e poi basta, per me dico, solo per me.
Ho continuato a seguire la loro carriera, la telenovela Frusciante, quasi morettiana se vogliamo essere un po’ italiani, però per me erano diventati più il gran nome del passato che continuava a sfornare dischi che tentavo di ascoltare senza successo, totalmente annoiato dopo dieci secondi.
Ma, ormai dovreste un po’ conoscermi, la voglia di riascoltarmi quei capolavori di ‘The Uplift Mofo party Plan’, ‘One Hot Minute’ – si lo confesso io adoro Navarro in tutte le sue forme – o ‘Mother’s Milk’ è sempre alta e quindi, poi, anche la voglia di ascoltare le loro nuove uscite sperando ogni volta di non deludermi è sempre lì.
E questa volta, beh, the “Magik Happened”.
La leggenda vuole che all’ovile oltre a Frusciante sia tornato anche Rick Rubin e il risultato, si sente, eccome se si sente. Forse complice anche il quasi ritiro quasi spirituale affrontato causa lockdown che ha portato la band a rimanere insieme molto più tempo di quanto previsto, i quasi quaranta anni di carriera, i 12 album ed il legame ormai creatosi, ‘Unlimited Love’ suona in maniera spiritualmente perfetta.
17 Canzoni, per circa 75 minuti di album non sono per niente pochi ma ‘Unlimited Love’ scorre quasi sempre bene e riesce a ricordare moltissimo in alcuni tratti i Red Hot di tre decenni fa, con Kiedis che riesce a non risultare insopportabile alla voce, notevole in ‘Aquatic Mouth Dance dove mi ha ricordato tantissimo alcune cose di UMPP, Flea / Smith sempre generatori spaventosi di ritmo e un Frusciante in immenso stato di grazia, sempre illuminato dal ricordo di Slovak ma totalmente splendente di suo.
Non un disco facile, lo ammetto, ma sempre bello ascoltare pezzi come ‘Poster Child’, ‘These Are The Ways’
Un album in cui bisogna entrare lentamente, ascolto dopo ascolto, prendendo dentro di sé il mood, anzi fondendolo con il proprio trovando il relativo equilibrio, e forse è proprio questa la magia portata da Rubin a livello di produzione e da Frusciante a livello di suoni, ‘UL’ è un album spirituale – forse il punto di massimo della carriera dei Red Hot – dove la loro spinta creativa raggiunge finalmente la maturità abbandonando certe scelte inutilmente banali e pop dei precedenti anni.
No, non ci sono pezzi da sparare in auto, non c’è la ‘Jungle Man’ o la ‘Higher Ground’ che ti farebbero saltare da una finestra ma c’è finalmente un album che riesce a coronare la carriera della band statunitense e regalarci – in mezzo a tutto questo squilibrio – una sensazione di calma e serenità e si, di Amore Infinito.
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