Vampiri belli e crudeli? Eroi dall’animo oscuro? Cospirazioni religiose? Qui c’è tutto quello che desiderate.
Il nuovo libro del pluripremiato autore di best seller fantasy Jay Kristoff, edito nel settembre scorso da Mondadori, è un vero trionfo di ogni luogo comune esistente in letteratura, cinema, moda e musica sui vampiri. Ci vuole impegno e un indubbio talento per mettere insieme tutti questi aspetti, spalmarli in una narrazione di oltre 700 pagine e riuscire a farla franca.
Come ogni fantasy esige la trama si svolge in una non epoca che ha reminiscenze medievali, che ricalca gli ordini della chiesa cattolica, strizza l’occhio alla sempre verde Inquisizione e al suo amore per il bdsm, attinge alla magia e anche all’immaginario estetico gotico/vampirico più da manuale fatto di redingote, labbra rosso sangue, pallore mortale e via dicendo. Il linguaggio utilizzato invece è più da gang di strada, con bestemmie e parolacce come se non ci fosse un domani, gratuite e reiterate.
Può essere definito kitsch un libro così? E se chi lo ha letto e lo sta recensendo lo ha comunque apprezzato può essere anch’egli definito kitsch? La risposta a entrambe le domande è sì.
Sarà che le mie ultimissime letture sono state sul neo fascismo, sulle discriminazioni di genere, sul bullismo e altri argomenti simili ma credo che il mio cervello avesse bisogno di una lunga pausa. Ed ecco che “L’impero del vampiro” viene in mio soccorso con un’intrigante storia fatta di guerra, oscurità, sesso e naturalmente sangue, possibilmente versato in modo sacrilego.
In questo libro ci si perde dentro, finendo per affezionarsi a questi personaggi rozzi, tagliati con l’accetta e i cui epiteti vengono ripetuti di continuo manco fossimo in un’opera del teatro greco. Così come si ripetono tante espressioni, una più kitsch dell’altra come questa, utilizzata almeno cinque volte: “Il cielo era nero come il peccato”. Mica male eh?
Nonostante questa facile ironia il racconto si snoda in capitoli brevi che si fanno leggere velocemente anche se tutto è molto epico e pretenzioso. A partire dalla copertina e dalle illustrazioni all’interno che spaziano tra un Ken il Guerriero dalla forza implacabile alla delicatezza tutta pizzi e merletti dei manga per gothic lolita come i “Giardini del cuore”.
Ma alla fine mi è piaciuto? Si, no, forse. Tutti e due.










