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LIBRI. Michela Murgia e la nuova raccolta ”Anna della pioggia”, un’eredità di cui fare tesoro per andare oltre i luoghi comuni

Di Mattia Lasio
02/08/2025
in Cultura, Libri
Tempo di lettura: 6 minuti
LIBRI. Michela Murgia e la nuova raccolta ”Anna della pioggia”, un’eredità di cui fare tesoro per andare oltre i luoghi comuni

Una delle lezioni più preziose che si apprende dall’atto dello scrivere è che, ogni qual volta in cui ci si approccia a questa forma d’arte, non si smette mai di trovare lati inediti di sé e della realtà in cui si vive. Lati, molteplici e sempre ricchi di spunti di riflessione, che emergono dalla nuova opera di Michela Murgia intitolata ‘’Anna della pioggia’’, la prima postuma della scrittrice di Cabras scomparsa il 10 agosto del 2023 (qui il ricordo di Francesca Arcadu).

Un’opera, pubblicata il 10 giugno del 2025 dalla casa editrice Einaudi nella collana Supercoralli costituita da 288 pagine, che della ricercatezza e dell’attenzione per i dettagli fa marchio di fabbrica, a cura del giovane docente di letteratura italiana alla Yale University Alessandro Giammei, romano classe 1988, che ha avuto accesso all’archivio digitale della scrittrice potendo così selezionare i racconti contenuti all’interno della raccolta tra una quantità notevole di materiale che la Murgia aveva nel cassetto. Trentacinque in totale i racconti, preceduti da una breve ma significativa analisi linguistica dal titolo ‘’So e ricordo’’ e completati da una nota finale del curatore, apparsi negli anni passati in riviste e giornali, letti durante i festival letterari oppure trasmessi in radio, finalmente raccolti in un lavoro coeso dal quale traspare appieno la personalità di una delle penne più significative della letteratura italiana contemporanea, di cui nel 2026 si celebreranno i vent’anni dal suo esordio con ‘’Il mondo deve sapere’’.

Una personalità schietta e forte quella di Michela Murgia come precisa Giammei nella nota dove scrive. “Ha disseminato un ricco patrimonio di racconti lungo il dedalo di ripide strade tortuose che ha imboccato, bruciando le tappe, nell’industria culturale, senza mai preoccuparsi di tornare sui propri passi a raccoglierne i frutti”. E se di passi si parla sono stati numerosi quelli che l’autrice ha compiuto in varie direzioni, sempre con l’intento di affermare il proprio punto di vista senza mai temere il confronto con altre persone. Un punto di vista ricco di sfaccettature che emergono da questa antologia che, come sottolinea il curatore sempre nella sua nota, era in progetto già dal 2017 quando la narrativa dell’autrice venne scelta come argomento di una tesi di laurea in Italianistica e traduzione alla Princeton University, una delle prime tesi di laurea che Giammei ha assegnato come relatore.

Ad aprire le danze, svolgendo il ruolo di apripista, ci pensa il brano ‘’So e ricordo’’ che comparve con il titolo di ‘’Iscramentu’’ il 30 novembre del 2010 sul sito personale della scrittrice michelamurgia.com, per poi essere ripubblicato nell’allegato mensile del quotidiano ‘’la Repubblica’’ ‘’Velvet’’ il 16 febbraio del 2011, in una forma più sintetica. Dopo questa breve premessa, si va subito ad ‘’Anna della pioggia’’ il racconto che dà il titolo alla raccolta, in cui si analizza sul valore spirituale della corsa così come della pioggia, intesi entrambi come due atti purificatori che si incontrano tramite il personaggio di Anna che alla corsa si dedica proprio quando comincia a piovere. La magia dell’atto del correre dà il là per approfondire ulteriori argomenti come, ad esempio, la diffidenza che si può provare a causa della paura nei confronti di una persona che si ritiene diversa da sé proprio come accade ad Anna che comincia a correre nel momento in cui, a Milano in una giornata di pioggia, vede un uomo di carnagione scura avvicinarsi a lei con fare sospetto. Non solo questo però: la Murgia approfondisce anche i rapporti tra i posti e le cose e si sofferma anche su ciò che può rappresentare un trasloco in determinati momenti della propria esistenza. Viene inoltre scandagliata la sfera dell’interiorità ricordando che “tutto succede sempre prima dentro” e si dà la propria personale opinione su Milano definita come strana e, al contempo, come una città che ammala e che mentre ammala guarisce.

In ‘’Miracolo’’ l’autrice rimarca la difficoltà del passaggio dall’età dell’infanzia a quella adulta in cui crollano tante certezze su cui si faceva pieno affidamento, ponendo l’accento su come, talvolta, piccole bugie apparentemente innocue possano trasformarsi in acrimonia che lascia cicatrici. In ‘’Cosa mi racconti?’’, partendo proprio da questa domanda, si sottolinea la necessità di costruire davvero un punto di incontro autentico con un’altra persona, dando vita a più storie possibili in modo tale da non piegarsi a un ‘unica visione della realtà che può rivelarsi distorta. Non manca l’attenzione per donne che hanno lasciato un segno di rilievo nella storia come ‘’Beatrice Cenci’’, a cui viene dedicato un omonimo racconto a metà raccolta, giovane e coraggiosa ragazza vittima delle angherie del padre violento Francesco il quale venne successivamente ucciso e ritrovato morto il 9 settembre del 1598. Accusata dell’omicidio, Beatrice fu decapitata l’11 settembre del 1599 nella piazza di Castel Sant’Angelo a Roma a soli ventun’anni.

Tra i racconti più profondi e struggenti spicca ‘’L’eredità’’ in cui viene mostrato quanto la vita può essere dura e ingiusta e quanto alcuni sentimenti puri e di sincero affetto possano avere la meglio sul cosiddetto buonsenso e sulle logiche di denaro: il protagonista, nonché voce narrante in questo caso, è un giovane laureato in giurisprudenza diventato avvocato figlio di un pastore che per consentirgli di studiare ha fatto sacrifici immensi, senza nemmeno riuscire a vedere la laurea del proprio unico figlio in quanto deceduto poco più di un anno prima della proclamazione ufficiale. Il figlio, nonostante un percorso che potrebbe rivelarsi di spicco e remunerativo, va oltre qualsiasi strategia di compenso e decide di seguire le orme paterne diventando a sua volta un pastore, compito che ha sempre sognato di fare e che gli dà pace e serenità. L’atto del correre, intenso come valvola di sfogo e soprattutto come mezzo per evadere dalla realtà complessa in cui ci si trova, si ripresenta in ‘’Angela’’, giovane studentessa adolescente tramite cui Michela Murgia descrive la difficoltà di rapportarsi con le persone – in questo caso specifico con i propri compagni di classe – rimarcando anche quanto la scuola, in alcuni casi, possa rivelarsi opprimente piuttosto che inclusiva e accogliente.

Tra i momenti più suggestivi della raccolta spicca ‘’Il posto è la notte’’ in cui viene raccontata la storia di Antonio, sposato con due bambini di cui uno nato da pochissimo, che per tirare a campare deve svolgere il mestiere di portiere di notte. Notte che diventa una sorta di mondo a sé che ingloba tutto, non permettendo di avere una vita normale e serena, nonostante il suo fascino resti indiscutibile. Un altro racconto degno di nota è ‘’Tecniche della narrazione’’ in cui si approfondisce il concetto di ‘’atto narrativo’’ e in cui si mette in guardia dal rischio che la comunicazione politica si tramuti in bieca propaganda volta al soddisfacimento dei propri interessi personali, dinamica che troppo spesso è diventata una triste realtà con cui fare i conti. Di rilievo risulta anche ‘’La legge di Jante’’, in cui l’autrice mette al centro della propria riflessione, con un pizzico di immancabile ironia amara al punto giusto, lo schema comportamentale elaborato nel romanzo ‘’Un fuggitivo incrocia le sue tracce’’ pubblicato nel 1933 dallo scrittore Aksel Sandemose, che prevede un modello di comportamento il quale critica negativamente il successo del singolo e si scaglia contro il tentativo di realizzarsi individualmente.

C’è spazio anche per istanti in cui affiorano  momenti del proprio passato come quando in ‘’Caldo’’ la Murgia ricorda l’insofferenza del nonno per le alte temperature, aspetto questo che evoca in modo struggente la sua figura a cui è sta profondamente legata. E se di legami si parla, non poteva mancare quello con la propria terra, la Sardegna, analizzato tramite parole che restano impresse per la carica emotiva di grande impatto che si portano appresso come emerge in ‘’A pezzi’’ dove puntualizza: “Io sono sarda perché sono nata in un posto interamente rotto e sono in frantumi anche io. Ovunque nascere è una frattura, tutto un rompersi e scorrere strappando. Ma sono in pochi quelli che nascono anche in un posto spezzato”. 

Il gran finale è sancito da ‘’Altre madri’’ dove si affronta il delicato tema della maternità, in cui si parla della dolcezza e della spontaneità dei vent’anni e di un mondo in frantumi con cui non è semplice relazionarsi, in cui si fa luce sulle ferite dell’animo e sulla difficoltà dell’essere e del sentirsi figli unici, sui tanti inizi che può regalare la vita e sull’importanza del raccontare la propria storia. Una storia, quella di Michela Murgia, fatta di coraggio, di risolutezza, di desiderio di dire la propria senza temere critiche e attacchi. Una storia che continua a svilupparsi tramite le parole dei suoi racconti che corrono leste sotto una pioggia rigeneratrice verso i cuori di chi non ha timore di andare oltre la propria visione della realtà e sa compiere un passo in avanti verso ciò che non conosce, senza cadere nel tranello dei pregiudizi e dei luoghi comuni.

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