È morto a Macomer, sua patria adottiva, il poeta improvvisatore Bernardo Zizi, 97 anni compiuti il 26 giugno scorso, era nato a Onifai nel 1928. Avvicinatosi al mondo delle gare poetiche sin da ragazzo, esordì ufficialmente sul palco di Dorgali nel 1952 e da allora sino a pochi anni fa, finché la salute e l’età lo hanno assistito, è stato fra i protagonisti assoluti delle gare poetiche sarde in tutta l’isola e fra i circoli dei conterranei di mezzo mondo.
Sagace, colto e ironico ha potuto misurare il suo talento con quello dei giganti del passato e con i suoi contemporanei, traghettando la poesia sarda dai fasti dell’epoca d’oro fino al declino del nuovo millennio. La sua scomparsa segna la fine dell’epopea delle gare, che dal secondo dopoguerra in poi sono state per diversi decenni un appuntamento immancabile per tutte le feste isolane.
Il mondo della poesia estemporanea sarda, o quello che ne rimane, è in lutto perché ha perso l’ultimo dei suoi storici protagonisti. Bernardo Zizi, origini orunesi, ma nativo di Onifai e macomerese d’adozione ha terminato i suoi giorni terreni a pochi passi dal secolo di vita. Un’esistenza scandita dalle rime la sua, e dalle centinaia di notti passate sui palchi a improvvisare versi in rima per le platee di ascoltatori e ascoltatrici che attendevano con ansia l’annuale appuntamento con “sa gara”; “Chie sune sos poetas” è stata per decenni la domanda più frequente rivolta agli esponenti dei comitati che giravano nei paesi per la questua delle festa principale della comunità.
E fra quei nomi, a partire dal 14 agosto del 1952, il nome di Bernardo Zizi cominciò a comparire sempre con maggior frequenza, da quando a Dorgali, raggiunto in bicicletta, esordì fra i professionisti della poesia estemporanea. Da allora, dopo essersi avvicinato timidamente all’arte delle Muse calcando i palchi di Orune, Orosei, Onifai e altri centri da dilettante, partì un lunghissimo percorso che ben presto lo portò agli onori delle cronache.
Ebbe la grossa fortuna di fare gavetta affiancando campioni assoluti del calibro di Barore Tucconi di Buddusò, Barore Sassu di Banari e il grande Raimondo Piras da Villanova Monteleone, di proseguire con un altro fuoriclasse, Giuseppe Sotgiu da Bonorva, con il quale gareggiò per almeno 15 anni ininterrottamente e consacrarsi assieme ad altri due colleghi con i quali divenne quasi un tutt’uno andando a formare la sacra triade delle gare, ovvero Mario Masala e Antonio Pazzola che hanno lasciato testimonianza della loro arte nelle competizioni immortalate nei nastri della gloriosa casa discografica, specializzata in musica sarda, Tirsu di Decimomannu. Zizi – Masala – Pazzola era quasi un marchio di fabbrica.

Negli ultimi anni di attività Bernardo Zizi si esibiva con frequenza assieme al più giovane Bruno Agus e il giovanissimo Giuseppe Porcu, lamentando spesso la sempre più scarsa attenzione riservata alle gare poetiche che a partire dagli anni Ottanta cominciarono pian piano a sparire dai programmi civili dei festeggiamenti religiosi. Il grosso rammarico, ripeteva in più occasioni, è che uno degli strumenti che per anni aveva contribuito a salvaguardare la lingua sarda era in qualche modo destinato a perdersi e che tolti alcuni centri dell’Ogliastra, Meana Sardo, Atzara e l’amata Dorgali dove, quasi in segno di riconoscenza, non mancava mai, ben poco era restato di quando, dagli stazzi della Gallura ai più piccoli centri del Sulcis, la gara poetica era un appuntamento atteso e irrinunciabile e negli altri comuni si cantava sempre meno e sempre con più discontinuità.
Pur avendo dovuto, a malincuore, rinunciare agli studi ha dimostrato con le sue liriche le sue qualità di erodoto e di persona attenta all’attualità e ai cambiamenti del mondo, districandosi agevolmente sia nei temi più seri e sobri che in quelli più allegri e scanzonati, che amava maggiormente, dove emergeva il suo tratto goliardico e il suo estro che mai sconfinavano nella volgarità.
Oggi la Sardegna piange la sua dipartita ma ci piace pensare che mentre i suoi conterranei gli celebrano il funerale nel Parnasso le Muse saranno in festa. L’auspicio è che qua giù, dove spesso il suo accorato appello alla salvaguardia della lingua e della poesia sarda è echeggiato nel vuoto, la sua memoria sia salvata da inutili parole e luoghi comuni “paludanti di vanità”, come quelli riservati al poeta Alfonso Gatto che soleva dire che “quando muore un poeta, calano i falchi a dividersi il manto trapunto di cielo della sua gloria”. Sarebbe molto più opportuno invece recuperare le centinaia di registrazioni, anche amatoriali, delle gare di Bernardo Zizi e salvaguardarle dall’oblio, forse soltanto così la memoria del suo operato avrà pienamente senso e così, adesso che il “crepuscolo degli dei”, cominciato molti anni fa, con la sua morte è giunto al suo epilogo, la poesia sarda sarà salvata.
Si sos temas n’ogamos dae manu
Lu finimos in paghe e in bonumore
Chi non bi epat pius pena nè dolore
Deo auguru a su genere umanu
Chi crescat virtuosu ogni minore
Bengiat in gioventude forte e sanu
A donzit eztu li diant su permissu
De morrer cando cheret issu
Adiousu Tziu Bernardu!
In apertura d’articolo il Murale di Francesca Vacca a Onifai, paese natale di Bernardo Zizi, che lo ritrae assieme ai versi dedicati al centro della Baronia










