Tutti hanno sentito parlare dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile e dei suoi 17 obiettivi. Tra questi c’è la parità di genere in diversi ambiti, compreso quello scientifico-tecnologico. Tuttavia, il raggiungimento di quest’obiettivo è ostacolato da una realtà infelice: tra le discipline scientifiche, tecnologiche, ingegneristiche note come STEM c’è un divario marcato di genere e questa disparità si manifesta con una sottorappresentazione delle donne a causa di stereotipi, pregiudizi e disuguaglianze strutturali.
Di questo e di tanto altro si è parlato il 6 ottobre scorso a Cagliari al Tiscali Campus di Sa Illetta durante la seconda edizione del Festival LeaderShe Camp, organizzato dall’azienda Open Campus gestita da Alice Soru, imprenditrice cagliaritana di 43 anni, in collaborazione con Innois e con il contributo di Fondazione di Sardegna e Banco di Sardegna. A partire dal tema di questa edizione, ‘Appunti di genere: impresa, tecnologia, innovazione’, si è riflettuto su tutti gli ambiti che escludono la popolazione femminile, in particolare imprenditorialità e STEM, attraverso i numerosi eventi declinati in vari format: dai talk con gli ospiti alle interviste singole, dai workshop fino ai podcast realizzati in diretta (qui il programma).
Alice, raccontaci l’ispirazione dietro l’organizzazione di LeaderShe Camp e il suo obiettivo principale.
LeaderShe Camp è un progetto di Opencampus, un’azienda quasi del tutto al femminile di cui sono titolare, attiva nei settori dell’innovazione e dei servizi in cui generalmente la presenza maschile prevale su quella femminile. Consapevoli di ciò, abbiamo deciso di organizzare un progetto che stimolasse la riflessione su queste tematiche e sull’empowerment femminile. E così è nato LeaderShe Camp, un’iniziativa divulgativa e formativa che vuole rendere le ragazze più consapevoli in modo che possano intraprendere percorsi imprenditoriali e nei settori STEM o possano semplicemente sapere di essere rappresentate anche in questi settori.
Quali sono le principali sfide affrontate dalle donne nel campo dell’innovazione e come il Festival contribuisce a superarle?
Le sfide sono tantissime e sono tutte accomunate da un forte condizionamento culturale. Tra queste c’è quella di intraprendere e fare impresa, una sfida che ancora oggi esiste perché, da un punto di vista sociale e culturale, le donne sono meno propense al rischio, la sfera della cura è esclusivamente relegata a loro e, di conseguenza, hanno meno tempo da investire nella propria realizzazione. Inoltre, le donne non tendono a intraprendere percorsi STEM perché nell’immaginario comune sono più lontane dalla tecnologia rispetto agli uomini. A ciò si aggiungono altre difficoltà apparentemente superate come la maternità, ancora motivo di discriminazione per le donne lavoratrici. In questo senso il festival rappresenta un’occasione importante per dare voce alle donne che fanno impresa o carriera nei settori STEM, dimostrando al territorio che esistono degli esempi e dei modelli non solo declinati al maschile.
Cosa pensi che i partecipanti abbiano portato con sé dopo aver partecipato al Festival, in termini di ispirazione e azione?
Sicuramente maggiore consapevolezza durante gli interventi di imprenditrici e professioniste. Inoltre, considerando che il festival è stato anche un momento di newtorking, i partecipanti avranno portato a casa nuove relazioni e contatti. E, infine, nuove competenze grazie ai workshop pratici.
Ci saranno sviluppi significativi per il festival nei prossimi anni?
Già da quest’anno il festival si è evoluto grazie all’inserimento del podcast “Dialoghi di genere” di Valeria Fioretta di cui sono state registrate le prime tre puntate durante l’evento, rilasciate ogni giovedì a partire dal 26 ottobre. L’obiettivo è quello di rendere il podcast continuativo, registrando le puntate durante l’anno prima della prossima edizione. Inoltre, ci aspettiamo di coinvolgere sempre più persone e in particolar modo gli uomini perché è estremamente importante che anche loro siano consapevoli e possano in questo modo produrre un cambiamento sociale insieme alle donne.
(Foto di Federico Serra)










