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L’affondamento della corazzata Danton e l’accoglienza dei naufraghi a Cagliari. Un episodio poco noto del primo conflitto mondiale

Di Maurizio Pretta
04/11/2022
in Comunicazione e società, Cultura
Tempo di lettura: 4 minuti
L’affondamento della corazzata Danton e l’accoglienza dei naufraghi a Cagliari. Un episodio poco noto del primo conflitto mondiale

Quella del 19 marzo 1917 per la città di Cagliari fu una notte insolitamente animata. Attorno alle 23 la torpediniera Massue entrava in porto con a bordo 470 naufraghi svestiti e quasi assiderati dal freddo. Erano i superstiti della corazzata Danton, capoclasse delle corazzate pluricalibro della marina militare francese, affondata a poche miglia dell’isola di San Pietro dai siluri del sottomarino tedesco U64. Nel tragico evento morirono 296 marinai. Il relitto è stato ritrovato soltanto nel febbraio del 2007.

Il Danton fotografato dalla torpediniera Massue, poco prima di colare a picco al largo delle coste sarde (Le Miroir , n° 176, 8 aprile 1917)

Correva l’anno 1917, il terzo della sanguinosa guerra che si stava combattendo in Europa. Anche il Mediterraneo era fra i teatri dell’indicibile massacro. La Danton aveva lasciato il porto di Tolone alle 17.30 del 18 marzo. Direzione Corfù. Il comandante Joseph Paul Marcel Delage, preoccupato dalla presenza in mare dei temibilissimi U.Boot tedeschi, optò per una rota più sicura che prevedeva il passaggio della corazzata, scortata dalla torpediniera Massue, non lontano dalle coste occidentali della Corsica e della Sardegna. A bordo erano presenti 946 fra ufficiali e uomini che componevano l’equipaggio, più 155 marinai passeggeri.

Il giorno seguente le due navi si trovavano a circa 30 miglia da Capo San Pietro e 25 da Capo Sperone. Le condizioni meteorologiche erano buone; un leggero vento da nord-ovest sospingeva una nebbia tenue e la nuvola nera delle ciminiere si stagliava sull’azzurro del mare. Alle 12.37 la sagoma della Danton venne intercettata dall’U.Boot 64 della Kaiserliche Marine. Al sommergibile tedesco bastarono poche manovre di immersione e posizionamento. In meno di mezz’ora fu in grado di lanciare due siluri da 450 e 500mm che in rapida successione centrarono in pieno la corazzata. I due colpi furono letali. La corazzata s’inclinò sulla sinistra, rimase immobile per un breve periodo con la prua fuori dall’acqua, si capovolse e dopo 45 minuti affondò verticalmente con tutte le sue 18.350 tonnellate di stazza e i suoi 145 metri di lunghezza. Con essa colarono a picco il comandante e altri 295 membri dell’equipaggio che non erano riusciti a buttarsi in mare. La torpediniera, dopo avere dato infruttuosamente la caccia al sommergibile tedesco, ripescò gli uomini che galleggiavano nei dintorni del disastro.

Le operazioni di salvataggio furono agevolate dai pescherecci Chauveau e Louise-Marguerite, e da imbarcazioni e motovedette sopraggiunte che portarono parte dei naufraghi ad Ajaccio, mentre altri vennero caricati sulla nave Lahire a rimpatriati a Tolone. Il Massue invece, con il grosso dei naufraghi, si diresse alla volta di Cagliari dove giunse verso le 23. Al porto, nonostante il tardivo arrivo del radiogramma d’allarme, il console francese, le autorità militari e cittadine, e la Croce Rossa, organizzarono un’efficiente macchina dei soccorsi. Con l’ausilio di tram, automobili e barelle, 470 fra superstiti e feriti vennero rapidamente trasportati all’ospedale della Croce Rossa, a quello militare e alla caserma Merello.

Il corte funebre del 21 marzo 1917

In città giunsero anche le salme di quattro marinai morti, per i quali le crocerossine allestirono la camera ardente. Il 21 seguente le salme furono portate nella chiesa della Madonna del Carmine dove celebrarono le esequie il parroco di Sant’Anna, Mario Piu e l’arcivescovo Monsignor Francesco Rossi. Il comune di Cagliari si fece carico delle spese della cerimonia alla quale partecipò una folla di migliaia di persone. Il corteo funebre aperto dalle guardie municipali e dalla banda militare accompagnò i feretri, adagiati su una prolunga d’artiglieria trainata da quattro cavalli, fino al cimitero di Bonaria. Prima della sepoltura parlarono, con la consueta retorica dell’epoca, il sindaco Ottone Baccaredda, il console francese Leca, il comandante della Massue, Jules Basire e infine Leon Coltin, tenente di vascello della Danton, che in lingua francese ordinò il present’arm e mentre la banda suonava ‘La Marsigliese‘ diede l’estremo saluto a Tice Guillaume di Pont Croix, Guillerd Georges di Lione, Funel Louis Félicien Appolinaire di Hejeres e Jalu Emilie di Plan.

Le salme dei quattro marinai avrebbero fatto ritorno in terra francese nel gennaio del 1923.

Il corteo funebre di Cagliari (L’Illustration 7 aprile 1917)

Nel 2007, durante le operazioni di posa del gasdotto fra Algeria e Sardegna, il relitto del Danton è stato individuato a quasi mille metri di profondità e a poche miglia di distanza dal presunto punto d’affondamento rilevato nel 1917.

Secondo le cronache dell’epoca alla cerimonia parteciparono con grande empatia non meno di trentamila persone. L’anno successivo, il 17 marzo, anche la Sardegna avrebbe vissuto qualcosa di molto simile, quando un altro U.Boot tedesco silurò al largo di Capo Figari il piroscafo Tripoli, dove perirono circa trecento persone fra civili, equipaggio e soldati che tornavo al fronte dopo una licenza. Furono le ennesime vittime di quella immensa carneficina che fu il primo conflitto mondiale, che purtroppo ancora oggi viene troppo spesso celebrato come un sacrificio di eroi (il treno del milite ignoto in questi giorni a Cagliari non è che l’ennesimo episodio in tal senso) e non per quello che realmente fu, un massacro di giovani della medesima condizione sociale, immolati per le scellerate scelte dei potenti.

Il carro funebre con le salme dei quattro marinai francesi (L’Excelsior , n° 2.326,
29 marzo 1917)
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