Dopo una lunga pausa che risale al lontano 2016, James Wan ha deciso di tornare dietro la macchina da presa per alimentare il suo genere preferito (e perchè no, anche il nostro), ma stavolta promette: “Sarà qualcosa di completamente diverso dall’universo di ‘The Conjuring’(2013) e ‘Insidious’ (2010)”.

‘Malignant’, uscito nelle sale cinematografiche a settembre, non è un film facile da catalogare. Durante tutta la visione del film, mi son sentito come un bibliotecario che, con in mano un nuovo libro, cammina tra gli scaffali alla ricerca del posto giusto dove inserirlo.
Etichettarlo infatti come un thriller-horror è riduttivo. L’opera è disseminata di elementi comuni ad altri generi che spaziano dallo slasher al monster movie (film basato su personaggi immaginari con sembianze mostruose), dall’esoterico allo splatter.
Questa è la prima particolarità che contraddistingue ‘Malignant’ dai film a cui siamo abituati.

La seconda, sicuramente la più importante, è la sceneggiatura. Wan, come un abile prestigiatore, riesce a trasformarla sotto i tuoi occhi, giocando sul ritmo e sulla prospettiva. Il film che abbiamo appena iniziato, cambia più volte all’improvviso, così come l’opinione che ci siamo fatti.
Per non influenzarvi, spolperò fino all’osso la trama.

Madison (Annabelle Wallis, ‘La Mumma’ del 2017) è una giovane donna in evidente stato d’attesa che vive una difficile relazione con il marito violento Derek (Jake Abel, ‘Good kill’ del 2014).
Dopo l’ennesimo litigio, Madison viene spinta violentemente contro un muro; in stato semi incosciente si barrica in camera da letto. Quando più tardi decide di affrontare nuovamente Derek, lo trova al piano di sotto con il collo orrendamente spezzato. Da questo momento in poi ha inizio una lunga serie di omicidi, tutti con elementi in comune fra loro, che hanno per la polizia, un unico sospettato.
Una storia di questo calibro, con questo ritmo, necessita di un cast di un certo spessore ed è qui che, ahimè, arriva la prima nota dolente. La protagonista, sebbene non alle prime armi, non è all’altezza del ruolo. La complessità delle scene, l’intensità del momento e il repentino cambio di scena richiedono un particolare talento. I soggetti secondari, ad esempio, gli interpreti dei due detective che seguono il caso, perdono di credibilità durante le scene gore (scene particolarmente cruente) quando vengono intervallate da momenti di ilarità.
Nella versione italiana, non è d’aiuto il doppiaggio. Le voci stonano con il carattere e spesso non trasmettono l’emozione che richiede la scena.
La sceneggiatura, la fotografia (sempre seguite da Wan) e le musiche, composte dall’onnipresente Joseph Bishara, sono una perfetta macchina del tempo, capace di trasportare lo spettatore avanti e indietro negli anni e riportandogli alla mente il fascino dei vecchi film horror anni 80. Inserire tra le musiche la cover di ‘Where is my mind’ dei Pixies, riprodotta dai Safari Riot è stato un tocco di classe.

Impossibile non pensare a titoli del passato da cui sicuramente Wan ha attinto piccoli elementi.
Costato quaranta milioni di dollari, ne ha incassati solo 32 al botteghino. ‘Malignant’ divide il pubblico e la critica. “O lo si ama o lo si odia”(fonte Rotten Tomatoes). Nonostante ‘Malignant’ non sia particolarmente spaventoso, presenta diversi momenti di pure gore ,regalando brividi cruenti, un inaspettato colpo di scena e un finale che, a mio parere, lascia l’amaro in bocca. A voi il giudizio finale.









