La Grande prosa del Cedac, nella stagione 2022/ 2023, porta a Cagliari ‘La Tempesta’, opera di William Shakespeare, nella immaginifica versione con regia di Alessandro Serra (qui l’intervista al regista a cura di Giacomo Pisano), al Teatro Massimo fino a domenica 15 gennaio.
Sotto i riflettori Andrea Castellano, Vincenzo Del Prete, Massimiliano Donato, Salvo Drago, Jared McNeill, Chiara Michelini, Maria Irene Minelli, Valerio Pietrovita, Massimiliano Poli, Marco Sgrosso, Marcello Spinetta e Bruno Stori.
L’impostazione delle scene, a tratti simmetriche, a tratti scomposte con precisione millimetrica, gli accostamenti di elementi naturali e personali, la contaminazione di contemporaneità e ambientazioni storiche, rendono immediatamente fruibile senza difficoltà un’opera senza tempo. La scenografia, accuratissima, porta ad un’immersione completa nella storia.
Dialetti, musiche, dialoghi e costumi con particolari talmente tanto attuali che pare impossibile siano perfettamente integrati nelle ambientazioni shakespeariane riempiono lo spazio di bellezza.

La dolcezza e la simpatia di Ariel, dalle movenze così espressive fin dall’esordio, lo strano accento e il linguaggio forbito del “mostro/schiavo” Calibano, l’eccentricità dei naufraghi, con i dialoghi in dialetto stretto, l’austerità dei nobili disperati per aver perso un regno ormai lontano, l’ingenuità della mirabile Miranda, che trova l’amore a prima vista proprio nel primo uomo incontrato in vita sua, la concretezza di Prospero, che cerca vendetta con le sue arti magiche: ogni personaggio presenta immediata caratterizzazione.
La storia incede senza soluzione di continuità, alternando momenti di voglia di potere e sentimenti di pietà. Sullo sfondo, tenendo tutti in grande attesa, l’immancabile storia d’amore che, pur essendo parte integrante di un tutto, viaggia da sola, concentrata su stessa e (volutamente) disinteressata dalle questioni terrene.

Umanità che si intreccia a esoterismo, lotta per il potere contro lotta per la sopravvivenza, amore contro rabbia, paura e risate sono tutti parte integrante di un’opera che, scritta da Shakespeare nel 1610 in cinque atti, viene proposta da Alessandro Serra, che ne ha curato traduzione, con la consulenza linguistica di Donata Feroldi, adattamento, luci, con la collaborazione di Stefano Bardelli, suoni, con la collaborazione di Alessandro Saviozzi, costumi, con la collaborazione di Francesca Novati, e regia, in una versione condensata in 110 minuti scanditi dalle emozioni suscitate dai ogni singolo personaggio.
All’origine di tutto la tempesta, che porta in luce la vera natura di ciascun protagonista, facendo emergere una certa contrapposizione tra odio e amore, rancore e bontà.

Lo stesso regista parla dell’opera, e di quello che trasmette “come di un potere supremo, che, pare dirci Shakespeare, è il potere del Teatro. ‘Tempesta’ è un inno al teatro fatto con il teatro la cui forza magica risiede proprio in questa possibilità unica e irripetibile di accedere a dimensioni metafisiche attraverso la cialtroneria di una compagnia di comici che calpestano quattro assi di legno, con pochi oggetti e un mucchietto di costumi rattoppati. Qui risiede il suo fascino ancestrale, nel fatto cioè che tutto avviene di fronte ai nostri occhi, che tutto è vero pur essendo così smaccatamente simulato, ma soprattutto che quella forza sovrumana si manifesta solo a condizione che ci sia un pubblico disposto ad ascoltare e a vedere, a immaginare, a condividere il silenzio per creare il rito. L’uomo avrà sempre nostalgia del teatro perché è rimasto l’unico luogo in cui gli esseri umani possono esercitare il proprio diritto all’atto magico”.











