Cosa può raccontare ancora William Shakespeare alla nostra società? Lo scopriremo a Cagliari, al Teatro Massimo, da mercoledì 11 a domenica 15 gennaio con “La Tempesta”, spettacolo adattato e diretto da Alessandro Serra, ospitato nella rassegna La Grande Prosa – Stagione 2022-2023 a cura di CeDAC – Circuito Multidisciplinare dello Spettacolo dal Vivo in Sardegna.
“La Tempesta” è prodotto dal Teatro Stabile di Torino / Teatro Nazionale, dal Teatro di Roma / Teatro Nazionale, da Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale, da Sardegna Teatro / TRIC, dal Festival d’Avignon e da MA scène nationale / Pays de Montbéliard, in collaborazione con Fondazione I Teatri Reggio Emilia e Compagnia Teatropersona. Ha fatto il suo debutto in prima nazionale il 15 marzo 2022 alle Fonderie Limone di Moncalieri, il 9 gennaio scorso ha saputo stupire per la sua capacità di interpretare il testo shakesperiano in una chiave fortemente visionaria e simbolica, invece, il Teatro Comunale di Sassari.

Il regista, Alessandro Serra, ha curato personalmente anche scene, luci, suoni e costumi. Ha portato le sue opere sui palchi di tutto il mondo: Asia, Sud America, Russia, Regno Unito. Nel 1999 ha fondato la Compagnia Teatropersona ottenendo numerosi riconoscimenti. Per il suo “Macbettu” (qui la recensione di Agostina Urpi) recitato in sardo e interpretato da soli uomini ha ottenuto numerosi riconoscimenti tra cui il premio UBU come miglior spettacolo e il premio Le Maschere del Teatro Italiano come Miglior Scenografo e miglior spettacolo: l’opera ha ricevuto non solo il plauso della critica ma anche del pubblico, che ha affollato ogni replica applaudendo con entusiasmo davanti a un lavoro originale e ricco di spunti di riflessione. Tra gli altri riconoscimenti, Serra ha ricevuto inoltre il Premio Hystrio alla regìa e il Grand Prix “Golden Laurel Wreath Award” come miglior regista (MESS Festival – Sarajevo).
La scelta di indagare il teatro di Shakespeare, la sua drammaturgia, le trame complicate e allo stesso tempo così vicine agli affanni delle persone di ogni epoca, oggi può rivelarsi utile per mostrare alla società contemporanea limiti, difetti, sogni e speranze che ancora ci appartengono perché insiti nella natura umana. Una natura che William Shakespeare ha affrontato sul palco fino alla sua morte, mettendo in scena la tragedia e i contrasti delle persone così come gli slanci d’amore e di passione nell’ottica del vero, del teatro come strumento di denuncia e redenzione.

Abbiamo raggiunto il regista Alessandro Serra per avere qualche anticipazione sull’opera
Cosa può dare oggi un autore come Shakespeare?
Al teatro molto. Shakespeare è per me maestro di scrittura di scena. Nessuno ha mai toccato le vette raggiunte nelle sue opere. L’unico ad aver realizzato il sogno dei greci: la fusione perfetta della forma e dell’ebbrezza. Un re, un buffone, un ladro e una sacerdotessa possono sedere uno accanto all’altro, assistere a un’opera di Shakespeare e fondersi in una visione collettiva. Shakespeare parla a tutti e mostra lo specchio alla natura umana. Questo è ciò che insegna e ciò che è presente in ogni sua opera, ammesso che si abbia il coraggio di creare un’opera in grado di parlare a tutti e di mostrare all’essere umano la sua vera, profonda natura.
Perché ‘La tempesta’? Hai trovato nella trama un’analogia con la società odierna?
Ho deciso di lavorare su quest’opera in un periodo buio in cui i teatri erano chiusi e le istituzioni cercavano di convincerci che il futuro sarebbe stato on line. Il ritorno al rito e all’atto magico è inevitabile e inarrestabile. Appena riaperti, i teatri si sono subito riempiti e, almeno per La Tempesta, si sono riempiti di giovani e giovanissimi. Un’analogia dirompente è deflagrata nei mesi delle prove: la guerra fratricida tra Russa e Ucraina. Prospero attiva, direi meglio inscena, la tempesta per potersi vendicare e uccidere suo fratello e il re di Napoli che la sorte ha letteralmente disteso sotto il suo potente sguardo. Ma il desiderio di vendetta, la guerra fratricida, l’usurpazione di una terra in cui si viveva in sintonia con la natura, tutto ciò, dice Shakespeare, si può sospendere solo a patto di un percorso interiore, solo dopo aver cambiato se stessi si può accedere alla compassione, e dunque al perdono.
Macbettu’ ha avuto uno straordinario successo per la sua visione innovativa, per lo studio delle luci e per un’interpretazione visionaria. Cosa dobbiamo aspettarci da questa ‘Tempesta’?
Uno spettacolo popolare d’arte, in cui attraverso pochi elementi scenici si riesce a evocare una dimensione magica e politica grazie alla partecipazione attiva e immaginifica dello spettatore.









