Un uomo, una pistola e una sedia. Bastano pochi elementi a tratteggiare i contorni di una storia essenziale quanto profonda, di fratelli ed eredità da spartire. Come in un’istantanea in movimento il primo lungometraggio scritto e diretto da Gianluca Vassallo, intitolato “La sedia”, racconta la vicenda di un uomo alle prese con il suo passato e la sua identità. Il nuovo film dell’artista di Santa Teresa, uscito nelle sale cinematografiche lo scorso novembre, sarà proiettato lunedì 4 marzo alle 19 in anteprima cittadina al Politecnico Argonauti di Olbia.
Il protagonista Pietro, interpretato da Michele Sarti, torna in Sardegna subito dopo la morte del padre con l’intento di ritrovare il fratello Andrea, che non vede da tempo. Ciò che li attende è una decisione difficile: stabilire chi erediterà due oggetti significativi lasciati dal genitore, una pistola e una sedia. Non una qualsiasi seduta ma l’iconica Sedia n.1, creata dal designer italiano Enzo Mari nel 1974 come simbolo della capacità di autoprodurre, in quanto assemblabile una volta acquistata. Rappresentazione di un passato familiare che Pietro si trascina rumorosamente dietro lungo il suo pellegrinaggio, alla ricerca di un contatto con le sue radici.
Vassallo, regista, produttore, sceneggiatore e fotografo, artista visivo poliedrico, accompagna il pubblico in un viaggio attraverso paesaggi bruciati dal sole e incontri con personaggi surreali, che si rivelano cruciali per il percorso interiore del protagonista. La Sardegna, dipinta con uno sguardo disincantato ma partecipe, che Vassallo ha definito “despettacolarizzata e senza artificio“, diventa uno dei personaggi principali della storia.
Accanto a Sarti il cast offre interpretazioni intense e convincenti come quelle di Tiziana Troja, Angelo Zedda, Michela Sale Musio, Tiziano Polese, Renzo Cugis, Bianca Maria Lay, Giuseppe Boy e Noemi Medas che contribuiscono a dare vita a personaggi sfaccettati e profondamente umani. La colonna sonora dei Tanake accompagna il racconto amplificando l’atmosfera surreale del film.
Il lungometraggio, prodotto da White Box Studio e Lucido Sottile, è stato girato tra San Teodoro, Azzanì e Budoni nell’estate 2022, e realizzato con risorse finanziarie indipendenti, grazie anche a un crowdfunding e il sostegno della Fondazione Sardegna Film Commission. Abbiamo fatto al regista alcune domande.

Com’è nata l’dea del film?
Esiste un momento nella vita di tutti in cui l’età adulta si fa solida. Succede così che la consapevolezza di sé, come somma di limiti, talenti, vulnerabilità e certezze si manifesti appieno legittimando il nostro ruolo nel mondo. È un momento potenzialmente straordinario che, però, spesso coincide con l’osservazione di una fragilità crescente dei nostri cari. Nel mio caso, mio padre si è trasformato in pochi anni da un essere che ho sempre immaginato altissimo, forte, brillante, in un uomo piccolo, curvo, afflitto dal dolore e per questo incapace di esprimersi all’altezza del suo pensiero. Il Parkinson lo ha trasformato, intrappolando la sua mente in un corpo che non risponde più del tutto. La sua trasformazione mi ha fatto pensare al tema dell’eredità morale, un tema che attraversa la società sia su un piano individuale, strettamente privato, che su uno che è di interesse collettivo. Il film “La Sedia” è nato così, come un tentativo urgente di fare ordine alle emozioni private e ai pensieri sul mondo, cercando una risposta semplice ad una domanda complessa: qual è la mia, intima, e la nostra, collettiva, responsabilità dinanzi ad un lascito?
“La Sedia” è stato prodotto in modo indipendente, senza il sostegno di grandi case di produzione. Ci sono più vantaggi o svantaggi dall’essere artisti indipendenti?
Rifiutare il denaro pubblico, scegliere il capitale di rischio, significa assumersi la responsabilità della propria dimensione poetica, liberandosi dalla presunzione che sia una condizione che la società deve assumersi l’onere di proteggere. Fare spazio alla poetica è un atto di conquista e come tale, voglio che la mia sia messa, voglio metterla, continuamente in pericolo. Essere indipendenti, non ha svantaggi, ma solo possibilità creative continue, date dal contino stato di necessità.
La Sardegna è la vera protagonista della storia?
La mia Sardegna ha le spalle al mare. E quando gli occhi lo guardano, gli ridono addosso. Questo film poteva nascere, crescere, definirsi, vivere solamente qui. Questo è un film sardo. Dove la Sardegna, però, da provincia del mondo, diventa l’unico mondo possibile. Almeno per questa storia.










