Correva il 1963. Un’emittente radiofonica di Chicago trasmise per prima ‘Blownin’ in the Wind‘, un’insolita canzone folk eseguita dal trio Peter, Paul & Mary. Tuttavia quella canzone non era loro. L’aveva scritta tale Robert Allen Zimmerman, uno smilzo giovanotto dotato di una voce singolare che era solito esibirsi nei locali del Village newyorkese, facendosi chiamare Bob Dylan. I versi nel vento di quella canzone avrebbero acceso la miccia di una rivoluzione culturale senza precedenti che aveva radici nell’America on the road dei poeti beat, si lasciava alle spalle il jazz e il rock n’roll, le Cadillac, il Big Mac e avrebbe presto cominciato a fare i conti con i diritti negati e il Vietnam. Dylan di fatto apriva quella stagione irripetibile della perdita dell’innocenza e della contestazione pacifista contro i ‘Master of War’, che avrebbe portato alla Summer of Love di San Francisco, Monterey, Woodstock e infine al disincanto e al rimpianto. Un sogno durato un attimo e volato via fra le note di chi Dylan, in quella stagione, volle reinterpretare a modo suo; dai Byrds a Jimi Hendrix, da Joan Beaz ai Grateful Dead. Un finale annunciato che si rispecchia nel grido disperato della ‘Star Spangled Banner’ scaturita della chitarra di Hendrix, nel cruento finale di ‘Easy Rider’ o nell’utopia che muore nelle strade di ‘American Graffiti’ e la sua indimenticabile colonna sonora.
Sembrerà banale, ma uno dei lasciti più importanti di quella stagione è composto da quelle canzoni divenute inni generazionali a livello globale. Su tutte svettano di gran lunga quelle di Bob Dylan, una sterminata discografia al quale hanno attinto, e continuano a farlo, centinaia di musicisti, contribuendo a perpetuare quella risposta uscita da una radio di Chicago, che, nonostante le miserie e l’immondizia degli umani, seguita ancora a suonare nel vento. E suonò anche al molo Ichnusa di Cagliari, nella leggera brezza del 2 giugno del primo anno del nuovo millennio, quando le ultime note e gli ultimi versi di ‘Blowin’ in The Wind’ fecero da titoli di coda a uno dei più bei concerti che la città ricordi.
Buon compleanno Mr. Dylan.










