Ne parlavamo la settimana scorsa (qua) mentre omaggiavo il nuovo lavoro di Luis Vasquez, in contemporanea all’album dell’artista californiano è uscito anche il nuovo lavoro degli inglesi, con ormai nelle loro fila anche il musicista elettronico Blanck Mass, dopo anni di collaborazione da ”esterno”.
‘EBM’, che può essere letto sia come ‘Electro Body Movement’ ma anche come ‘Editors & Blanck Mass’, segna una ben dichiarata svolta nella carriera della band di Birmingham, capitanata da Tom Smith, in cui viene condensato una sorta di summa della New Wave in un unico album.
Siamo chiari: ci vuole coraggio, spregiudicatezza ed un pizzico di elevata auto considerazione per tentare tutto ciò, sopratutto se si considera il rischio di sembrare poi solo una band di imitatori da cabaret, e per rendercene conto in maniera oggettiva dobbiamo analizzare quasi uno per uno i brani di quest’album per capire quanto questa enciclopedia dell’ EMB sia ben riuscita oppure no.
Intanto partiamo con la solita valutazione più “quantitativa”, ovvero siamo davanti a nove tracce per cinquantatrè minuti, non poco, considerato che la durata media delle canzoni si attesta sui cinque minuti tranne ‘Vibe’ che si ferma a 3:39′ mentre ‘Kiss’, singolo di cui il video proprio qua sotto arriva a 7:50′, insomma una scelta bella azzardata ma forte per un mercato mediatico che premia il solito 3:30′. Ma ora siamo in ballo e balliamo, ‘Heart Attack’, primo singolo uscito, è una bella e potente canzone in cui il marchio di fabbrica Editors è chiaro con una minima presenza di Blanck Mass e poi ‘Picturesque’ in cui tale apporto è veramente palese e forte e non certo intrusivo come un layer sovrapposto senza eleganza, anzi, difficile trovare scelte meno azzeccate nel panorama odierno.
Già lo avevamo visto con le uscite precedenti ma continuo a pensare che questa combo funzioni veramente e la conferma avviene con le successive tracce in cui lo stile ‘Editors’, quello che sa ancora di ‘The Back Room’ per intenderci, rimane, non viene snaturato ma viene amplificato. Da ‘Kiss’ in poi è New Wave Champagne, in cui possiamo veramente sentire tutta la valanga di eredità ‘DM’, ‘New Order’, ‘Cure’ addirittura ‘Pet Shop Boys’ come in ‘Vibe’.
Nota a Parte la meravigliosa ‘Silence’ che avrebbe potuto essere una traccia nascosta della prima metà anni 2000, un po’ stile ‘Alive’ per i Korn, riproposta lustri e lustri dopo in ‘Take A Look At The Mirror’.
‘Educate’, ‘Strange Intimacy’ chiudono l’album, del quale non ho ancora menzionato la potentissima ‘Strawberry Lemonade’.
Allora, punto di svolta degli Editors, compatto ma elaborato, lungo ma scorrevole, a volte rischi il mixtape New Wave, questo è proprio l’album che o si apprezza ma non eccessivamente troppo oppure che sarà ignorato dopo 50”.
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