“La luna di pomeriggio nessuno la guarda, ed è quello il momento in cui avrebbe più bisogno del nostro interessamento, dato che la sua esistenza è ancora in forse.” Sono queste parole di Italo Calvino, tratte da Palomar, a descrivere l’essenza del progetto “La luna del pomeriggio” spettacolo teatrale curato da Simone Gelsomino e Luisanna Cuccuru dedicato all’universo carcerario.
A far scoccare la scintilla della narrazione è stato un laboratorio di scrittura creativa tenuto alcuni anni fa dal giornalista e scrittore Giovanni Gelsomino all’interno della Casa di reclusione ad alta sicurezza “Paolo Pittalis” di Nuchis, nel comune di Tempio Pausania, durante il quale gli ospiti della struttura hanno potuto liberare la loro creatività in tredici testi, raccolti nel libro dal titolo omonimo “La luna del pomeriggio”, edito da Carcere con le Ali (2018). I racconti hanno poi dato vita alla prima versione della rappresentazione teatrale, andata in scena nel 2019 al Teatro Verdi di Sassari.
A distanza di qualche anno lo spettacolo, in una versione rinnovata e un taglio registico diverso, è tornato in scena lo scorso 20 ottobre con la prima regionale al Teatro del Carmine di Tempio, per la regia di Simone Gelsomino e Luisanna Cuccuru. Sul palco attori e attrici professionisti come Ignazio Chessa, Antonella Masala, Eliana Carboni, Claudio Dionisi, Fabio Masala e Antonio Olivieri.
Dopo la prima di Tempio la tournée toccherà Nuoro il 17 novembre al Teatro Eliseo, il 23 e 24 novembre arriverà al Teatro del Segno di Cagliari e infine il 15 e 18 dicembre sarà la volta del Teatro Verdi di Sassari. In ogni tappa sono in programma repliche in matinée per gli studenti delle scuole superiori. Per le prevendite contattare lalunadelpomeriggio@gmail.com



“Il testo de La luna del pomeriggio è stato scritto a più mani con i frequentanti del laboratorio di scrittura, per aprire una breccia su un mondo molto complesso – quello del carcere – che la società non riesce a sentire vicino” racconta Simone Gelsomino. “La parte più complicata è uscire dal pregiudizio che si ha del mondo della detenzione, che difficilmente si conosce se non si viene direttamente a contatto col mondo carcerario. In questo caso ci si rende conto che i detenuti e il carcere non sono come noi li immaginiamo”.
“C’è un equilibrio da mantenere quando si parla di carcere – ha aggiunto Gelsomino – perchè è facile cadere nel pietismo e in una narrazione tossica, spingendo in qualche modo verso la glorificazione, per intenderci stile “Narcos”, con Escobar che diventa l’eroe o una specie di Robin Hood. Mantenere questo equilibrio nella stesura del testo non è stato semplicissimo. Lavorare insieme a Luisanna Cuccuru mi ha permesso di avere un momento di confronto costante e un occhio esterno”.
Raccontare un mondo parallelo, spesso ammantato da pregiudizi come quello carcerario, non è certo impresa semplice che possa esaurirsi nel tempo di uno spettacolo ed è per questo che il progetto complessivo “Dal carcere al teatro”, promosso dall’associazione ETS “La luna del Pomeriggio” e patrocinato dai Comuni di Tempio e Nuoro e dalla Fondazione Sardegna, prevede oltre alla rappresentazione teatrale una serie di eventi di divulgazione svolti nelle giornate precedenti all’andata in scena, con la finalità di fornire – soprattutto a studentesse e studenti – strumenti di conoscenza sul sistema carcerario e la giustizia riparativa, attraverso le testimonianze di protagonisti ed esperti.



“Ci siamo mossi con la ferma decisione di non far diventare questo spettacolo un mezzo per riscattare la popolazione detenuta – precisa Gelsomino – non è questo l’obiettivo, ma è invece il racconto di un universo-carcere, un mondo enorme nel quale esistono tante persone coinvolte in gradi differenti e che in qualche modo si presta come schema per raccontare dei percorsi umani”.
La narrazione e l’approccio scenico accompagnano lo spettatore senza fornirgli riferimenti di spazio né tempo, per condurlo in una dimensione onirica in cui si intrecciano le vite personali e familiari dei nove personaggi, tra sogni e visioni. L’invito è quello di fermarsi a riflettere, per scoprire nuovi punti di vista. “Il compito dello spettacolo – sottolinea il regista – è quello di far sorgere dei dubbi nello spettatore e nella spettatrice: crediamo che il teatro non sia il luogo delle risposte ma delle domande e la genesi di dubbi dà senso allo sforzo teatrale”. I riscontri della prima rappresentazione a Tempio sono positivi, il pubblico è rimasto colpito in particolare dai costumi, realizzati da Alexa D’Arrezzo e Maria Arena, allieve della Accademia di Urbino e rivisti e adattati per la tournée da Monica Fiori. Altissima la presenza di studenti ai due matinée, con ottocento alunni e alunne delle scuole superiori di Tempio, che hanno risposto con grande entusiasmo.










