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La guerra, il jazz e la radio. La vita spericolata di Fred Buscaglione cominciò in Sardegna

Di Maurizio Pretta
05/02/2022
in Cultura, Musica e spettacolo
Tempo di lettura: 6 minuti
La guerra, il jazz e la radio. La vita spericolata di Fred Buscaglione cominciò in Sardegna

“M’han fatto abile, e la guerra finì”. Questi versi di ‘Whisky Facile’, rappresentano la summa degli esordi musicali di Ferdinando Buscaglione, quando per i commilitoni era semplicemente Nando, un allegro e fantasioso torinese al seguito della Brigata Calabria distaccata a Sassari, dove assieme ad altri musicisti e artisti organizzerà concerti e spettacoli. Sarà Radio Sardegna, la radio libera che avrebbe annunciato prima di tutti la resa nazista e la fine della guerra in Europa, a trasmettere da una caverna di Is Mirrionis a Cagliari, per la prima volta, la voce del soldato semplice Buscaglione che cantava ‘Ma l’amore no’, un classico dell’epoca, reso celebre da Lina Termini, ovvero, il passo iniziale di una sfolgorante carriera che si sarebbe interrotta fra le lamiere di una Ford Thunderbird, nella tragica alba del 3 gennaio 1960.

A Torino, per quanti lo conoscevano era semplicemente “Nando di Piazza Cavour“, un giovane istrionico e mingherlino, non ancora ventenne, che aveva appreso le sottigliezze della musica jazz con i 78 giri ascoltati da un grammofono a manovella e si dilettava a suonare violino e contrabbasso. Era il 1940 e il Regime fascista stava trascinando l’Italia nei cupi anni della guerra e anche per Ferdinando Buscaglione arrivò la cartolina rosa di chiamata alle armi con destinazione Sardegna.

La piazza Azuni di Sassari negli anni 40

Nando venne assegnato al 59° Reggimento fanteria “Calabria” al quale era stata affidata la difesa delle coste settentrionali dell’isola e destinato al distaccamento di Sassari. Qui la guerra si sentiva meno, le bombe avevano risparmiato la città dei candelieri e questo aveva permesso, seppur in tempi critici e di paura, ai sassaresi e agli stessi soldati, di vivere una relativa tranquillità. Nando intanto si era fatto promotore di momenti di intrattenimento e svago per la truppa, organizzando serate al teatrino della caserma, dove assieme a un ensemble di dieci elementi, chiamato Complesso Buscaglione, si esibiva suonando il repertorio militaresco in voga all’epoca con canzoni come ‘Camerata Richard’, ‘La Sagra di Giarabub’, ‘Ciao Ciao Bel Soldatin‘, ma anche ‘Lili Marlene’ e i pezzi di Natalino Otto, Alberto Rabagliati ed Ernesto Bonino. Fu una grande fortuna quella di Buscaglione, che ebbe modo di combattere la sua guerra a suon di note, lontano dalle cannonate e dal sangue delle zone operative, dalle sabbie africane al gelo della Russia, suonando per militari e civili nelle caserme e nei distaccamenti della provincia, fino al Teatro Verdi di via Politeama.

Si arrivò così al 1943 e l’armistizio dell’8 settembre, i tedeschi abbandonano l’isola e per la Sardegna termina la guerra. In mezzo ci sta un periodo incerto, dove c’è chi narra che Nando fosse stato trasferito a Cagliari per punizione e successivamente fatto prigioniero dai soldati americani sbarcati in città, e altri che raccontano che l’arrivo in città del soldato torinese sia avvenuto in seguito all’accresciuta fama del suo complesso, richiesto a gran voce per suonare in diretta radiofonica. Di certo c’è che sarà proprio Radio Sardegna, la prima radio libera sorta con la caduta del regime, a dare modo a Buscaglione di esibirsi come solista, eseguendo Ma l’amore no, un brano composto da Giovanni D’Anzi e Michele Galdieri nel 1942, portato sul grande schermo da Alida Valli, ma inciso e reso popolare da Lina Termini.

Quando Nando giunse a Cagliari trovò la città quasi completamente distrutta dai bombardamenti anglo-americani. Radio Sardegna, nata in un grotta di Bortigali nel 1943 venne trasferita successivamente in un paio di vani scavati nella roccia della zona di Is Mirrionis, dove un microfono a carbone e un baracchino formavano l’avventuristica apparecchiatura che fra mille problematiche riusciva a garantire le trasmissioni. Il palinsesto della ” voce della ricostruzione”, era creato con “notizie e spettacolo, musica e teatro” – racconta Giacomo Mameli nel bellissimo libro collettivo Radio Brada – “Grandi nomi. Oltre Fred Buscaglione, i fratelli Pisano, Gianni Sulis, Giampaolo Rabatti. Jader Jacobelli cura la rubrica “Da ieri a oggi”. Un sacerdote che diventerà vescovo di Sassari, don Paolo Carta, firmerà alcune trasmissioni religiose”.

Cagliari settembre 1943. La citta devastata dai bombardamenti. Foto National Archive

A Cagliari era nato anche il Quintetto Aster, che vedeva Franco Pisano e Gianni Saiu alla chitarra, Berto Pisano al contrabbasso, Carletto Bistrussu alla batteria e Nando, al quale venne affidata la direzione artistica della radio, violino e voce solista. Si trattava di una band aperta che occasionalmente ospitava anche altri musicisti. Si racconta che il loro sound a base di jazz e swing fosse altamente gradito fra i soldati yankee presenti nella Cagliari devastata che faticosamente provava a ripartire, e che oltre alle esibizioni radiofoniche il gruppo suonasse negli spazi improvvisati fra i cumuli delle macerie.

Fu proprio Radio Sardegna, nel pomeriggio del 7 maggio 1945 – quando il marconista Quintino Ralli apprese la notizia intercettando una frequenza militare algerina – anticipando Radio Londra, BBC e Radio Roma, a dare l’annuncio della resa nazista e della fine delle ostilità in Europa. Seguirono la smobilitazione, il congedo e il ritorno a Torino dove, qualche tempo dopo, dalle ceneri degli Aster sarebbero nati gli Asternovas, con i quali Nando Buscaglione sarebbe finalmente diventato Fred, il mattatore dal whisky facile a della sigaretta vita natural durante, che con talento, stile e ironia, assieme ad un altro immenso artista che corrisponde al nome di Renato Carosone, avrebbe portato la musica americana in Italia, reinventandola e diventando la star indiscussa del boom discografico attraverso canzoni immortali che, complice la sua prematura scomparsa, lo avrebbero consacrato alla leggenda.

Fred Buscaglione se ne andò l’alba del 3 febbraio del 1960, in seguito a un’incidente d’auto avuto mentre guidava la sua Ford Thunderbird rosa, dopo aver suonato in un night club di via Margutta a Roma e fatto tardi assieme a due musicisti nella dolce vita dell città eterna. La sua figura artistica e le sue canzoni ispirarono decine di musicisti italiani, fra i quali Rino Gaetano, che dopo averlo tributato, reinterpretando a vent’anni dalla scomparsa un suo grande classico, Il ‘Dritto di Chicago’, morì, nelle stesse identiche circostanze di Buscaglione, il 2 giugno del 1981.

Fred Buscaglione, Sicilia, Musica

Anche Vasco Rossi ha rimarcato spesso quanto Buscaglione abbia influenzato la sua formazione artistica. Il Roxy Bar della celeberrima ‘Vita Spericolata’ portata al Festival di San Remo nel 1983, è un chiaro riferimento a ‘Che Notte’, scritta da Fred assieme all’inseparabile Leo Chiosso nel 1959. Aggiungeteci che la canzone venne partorita da Vasco a pochi passi da Cagliari, mentre sul campo sportivo di Assemini si abbatteva un violento temporale e che il Blasco, prima di essere tale, assieme ai ragazzi di Punto Radio di Zocca, sfidò il monopolio radiofonico della RAI e vincendo il contenzioso in tribunale, diede di fatto il via – a oltre trent’anni dalla primissima libera Radio Sardegna – alla grande stagione delle radio libere.

Così il cerchio si chiude, in una notte immaginifica, dove una bionda fa il pieno di whisky in mezzo ai fumi del Roxy Bar; al bancone siedono James Dean e Steve McQueen, e sul palco c’è lui, Fred Buscaglione, che canta:

Ci vediamo al fondo d’un bicchiere
Illusione che non so dimenticar
Ogni notte ti devo ritrovare
Nel mio cielo popolato di bar

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