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Jazz, Techno, NewWave. Sascha & Curios, elettrocose in città

Di Francesca Mulas
26/09/2020
in Musica e spettacolo
Tempo di lettura: 3 minuti

Apparentemente diversissimi: uno tedesco, l’altro cagliaritano doc di San Michele. Uno impeccabile agente immobiliare, l’altro operatore in un centro di arte e cultura. Uno amante di jazz, acid house e techno, l’altro cresciuto con la new wave. Eppure Sascha Stein, 48 anni, e Massimo Cogoni, 56, hanno dato vita a una delle combo musicali più riuscite e amate a Cagliari, Sascha & Curios. Un’idea, quella di suonare assieme, nata spontaneamente a una festa di compleanno e da lì diventata un appuntamento fisso in diversi spazi cittadini.

Il loro set più riuscito si chiama “Elettrocose”: ospitato recentemente al Bar Florio, punto di ritrovo per gli amanti dell’elettronica nel quartiere storico di Villanova: “Elettrocose in primis non è solo un progetto musicale ma un percorso di amicizia – ci raccontano – Il nome è nato dalla necessità di racchiudere i nostri stili musicali che spaziano dal postpunk alla techno, dalla house melodica alla new wave, abbracciando tutta la musica elettronica in generale. Elettrocose include tutti questi aspetti, e ci permette di spaziare fra i vari generi, non restando fermi su un unico stile”.

Elettronica a 360 gradi dunque, selezionata con grande cura e mescolando i classici con le ultime novità discografiche. E a proposito di discografie, da grandi appassionati abbiamo chiesto loro una riflessione su presente, passato e futuro della fruizione musicale. “Avendo vissuto tutti i formati ci aspettiamo che presto arrivi un nuovo supporto. A parte questo, ci ricordiamo ancora le attese della top 10 alla radio, per poter registrare su cassetta le tracce che ti piacevano, poi anche il passaggio dal vinile al cd. Diciamo che se volevi seguire il tuo stile musicale ti adattavi in fretta, come passare dal telefono di casa al cellulare o dal floppy disc alla pennina usb, ti adegui in maniera naturale. Il futuro? Sarebbe bello saperlo, lo vorrebbero sapere anche i guru del marketing. Per un po’ ci sarà senza dubbio il formato digitale come lo conosciamo, insieme ad alcuni formati intramontabili come il vinile. Magari in futuro ci sarà un grande cloud globale con tutte le tracce esistenti, selezioni la canzone che vuoi ascoltare con il pensiero e ti verrà fornita attraverso piccole onde elettromagnetiche specifiche per il tuo timpano. Oppure concerti live trasmessi con ologrammi, con artisti completamente virtuali. Ma qualunque cambiamento non modificherà l’essenza della musica stessa che sono le emozioni che ci regala”.

L’idea degli ologrammi non è poi così lontana, e del resto nel periodo del confinamento per l’emergenza coronavirus abbiamo vissuto in casa ascoltando dj set, concerti ed eventi in streaming o dirette social. Un momento per nuovi spunti di riflessione e creatività, o un dramma per la musica? “Il lockdown ha danneggiato tutta la scena, in maniera seria e in parte drammatica, con rischio di paralisi. Uno tsunami che si è abbattuto su tutto l’ambiente, non solo musicale ma anche culturale. Va spesso completamente sottovalutato l’intero indotto che produce e tutte le persone che ne dipendono. Una diretta Facebook non potrà mai sostituire un evento vissuto dal vivo, mai. Cultura e musica sono condivisione e comunicazione, non fine a se stesso.
Che sia un momento utile non saprei, forse lo definirei un’attesa logorante che potrebbe lasciare molte macerie. E’ però anche vero che bisognerà risollevarsi”.

Una riflessione sulla scena musicale cagliaritana: “Ci sono alcune organizzazioni che offrono serate molto interessanti, dalla house alla techno pura, con interpreti ottimi, però va detto che gli amanti del genere in una città come Cagliari che comunque non è grandissima non raggiungono un numero tale da avere sempre un’offerta che possa soddisfare tutti i gusti”.

Emergenza sanitaria, locali che chiudono, un mercato sempre più virtuale e sempre meno materiale. Come sopravviverà la musica? “E’ un dilemma, prima del lockdown il fenomeno vinile e con esso la ripresa dei negozi di dischi era in ascesa, ora è più complicata. Inoltre, la distribuzione di un prodotto non è più legata ad un luogo fisico. Potranno sopravvivere soltanto i negozi che offrono un servizio. Solo chi vanta un ambiente unico, chi offre un’esperienza ed una conoscenza da condividere potrà farcela, chi vende musica e basta no. Ma è un aspetto dell’intermediazione che riguarda tutti i settori, non solo la musica”.

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