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In guardia signori! Emilio Lussu contro Enrico Endrich e quel duello a Villa Asquer passato alla storia

Di Maurizio Pretta
23/07/2022
in Comunicazione e società, Cultura
Tempo di lettura: 5 minuti
In guardia signori! Emilio Lussu contro Enrico Endrich e quel duello  a Villa Asquer passato alla storia

Bastava poco. Un articolo di giornale, una parola sbagliata, un diverbio al caffè o in tribunale e pochi giorni dopo ci si ritrovava alle prime luci del giorno a risolvere la controversia da gentiluomini a colpi di spada, sciabola o rivoltella. Tutto era regolato da un codice d’onore e lo scontro doveva svolgersi alla presenza di padrini, medici e di un maestro d’armi con funzione arbitrale. Nonostante il duello venga spesso collocato nell’imaginario collettivo a questioni cavalleresche parecchio datate, era ancora diffuso negli anni venti del secolo scorso. Quanto accadde a Cagliari nel 1925 è sintomatico di questo costume, quando, dopo un aspro diverbio in un’ aula di tribunale gli avvocati del foro cagliaritano Emilio Lussu ed Enrico Endrich si diedero appuntamento in un viale di Villa Asquer, per una sfida che oltre ai risvolti personali dell’onore, aveva tutto il sapore delle ruggini e dei veleni che stavano caratterizzando la vita sociale e politica cittadina dell’epoca.

Erano passati pochi anni dal 1922, quando il giovane avvocato Enrico Endrich, reduce di guerra e zelante protagonista dell’attività politica del movimento dei combattenti prima e del giovanissimo Partito Sardo d’Azione poi, assisteva assieme al colonnello Raffaele Pisani all’incontro fra Emilio Lussu e il generale Asclepia Gandolfo mandato a Cagliari da Mussolini in qualità di prefetto, ma con lo scopo primario di far confluire i sardisti sotto il fascio littorio, confidando nella comune matrice combattentistica, e soppiantare le becere e violente camicie nere della prima ora guidate da Ferruccio Sorcinelli. Sulle prime Lussu, – allora deputato alla Camera – sembra essere a favore della fusione, ma compie una repentina retromarcia in seguito alle infuocate missive di Camillo Bellieni e Francesco Fancello che forti dell’appoggio di molte sezioni dell’isola sono pronti a sconfessare tale decisione. Serve a poco, nel 1923 infatti il partito si spacca in due e diversi esponenti sardisti aderiscono al fascismo. Fra loro c’è anche Enrico Endrich.

Nel 1925 l’ambiente è totalmente diverso. La violenza fascista, specialmente a ridosso delle elezioni, si è fatta sentire anche in città e il delitto Matteotti del giugno precedente è lo spartiacque che porterà l’Italia alla dittatura. In questo clima tutt’altro che lieto i due ex compagni delle patrie battaglie e di militanza politica non si frequentano più ma hanno occasione di rincontrarsi nelle aule della Corte d’assise di Cagliari, dove spesso si celebrano processi di matrice politica e i due colleghi si ritrovano a difendere i loro clienti nello stesso dibattimento.

Enrico Endrich in divisa da federale di Cagliari nella seconda metà degli anni trenta

Il 14 maggio accade un incidente. Lussu, infuriato per delle parole poco edificanti pronunciate da Endrich durante un’arringa e considerate offensive, cerca di colpire con uno schiaffo il giovane avvocato che per tutta risposta non trova di meglio che scagliarli contro un calamaio. Ma è Endrich per mezzo dei suoi rappresentanti, il commendatore Achille Sirchia e l’avvocato Francesco Murroni, a inviare il cartello di sfida al deputato di Armungia per accomodare la questione da gentiluomini. Lussu, storicamente propenso al duello per risolvere divergenze di carattere politico e personale – si ricordano a tal proposito simili episodi, non sempre passati per vie di fatto, con Gabriele Pagani, Rolando Sini, Roberto Farinacci e Ugo La Malfa – non se lo fa ripetere due volte e si mette subito a disposizione nominando come suoi padrini l’avvocato Giovanni Battista Cardia e l’avvocato Giuseppe Asquer Bonfant, il “Conte Rosso”.

I rappresentanti si riuniscono e, convergendo sul trovarsi dinnanzi a “offese per via di fatto”, ritengono inevitabile la risoluzione attraverso un combattimento ad armi pari e decidono le modalità dello scontro. Il duello viene programmato in uno dei viali della villa di proprietà del “Conte Rosso”, la villa Asquer, in quella che allora era chiamata via La Vega, l’attuale viale Ciusa nella periferia cittadina, alle sei antimeridiane del 22 maggio. L’arma scelta è la sciabola. La direzione dello scontro viene affidata al maestro d’armi D’Arienzo, mentre i medici presenti saranno il professor Putzu per l’avvocato Endrich e il dottor Flavio Sanna per l’onorevole Lussu.

Emilio Lussu ritratto nel primo dopoguerra con la camicia sardista

Gli sfidanti confluiscono nel silenzio dell’alba al luogo designato. Il combattimento avviene in due riprese. La prima si ferma dopo una ferita riportata da Lussu all’avambraccio destro che i medici reputano non grave, constatando che ci sono le condizioni affinché il duello possa proseguire. Tuttavia, dopo due minuti, l’incontro viene sospeso dal maestro d’armi e dai medici in seguito a una ferita più grave che Lussu ha inferto all’avvocato Endrich alla mano destra. Non potendo più disporre del suo completo utilizzo si troverebbe in evidente condizione di disparità rispetto all’avversario e tutti concordano di porre fine alle ostilità.

Secondo il verbale dello scontro, “i due combattenti si comportarono secondo le regole della più perfetta cavalleria” ma si separarono senza conciliarsi. Non lo avrebbero mai fatto. Le loro strade proseguirono lungamente su sentieri diametralmente opposti. L’arresto, il confino, l’esilio per Lussu; la carica di podestà, federale e prefetto per Endrich, per poi rincontrarsi, inevitabilmente su sponde lontanissime, nei palazzi romani dell’Italia repubblicana.

Non a tutti i duellanti era capitata tale fortuna, nel senso che durante lo scontro uno poteva realmente lasciarci la pelle. Uno degli esempi più famosi è quanto accadde all’onorevole Felice Cavallotti, deputato radicale ucciso in combattimento dal giornalista Ferruccio Maccola nel 1898. Ma il precedente esisteva pure a Cagliari per un fatto successo il 22 giugno del 1906, quando al campo di Marte si sfidarono Enrico Cucci e Nicola Tamburini, due sergenti del 44 Reggimento Fanteria mandato in città in seguito ai disordini causati dai “moti del pane”. Dopo una lite nata alla mensa per futili motivi e finita a suon di ceffoni, i militari vollero risolvere il caso alla sciabola col Cucci che ebbe la peggio rimanendo cadavere, con una lama infilzata sul cuore, al primo assalto dell’avversario. Bisogna aggiungere che le questioni d’onore all’interno del mondo militare erano una sorta di circolo vizioso dove chi partecipava a un duello – non era affatto legale sfidarsi – poteva essere espulso dal regio esercito, ma anche chi si tirava indietro davanti alla richiesta di soddisfazione poteva essere cacciato con disonore.

Altri tempi, decisamente. Dopo il ventennio fascista il fenomeno perderà pian piano importanza fino a sparire del tutto per essere relegato ai romanzi o ai più classici film western, con impavidi texani dagli occhi di ghiaccio e rapidi pistoleri a farla da padrone e dove il duello veniva fatto passare per una consuetudine storica, disseminando l’ovest degli States di leggendarie “sfide all’Ok Corral”, quando in realtà di onorabilità cavalleresca se ne trovava ben poca, mentre abbondavano quelli che Sergio Leone definì “figli di puttana che sparano solo alle spalle”.

Immagine di copertina : particolare del ‘La Tribuna Illustrata’ 20 Marzo 1910 – Duello Chiesa Fecia Lueger

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