La diciassettesima edizione del Karel Music Expo non poteva scegliere anteprima migliore e ha voluto aprire le danze venerdì 9 giugno con il concerto di una band di livello planetario che ha segnato indelebilmente la storia della musica internazionale. Sul palco della Fiera Campionaria di Cagliari gli Skunk Anansie dell’istrionica Skin hanno tenuto un concerto che non ha deluso le aspettative del pubblico. Quasi due ore di musica infuocata attraverso un live che ha scandagliato la variegata produzione discografica della band britannica prossima a festeggiare i trent’anni di attività. Una partenza col botto per il festival delle culture resistenti organizzato dalla cooperativa Vox Day, che entrerà nel vivo dal 31 agosto al 2 settembre, per un altro importante appuntamento artistico che darà ancora una volta risalto alla musica indipendente.

“When i see the animal in you I’m gonna stand like a motherfucker stone cold dead in your headlights”. Sono passate da poco le 21 e 30 quando una guerriera in tenuta spaziale ha lanciato il grido di battaglia. Pronti via e ‘This Means War’ da fuoco alle polveri della prima data del tour europeo degli Skunk Anansie. Skin, 56 anni al 3 agosto venturo e non sentirli affatto, aliena atterrata sul palco della Fiera di Cagliari, lascia intendere da subito chi ancora una volta, come se per lei il tempo non fosse passato, sarà la mattatrice della serata. Pochi fronzoli e giù con un micidiale destro sinistro, ‘Intellectualize My Blackness‘ e ‘Yes It’s Fucking Political‘, che riporta la platea alla metà degli anni Novanta, quando gran parte del pubblico presente, circa 2500 spettatori, sedeva ancora fra i banchi di scuola e dell’università. Lo stesso giorno che la loro generazione era rimasta orfana di Kurt Cobain e il mondo della musica stava intonando il de profundis per il grunge, Deborah Anne Dyer, Cass Lewis, Ace e Robbie France firmavano il loro primo contratto discografico con uno sconsolato Rick Lennox, della neonata etichetta One Little Indian Records, che, vedendoli suonare dal vivo, capì che poteva esserci un futuro per la musica alternativa anche oltre il Seattle sound morente e il britpop imperante. Sono passati quasi trent’anni da quando quel ragno nero, fiero outsider puzzolente della scena indipendente, era venuto prepotentemente alla ribalta con ‘Paranoid & Sunburnt’ e ‘Stoosh’ per consacrarsi definitivamente alla ultime luci del vecchio millennio con ‘Post Orgasmic Chill’.
La band londinese si affida ai fili di questa trilogia epocale per attirare la platea in una tela imbastita di adrenalina con ‘I Can Dream’, ‘Weak’ e ‘Twisted’ a farla da padrona, ma lasciando spazio anche ai pezzi di più recente produzione, quelli incisi dopo la reunion del 2009, come ‘Because of You’, ‘My Ugly Boy’, ‘Can’t Take you Anywhere’, ‘Love Someone Else’ e ‘God Loves Only You’. Skin, occhioni spalancati d’ordinanza, sorriso perenne e quella testa rasata che ha fatto epoca, è la istrionica testa del ragno, una esplosiva Guns of Brixton, una vera forza della natura che salta, canta impeccabilmente, suona la chitarra e interagisce col pubblico come se dal memorabile concerto al festival di Glastonbury del 1999 fossero passate poche settimane. Meno aggressiva di un tempo forse, ma sempre austera, può serenamente contare su quelle quattro robuste zampe ambulatorie che sono i suoi fedeli sodali; Ace alla chitarra, Cass al basso, Mark Richardson, subentrato nel lontano 1995 al compianto Robbie France, alla batteria e la briosa Erika Footman che oltre a suonare le tastiere è la vera complice vocale e danzereccia delle smargiassate dell’infaticabile Skin, che non disdegna di bacchettare sarcasticamente la parte di pubblico che anziché godersi lo spettacolo rimane impassibile, smartphone alla mano, a filmare chi sta sul palco e a fare dirette on line.

L’arpeggio iniziale di ‘Hedonism’ riporta subito alla memoria di una eterea notte prima degli esami del 1997 con il ritornello “just because you feel good” cantato all’unisono, per risvegliarsi dai rigurgiti di gioventù con ‘Tear The Place Up‘ e ritornarci subito dopo con ‘The Skank Heads’ e la celeberrima ‘Charlie Big Potato‘. Finito? Non se ne parla neppure. La band concede un bis di perle, calando un poker d’assi finale con la freschissima ‘Piggy, anatema anti governo britannico targato 2022, la bellissima ‘Secretly, un’emozionante versione acustica di ‘Follow me Down‘ e ‘Little Baby Swastica‘ a chiudere le danze di un concerto che con ‘Charity’ e ‘Lately’ in scaletta avrebbe forse rasentato la perfezione.
Un’anteprima da incorniciare, impreziosita dall’apertura del concerto dall’energetico duo Black Black Istanbul formato da Claudio Fara e Martino Pala, quella della diciassettesima edizione del Karel Music Expo, kermesse cittadina dedicata alla musica indipendente ideata e organizzata dalla Vox Day che andrà in scena a Cagliari dal 31 agosto al 2 settembre, per prepararsi poi a raggiungere la maggiore età e magari festeggiare con un altro concerto di livello, come quello di ieri sera, che in città mancava da qualche tempo e del quale si sentiva fervidamente il bisogno.
Le fotografie della serata sono state gentilmente concesse da Maria Atzori











