Martedì cinque ottobre l’italiano Giorgio Parisi è stato insignito del premio Nobel per la fisica, assieme a Syukuro Manabe e Klaus Hasselmann; questi ultimi per i propri studi sui modelli sul clima e di previsione del riscaldamento globale, mentre Parisi per gli studi sulle fluttuazioni dei sistemi fisici complessi.
Parisi è il 21esimo italiano a ricevere questo premio; prima di lui l’ultimo italiano a riceverlo nel 2007 per la categoria medicina è stato Mario Capecchi.
Il premio Nobel è forse l’onorificenza più alta, prestigiosa e conosciuta attualmente, e la sua storia non è di certo priva di curiosità.

La sua istituzione si deve al chimico e industriale svedese Alfred Bernhard Nobel (Stoccolma 1833 – Sanremo 1896) che, in un impeto filantropico decise, nelle sue ultime volontà, di destinare pressoché tutto il proprio ingente patrimonio al riconoscimento, a lui titolato e a sua futura e perenne memoria, di quelle emerite personalità che si sarebbero distinte in cinque categorie: chimica, fisica, medicina, letteratura e pace. Molti anni dopo rispetto alla prima consegna del 1901, la Banca di Svezia ha istituito nel 1968 un ulteriore premio in onore e a ricordo di Nobel, per la categoria economia. L’ingente fortuna utilizzata per finanziare le premiazioni deriva dall’invenzione della dinamite; le disposizioni testamentarie per la gestione dei riconoscimenti furono lasciate ad una fondazione svedese – norvegese, e stabilivano che la consegna dei cinque premi (poi divenuti appunto sei) dovesse avvenire in due diverse sedi e da due diversi istituti, coinvolgendo la Svezia e la Norvegia. La scelta di affidare la consegna a due diversi istituti viene considerata come la volontà di risolvere le prime controversie tra Svezia e Norvegia, originariamente unite sotto la stessa corona che, alla fine dell’Ottocento, iniziavano a premere per una separazione.
Il Nobel per la pace, a differenza degli altri che vengono consegnati a Stoccolma, viene consegnato a Oslo nello stesso giorno: il dieci dicembre, giorno della morte di Nobel.

È sempre una donna la più giovane vincitrice: Malala Yousafzai, la 17enne attivista pakistana insignita del premio Nobel per la pace nel 2014 per la propria campagna a sostegno dei diritti civili e del diritto all’istruzione bandito con una legge talebana.
Uniche due donne italiane ad aver vinto il Nobel sono state Grazia Deledda, nel 1926 per la letteratura e Rita Levi Montalcini, nel 1986, per la medicina.
Ci sono state quattro persone che hanno vinto il premio Nobel due volte: Marie Curie, premiata nel 1903 per la fisica e nel 1911 per la chimica, John Bardeen per la fisica nel 1956 e di nuovo nel 1972; Frederick Sanger per la chimica nel 1958 e nel 1980; Linus Pauling prima per la chimica, nel 1954 e poi per la pace nel 1962.
Nobel di famiglia: la figlia di Pierre e Marie Curie, Irène Joliot- Curie, vinse anch’essa il Nobel per la chimica nel 1935. Venne insignita del premio assieme al marito Jean Frédérick Joliot Curie, così come i propri genitori premiati entrambi per le ricerche condotte assieme.
L’inflazione e la crisi non concedono tregua neanche in questo campo; in origine era stato stabilito che l’onorificenza portasse, oltre che lustro, una medaglia d’oro e dieci milioni di corone svedesi. Nel 2012 il premio è stato ridotto del venti per cento e portato a otto milioni di corone svedesi (circa 900mila euro).
Un po’ tutti noi siamo stati insigniti del premio quando, nel 2012, a ricevere l’onorificenza per la pace è stata l’Unione Europea per il suo impegno a favore della pace e della riconciliazione, della democrazia e dei diritti umani. Nonostante possa apparire originale, l’Unione Europea è stata la 21esima organizzazione internazionale a ricevere il premio.
Il senso dell’umorismo va saputo interpretare: è a questo che ha dovuto pensare Erik Brandt, politico antifascista svedese, che si è visto costretto a ritirare la candidatura di Hitler al Nobel per la pace una volta che la stessa fu seriamente e ufficialmente presa in considerazione.
Nel 1979 non si è tenuto il solito banchetto di festeggiamento dei premi; Madre Teresa di Calcutta, insignita del Nobel per la pace, fece annullare il ricevimento per devolvere il cibo ai bisognosi, confermando il fondamento del premio appena ricevuto.

Uno dei Nobel più famosi e controversi è stato quello assegnato per la letteratura, nel 2016, al cantautore statunitense Bob Dylan, come riconoscimento per aver creato “una nuova espressione poetica nell’ambito della tradizione della grande canzone americana”. Ad aver creato scalpore è stata la mancata partecipazione del cantautore alla cerimonia, che ha investito dell’onere, e onore, l’amica e cantante Patti Smith, salvo poi andare personalmente, mesi dopo in gran segreto, a ritirare il lauto e prestigioso premio. Le ragioni della mancata partecipazione alla cerimonia del dieci dicembre? Ufficialmente impegni precedenti e improrogabili; di fatto non è mai stato chiarito il vero motivo della defezione.
I più maligni sostengono che l’istituzione del premio sia da ricondursi ad una volontà di Alfred Nobel di allontanare da sé l’aria di mero industriale, assumendo un aspetto più culturalmente elevato e attinente alla sua formazione scientifica. O anche come mezzo di redenzione rispetto agli utilizzi bellici della dinamite, che, di fatto, si colloca come origine delle fonti economiche. Il premio, innegabilmente, aiuta a promuovere e riconoscere l’importanza della cultura nel mondo e la sua applicazione.










